
Il ministero del Lavoro ha annunciato venerdì una novità importante: per i professionisti sarà più semplice effettuare la ricongiunzione dei contributi tra differenti gestioni previdenziali per costruire la propria pensione. Questo aggiornamento riguarda soprattutto i liberi professionisti, chiarendo la possibilità di trasferire i contributi dalla Gestione separata Inps verso altre gestioni, comprese le Casse professionali, e viceversa. L’Adepp, Associazione degli Enti di previdenza privati e privatizzati, ha accolto la notizia con “soddisfazione”, sottolineando che il provvedimento consente finalmente di “ottenere un unico trattamento pensionistico” per i liberi professionisti, riunendo la contribuzione versata presso le Casse o altri enti al momento della domanda.
Cosa cambia
Andrea Martelli, fondatore di MiaPensione, spiega che sin dalla sua istituzione la Gestione Separata non consentiva la ricongiunzione prevista dalle leggi 29/1979 e 45/1990. Con il chiarimento ministeriale, si allinea finalmente la normativa alle “numerose sentenze” che hanno spesso dato ragione ai professionisti che richiedevano la facoltà di ricongiungere la contribuzione da o verso la Gestione Separata. Pur mancando ancora una circolare operativa Inps, “sarà d’ora in avanti possibile trasferire materialmente la contribuzione versata nella Gestione Separata, ampliando così le prospettive pensionistiche per i suoi assicurati”.
Il Ministero specifica che i periodi contributivi possono essere trasferiti sia verso la Gestione separata da altre gestioni previdenziali, sia dalla Gestione separata verso altre gestioni, nel rispetto delle norme di ciascun ente. In passato questa possibilità era esclusa perché la Gestione Separata era interamente contributiva, mentre altre gestioni erano in fase di transizione dal sistema retributivo al contributivo. Ora, con il completamento della transizione, “non vi è più motivo di tenere la Gestione separata isolata dalle altre forme di ricongiunzione”.
Come funziona
Martelli chiarisce che la ricongiunzione è “il trasferimento materiale e finanziario dei contributi versati in gestioni previdenziali diverse verso la gestione prescelta dal lavoratore, denominata gestione accentrante”. I contributi spostati vengono considerati come se fossero sempre stati versati nella gestione accentrante, così che la pensione finale sarà calcolata secondo le regole della sola gestione che ha acquisito i contributi. La ricongiunzione può essere richiesta dal diretto interessato o dai suoi superstiti e deve essere totalizzante, cioè includere tutti i periodi contributivi maturati in almeno due gestioni diverse. I periodi non devono essere già stati utilizzati per la liquidazione di una pensione diretta e, in caso di sovrapposizione temporale, si considerano utili i contributi derivanti da prestazioni effettive di lavoro o, in alternativa, la contribuzione di importo più elevato, accreditata una sola volta.
Il costo
Dal 2010 la ricongiunzione è divenuta uno strumento prevalentemente oneroso. L’onere è posto a carico del richiedente per coprire il costo tecnico della valorizzazione dei contributi nel fondo accentrante. Per i periodi ricadenti nel sistema retributivo, l’onere è calcolato sulla riserva matematica della quota di pensione corrispondente, utilizzando i coefficienti demografici e finanziari dei decreti ministeriali. Per i periodi contributivi, l’onere si basa sulla retribuzione di riferimento e sull’aliquota IVS vigente al momento della domanda. Il lavoratore Inps versa il 50% della differenza tra l’onere determinato e i contributi trasferiti, maggiorata del tasso di interesse annuo composto del 4,5%. Se i contributi trasferiti coprono l’onere, non è dovuto alcun pagamento, e l’eccedenza non viene restituita. L’onere può essere rateizzato.
Perché conviene
Secondo il ministero, la ricongiunzione permette ai liberi professionisti di valorizzare l’intera storia contributiva. Chi ha versato contributi sia alla propria Cassa professionale sia alla Gestione separata Inps può chiedere che i periodi vengano riuniti, evitando che restino frammentati e poco utili ai fini pensionistici. La ricongiunzione si aggiunge così alle opzioni del cumulo e della totalizzazione. Martelli spiega che la ricongiunzione trasferisce materialmente i contributi in un’unica gestione, applicando il regime pensionistico di destinazione, e può risultare onerosa ma vantaggiosa per calcolo e decorrenza della pensione. Il cumulo, gratuito, permette pensioni distinte presso ogni gestione, ma i requisiti richiesti sono i più severi tra le gestioni coinvolte. La totalizzazione calcola una pensione unica senza trasferimento dei contributi, spesso penalizzante per l’assegno finale. Con la ricongiunzione, invece, si possono ottenere trattamenti migliori e, talvolta, accedere alla pensione con mesi o anni di anticipo rispetto a cumulo o totalizzazione, incrementando l’importo finale.
Un esempio pratico
Un assicurato Inarcassa che intenda accedere alla pensione tramite cumulo tra Gestione Separata e Inarcassa riceve la quota di pensione Inarcassa interamente con calcolo contributivo, anche per periodi precedenti al 2013, mentre il calcolo misto (retributivo/contributivo) è riconosciuto solo se l’intera anzianità richiesta per la Pensione Unificata (35 anni) è coperta dai contributi Inarcassa. Con la ricongiunzione, trasferendo i contributi della Gestione Separata in Cassa, l’assicurato supera i 35 anni, neutralizzando la penalizzazione del cumulo e accedendo al sistema di calcolo misto. L’effetto diretto è un assegno mensile potenzialmente più alto, stimabile tra 500 e 1.000 euro rispetto al calcolo interamente contributivo.
Enrico Foscarini, 24 novembre 2025
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