Il tetto al prezzo del gas voluto dal governo passa l’esame politico di Bruxelles, ma ne esce ridimensionato. Palazzo Chigi ha annunciato un’intesa con la Commissione europea sulle misure del decreto Bollette, il dl 21/2026 varato a febbraio per arginare la corsa dei costi energetici. Il risultato arriva dopo quelli che l’esecutivo definisce «intensi e costruttivi scambi» con i servizi comunitari, e non senza qualche taglio al testo originario: su tutti, l’esclusione dal perimetro della misura dei costi legati alle quote di emissione Ets.
Il contesto, nel frattempo, è cambiato radicalmente. Il decreto era stato scritto pochi giorni prima dello scoppio della guerra in Iran, quando i prezzi erano già elevati ma lontani dai livelli attuali. Da fine febbraio la quotazione del metano è più che raddoppiata e lo strumento, pensato per un altro scenario, rischia oggi di avere un’efficacia inferiore alle attese.
Secondo la nota del governo, l’intesa risponde all’obiettivo di «attenuare l’impatto dei costi energetici e limitare l’effetto dell’aumento dei prezzi del gas sul prezzo dell’energia elettrica per le famiglie e le imprese, preservando al contempo la parità di condizioni nel mercato interno minimizzando le distorsioni». Il passaggio successivo è formale: «l’Italia notificherà le misure temporanee alla Commissione, ai sensi delle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato, e la Commissione le valuterà in via prioritaria».
Meloni e Pichetto: «Ora la notifica»
Soddisfatta la premier Giorgia Meloni, che ha rivendicato il percorso negoziale: «È stata una trattativa lunga, ma costruttiva, e ci consente sostanzialmente di intervenire per abbassare le bollette». Ancora più netta un’altra sua battuta: «Sono molto contenta dell’accordo Ue, le abbasserà».
Sulla stessa linea il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha espresso «soddisfazione per l’accordo politico preliminare raggiunto tra il governo italiano e la Commissione europea». Per il ministro si tratta di «un primo passo importante, frutto di un confronto intenso e costruttivo, che consente di perseguire il nostro obiettivo prioritario: attenuare l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese, limitando gli effetti dell’aumento del prezzo del gas sul costo dell’elettricità». E ancora: «In una fase ancora caratterizzata da forti incertezze sui mercati energetici, continuiamo a lavorare con pragmatismo per contenere i costi dell’energia e sostenere la competitività del nostro sistema produttivo». Il prossimo atto, ha spiegato, sarà tecnico: «A breve notificheremo alla Commissione Ue un nuovo testo della norma coerente con il quadro temporaneo di aiuti di Stato per la crisi in Medio Oriente (Metsaf), al fine di finalizzare l’accordo formale».
I paletti di Bruxelles: gas sì, Ets no
La Commissione, però, ha subito chiarito i confini dell’operazione. Un portavoce ha spiegato che la misura «contribuirà a ridurre i costi energetici sia per le famiglie che per le imprese» e che «sarà di natura temporanea e concepita in modo da ridurre al minimo le distorsioni nel mercato dell’elettricità dell’Ue, preservando al contempo gli incentivi agli investimenti a lungo termine nell’energia pulita». Soprattutto, «compenserà esclusivamente l’aumento dei costi del gas, senza coprire i costi legati al sistema di scambio di quote di emissione (Ets), e garantirà che i benefici siano interamente trasferiti ai consumatori finali».
È qui che il testo italiano perde un pezzo. Il decreto prevedeva infatti di rimborsare ai produttori termoelettrici il costo dei permessi di emissione di CO2, sfilandolo dal Pun, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, per spostarlo su una voce specifica della bolletta. Bruxelles si era opposta fin dall’inizio, ricordando che la revisione del meccanismo Ets non rientra tra le materie su cui i singoli Stati membri possono intervenire.
L’altro paletto riguarda chi paga. Secondo la Commissione, «al finanziamento della misura contribuiranno soltanto i consumatori che ne traggono beneficio», ovvero i clienti con contratti a prezzo variabile. Un principio che evita di scaricare l’intero costo sulla fiscalità generale, ma che rende il beneficio netto per l’utente finale meno ampio di quanto suggeriscano gli annunci. Come riferimento, Bruxelles indica il «Tope» spagnolo del 2022, il cosiddetto modello iberico, che fissava un tetto al gas destinato alla generazione elettrica. L’iter, comunque, non è concluso: «Sebbene in questa fase non sia stata ancora adottata alcuna decisione formale, l’accordo di massima dovrebbe consentire all’Italia di notificare la propria misura di aiuto di Stato alla Commissione». L’esecutivo comunitario assicura che intende «valutare la misura e approvarla quanto prima, una volta ricevuta la notifica formale».
Come funziona il meccanismo del prezzo marginale
Per capire perché un tetto al prezzo del gas si riflette sulle bollette elettriche bisogna guardare a come si forma il prezzo in Borsa. L’Italia produce elettricità sia da rinnovabili sia da fonti fossili, ma per circa il 70% delle ore è il gas a fissare il prezzo marginale, cioè quello che remunera tutte le offerte accettate. Abbassare il costo del combustibile per le centrali significa dunque abbassare il prezzo all’ingrosso dell’energia.
Il livello del tetto, secondo quanto trapelato nei giorni scorsi, dovrebbe collocarsi tra 55 e 65 euro al megawattora, contro una quotazione al Psv, il mercato italiano all’ingrosso del gas gestito dal Gme, di 88,75 euro/MWh. La differenza tra il prezzo reale e il tetto verrà coperta ai produttori con risorse pubbliche, ed è proprio questo trasferimento a configurare un aiuto di Stato bisognoso dell’autorizzazione europea.
Quanto può scendere la bolletta della luce
I conti si possono fare con buona approssimazione. Con un rendimento medio delle centrali a ciclo combinato intorno al 54%, che sale al 57% negli impianti più efficienti, servono circa due megawattora di gas per produrne uno elettrico. Con il metano a 90 euro il costo del combustibile è quindi di circa 180 euro, a cui vanno sommati circa 33 euro di Ets, per un costo di produzione di circa 213 euro/MWh.
Con un tetto a 60 euro il conto scenderebbe a circa 153 euro/MWh. In Borsa le centrali offrono di norma un margine aggiuntivo, lo spread, di 20-25 euro, per cui il prezzo fissato dagli impianti a gas si attesterebbe intorno ai 175 euro/MWh. Il confronto con il Pun del 16 ottobre, pari a 232,4 euro/MWh, indica una riduzione di circa 60 euro, ovvero circa un quarto del prezzo all’ingrosso. A questo si aggiunge un effetto indiretto: anche le tecnologie concorrenti, che in Borsa si allineano al prezzo marginale, sarebbero spinte ad abbassare le proprie offerte.
La partita sulla flessibilità
Sul tavolo europeo resta aperto anche il capitolo dei conti pubblici. Al termine del Consiglio europeo Meloni si è detta fiduciosa: «Sono ottimista perché ho parlato con la presidente von der Leyen sulle richieste che l’Italia ha fatto in materia di maggiore flessibilità per affrontare una situazione complessa che chiaramente tutti gli Stati membri stanno affrontando». E ha aggiunto: «Mi pare che si stiano facendo dei significativi progressi e che ci siano i margini per avere maggiore flessibilità, stando nelle attuali regole, anche con riferimento a quello che riguarda gli investimenti sull’energia».
Enrico Foscarini, 17 ottobre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
