Economia

IL FATTO

Carburanti, da oggi stop al taglio delle accise

Una scelta di realismo fiscale in linea con l’Ue, ma i mercati scontano ancora le tensioni globali

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Il ritorno alla normalità tariffaria era ampiamente annunciato e, da oggi, diventa realtà per milioni di automobilisti italiani. In perfetta coerenza con le raccomandazioni della Commissione Europea, che da tempo invoca il ritorno a una disciplina di bilancio ordinaria, i prezzi dei carburanti torneranno pieni, gravati dall’imposta diretta che l’esecutivo aveva temporaneamente sterilizzato. La misura eccezionale sul taglio delle accise giunge così al suo naturale capolinea, dopo aver drenato circa due miliardi di euro dalle casse pubbliche, una cifra imponente che solleva i consueti interrogativi sull’efficacia e sulla sostenibilità dei sussidi statali nel lungo periodo.

Dal punto di vista della finanza pubblica, la scelta dell’esecutivo risponde a un preciso imperativo di realismo e responsabilità macroeconomica, benché l’impatto psicologico sui consumatori resti inevitabile. Senza un intervento dell’ultimo minuto, il pieno tornerà a salire e il gasolio potrebbe nuovamente superare la soglia psicologica dei due euro al litro sulle tratte autostradali. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, non ha comunque voluto chiudere del tutto la porta a una possibile proroga futura, legando l’eventualità alle evoluzioni dello scacchiere geopolitico internazionale. Il titolare del Mimit ha infatti precisato che il governo intende valutare attentamente «quello che è accaduto e quello che potenzialmente potrà accadere alla luce anche dei negoziati che sono in corso per sbloccare del tutto la navigazione nello Stretto di Hormuz», a dimostrazione di come le dinamiche energetiche nazionali siano ormai strettamente connesse ai colli di bottiglia del commercio globale.

I numeri

La fine dell’agevolazione, che tra riduzione dell’imposta e computo dell’Iva garantiva un risparmio di 6,1 centesimi di euro al litro, si tradurrà in un incremento medio stimato in 3,05 euro a pieno. Le stime aggregate indicano che il prezzo medio del gasolio si attesterà a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,02 euro in autostrada, mentre la benzina salirà rispettivamente a 1,86 e 1,95 euro. Questo scenario ha riacceso le storiche frizioni tra le sigle di tutela dei consumatori e la filiera distributiva. Il Codacons ha espresso forti critiche parlando di «una crescita dei listini alla pompa che sarebbe immediata e che, paradossalmente, avverrebbe nonostante il crollo verticale delle quotazioni petrolifere: il Brent, indice di riferimento per il mercato europeo, è passato infatti dai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari odierni, con un deprezzamento del -25,5% di cui tuttavia gli automobilisti non hanno goduto, a causa dei cali microscopici dei prezzi alla pompa».

L’associazione riconosce tuttavia che il ministero ha provato a esercitare una forte attività di pressione morale sulle compagnie energetiche per indurle a calare i prezzi industriali, un tentativo che però conferma i limiti strutturali di qualsiasi politica basata sulla semplice persuasione istituzionale. Dal canto suo, l’Unione Nazionale Consumatori ha adottato una linea decisamente più interventista e statalista, chiedendo a gran voce il rinnovo immediato del bonus. L’associazione ha apertamente sollecitato il governo affinché «almeno riconfermino lo sconto minimo di 5 cent, 6,1 con Iva al 22 per cento», criticando l’esecutivo per non aver modificato il Codice del Consumo e il Codice Penale per estendere i poteri d’intervento dell’Antitrust e delle Procure contro le presunte speculazioni.

La vicenda, al netto delle consuete derive dirigiste che invocano manette e calmieri di Stato, rimarca una lezione fondamentale: la vera tutela dei cittadini non passa dal mantenimento eterno di bonus artificiali che appesantiscono il debito pubblico, bensì dalla piena liberalizzazione dei mercati e dalla trasparenza della filiera distributiva.

Enrico Foscarini, 3 luglio 2026

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