
La foto che vedete qui sopra è un collage delle homepage dei principali quotidiani italiani, ma solo Corriere della Sera e Sole 24 Ore hanno dato rilievo al calo dello spread tra Btp e Bund decennali ai minimi dal 2009 registrato oggi. La Repubblica e La Stampa lo hanno ignorato. Un fatto eccezionale, ma i quotidiani più “progressisti” sembrano non accorgersene perché interrompe una narrazione consolidata. Nel 2011 lo spread salito a livelli record veniva usato come una clava contro il governo Berlusconi, nel 2022 lo si utilizzava come spauracchio di eventuali politiche economiche dissennate del centrodestra (Carlo Calenda aveva addirittura preconizzato una nuova crisi), mentre oggi che, con una politica di rigore talvolta anche eccessiva, l’Italia ha riconquistato stabilità, molti fanno finta di nulla senza clamore.
La fiducia dei mercati
Il differenziale spread tra Btp decennale benchmark e Bund tedesco ha chiuso a 70 punti, in calo di 2 punti base rispetto alla vigilia, aggiornando i minimi da 16 anni. Anche il rendimento del Btp decennale è sceso al 3,44%. Per il Tesoro, si tratta di “un segnale di fiducia dei mercati”, un indicatore chiave della stabilità economica italiana.
Oggi, con il dato positivo, tutto tace. Nessun titolo d’apertura, nessun bollettino quotidiano, nessun plauso. La narrazione dello spread sembra essere usata a fasi alterne: una clava contro governi scomodi e un fatto irrilevante quando i dati confermano la stabilità.
Un 2025 da record per il debito pubblico italiano
Il 2025 si conferma un anno di grazia per il debito pubblico. L’ultima conferma è arrivata il 21 novembre, quando Moody’s ha promosso l’Italia innalzando il giudizio sulla qualità del debito da Baa3 a Baa2, un evento senza precedenti negli ultimi 23 anni. Anche S&P, Fitch e Dbrs hanno migliorato le valutazioni sul debito italiano, rafforzando la fiducia dei mercati.
Questa serie di promozioni ha avuto un impatto positivo sul mercato delle emissioni di Btp, lungo tutta la curva delle scadenze, dai 3 ai 50 anni. Gli analisti individuano le migliori opportunità tra i Btp di durata 10-30 anni e le emissioni più brevi a 5 anni.
In un anno complesso per le emissioni governative in euro, segnato dall’aumento dei rendimenti di Bund e Oat francesi, i Btp italiani hanno mostrato una tendenza positiva. I rendimenti a dieci anni sono scesi dal 3,52% di inizio gennaio al 3,44% del 3 dicembre, sostenendo le quotazioni dei titoli già emessi. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, questo calo dello spread potrebbe tradursi in un risparmio di oltre 17 miliardi di euro di spesa per interessi nel prossimo quinquennio.
L’indifferenza dei “giornaloni”
In un contesto in cui lo spread passa inosservato sui grandi quotidiani, il miglioramento del debito pubblico italiano rappresenta un segnale concreto di stabilità economica e opportunità per chi investe in titoli di Stato. La realtà dei numeri dimostra che il mercato premia la disciplina fiscale e che i Btp italiani tornano protagonisti sui mercati, anche se si fa finta di nulla.
Enrico Foscarini, 3 dicembre 2025
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