
“Non siamo fragili per colpa delle crisi, ma per problemi strutturali irrisolti”, afferma Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, indicando nel peso della fiscalità e nella burocrazia uno dei principali freni alla crescita del Paese. Il quadro delineato dall’ufficio studi è netto: negli ultimi decenni la crescita economica italiana si è progressivamente ridotta, mentre la pressione fiscale è aumentata in modo costante, comprimendo investimenti, produttività e sviluppo.
Secondo le analisi presentate, il passaggio da tassi di crescita medi elevati del secondo Novecento a livelli prossimi allo zero nell’ultimo ventennio è accompagnato da un incremento significativo del carico fiscale, passato da circa un quarto del PIL a oltre il 40%. “Alcuni interventi vanno nella giusta direzione, ma non sono ancora sufficienti a cambiare passo”, osserva Sangalli, sottolineando la necessità di una revisione più profonda del sistema economico e tributario.
L’effetto della guerra sull’economia reale
Le tensioni legate al conflitto e alle dinamiche energetiche internazionali rischiano di avere un impatto diretto sul reddito delle famiglie italiane. Le stime indicano una possibile riduzione del potere d’acquisto fino a circa 963 euro per nucleo familiare nel biennio 2026-2027 nello scenario più critico, con effetti immediati su consumi e domanda interna.
Le proiezioni economiche parlano di una crescita del PIL molto contenuta, accompagnata da inflazione elevata e da una possibile perdita occupazionale. Anche nello scenario base, la ripresa resta debole, con incrementi limitati e un recupero solo parziale del potere d’acquisto rispetto agli shock energetici.
Inflazione e rischio stagnazione
Il direttore dell’Ufficio studi Mariano Bella avverte che l’inflazione potrebbe raggiungere livelli significativamente elevati nei prossimi anni, con effetti diretti sui consumi e sulla stabilità economica. “Significa minori consumi e minore Pil, si andrebbe a cavallo della recessione”, sottolinea, evidenziando come la dinamica dei prezzi rappresenti un fattore decisivo per la traiettoria economica.
Secondo le analisi, l’incertezza resta elevata e il rischio di un lungo periodo di stagnazione non può essere escluso senza interventi strutturali su fisco, lavoro e produttività. L’equilibrio macroeconomico appare quindi fragile, con spazi di crescita limitati e fortemente condizionati da fattori esterni.
Lavoro povero e contrattazione
Sul fronte del lavoro, Sangalli evidenzia un’attenzione crescente al tema dei bassi salari e del cosiddetto dumping contrattuale, definito come una criticità rilevante del sistema produttivo. “È una battaglia sociale che richiede il contributo di tutti, non interventi unilaterali”, afferma, sottolineando l’importanza del dialogo tra imprese e sindacati per il rinnovo dei modelli contrattuali.
L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a un riequilibrio del mercato del lavoro che possa sostenere sia la competitività delle imprese sia il potere d’acquisto dei lavoratori, in un contesto economico segnato da incertezza e pressione sui costi.
Un sistema sotto stress
Il quadro complessivo che emerge è quello di un’economia sotto pressione, stretta tra shock energetici, inflazione e un livello di tassazione percepito come strutturalmente elevato. Le prospettive di crescita restano deboli e fortemente condizionate da scelte di politica economica che, secondo le analisi, dovranno necessariamente affrontare il tema della semplificazione fiscale e del rilancio della competitività.
Enrico Foscarini, 14 aprile 2026
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