IL DOSSIER

Sanità: più spesa ma liste d’attesa record

Nonostante 143,1 miliardi stanziati per il 2026, attese fino a 800 giorni. Il sistema è inefficiente

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sanità liste d'attesa

Nonostante un finanziamento crescente, la sanità italiana continua a mostrare criticità strutturali che ricordano sistemi molto meno sviluppati. Il Fondo sanitario nazionale nel 2025 ha raggiunto i 136,5 miliardi di euro e nel 2026 salirà a 143,1 miliardi, ma i cittadini si trovano di fronte a liste d’attesa che in alcuni casi superano i due anni.

Secondo i dati pubblicati da Il Sole 24 Ore, per un ecocolordoppler carotideo in Abruzzo si può arrivare ad attendere 861 giorni, mentre una colonscopia programmabile in Puglia richiede mediamente oltre 700 giorni. Numeri che superano di molte volte i tempi massimi previsti dalle prescrizioni mediche e che evidenziano una distanza enorme tra spesa pubblica e qualità del servizio.

Il problema non riguarda solo singole prestazioni: circa 6 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi, spesso proprio a causa delle liste d’attesa, segno di un sistema che non riesce a garantire accesso universale nonostante le risorse disponibili.

Il paradosso dell’intramoenia

Uno degli aspetti più critici messi in luce dall’indagine riguarda la libera professione intramoenia: dove le attese nel pubblico sono lunghissime, pagando privatamente si riesce spesso a ottenere l’esame in pochi giorni. È la dimostrazione plastica di un sistema distorto, nel quale l’offerta pubblica non riesce a competere con quella interna a pagamento.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha riconosciuto il problema affermando che “la legge parla chiaro: l’attività in intramoenia non deve superare quella garantita dal Servizio sanitario nazionale”, aggiungendo che spetta ai direttori generali intervenire anche con la sospensione dell’attività se necessario. Parole importanti, che tuttavia confermano implicitamente l’esistenza di squilibri diffusi.

Le promesse del governo

Il ministero punta sulla nuova piattaforma nazionale di monitoraggio dei tempi di attesa per individuare le criticità e intervenire. Schillaci ha spiegato che “i dati ci aiutano a capire realmente l’andamento dei tempi d’attesa o se ci sono troppe prestazioni in intramoenia” e consentono di sollecitare le Regioni e attivare controlli mirati.

Il ministro ha inoltre definito “davvero inaccettabile che prestazioni negate si recuperino in un baleno non appena compare una telecamera”, sottolineando come il controllo più efficace debba arrivare dalle direzioni sanitarie locali.

Un problema di organizzazione, non di risorse

La crescita costante della spesa sanitaria dimostra che il nodo centrale non è la mancanza di fondi, ma l’efficienza del sistema. Il divario territoriale tra Nord e Sud, la gestione delle agende, l’uso distorto dell’intramoenia e la burocrazia evidenziano un problema di governance più che di finanziamento.

Continuare ad aumentare la spesa senza riforme strutturali significa perpetuare inefficienze, mentre i cittadini sono costretti a rivolgersi al privato o a rinunciare alle cure. Il rischio è quello di mantenere formalmente un sistema universale che, nei fatti, non garantisce più l’universalità.

Enrico Foscarini, 15 febbraio 2026

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