
Arrivata nel 2012 con la promessa di arginare la speculazione, la Tobin Tax non ha mai centrato i suoi obiettivi, diventando piuttosto un ostacolo per chi investe in Borsa. Oggi l’aliquota è fissata allo 0,2% sulle transazioni e allo 0,1% sui mercati regolamentati, ma la maggioranza sta valutando un incremento progressivo fino allo 0,4% dal 2029, con la possibilità di anticipare addirittura al 2026.
L’emendamento firmato da Raoul Russo di Fdi si presenta come una delle tante modifiche che i partiti cercano di introdurre in manovra per reperire nuove risorse, ma il risultato è solo l’ennesimo irrigidimento fiscale che colpisce gli operatori dei mercati finanziari. Il confronto avvenuto a Palazzo Chigi lo dimostra: tutti cercano coperture, ma la soluzione più immediata sembra sempre quella di tassare di più.
Una manovra in cerca disperata di risorse
Durante il vertice di maggioranza di giovedì scorso Giorgia Meloni, Giancarlo Giorgetti, Maurizio Leo e i leader del centrodestra hanno discusso di come far quadrare conti sempre più stretti. Lo stesso Mef ha definito «prive di fondamento le indiscrezioni sulle eventuali modifiche alla manovra», segnale evidente di un cantiere ancora aperto e privo di certezze.
I partiti chiedono ulteriori interventi su diversi fronti: dagli affitti brevi all’Isee, dal trattamento dei dividendi alla revisione della tassazione per banche e assicurazioni. Il problema resta però sempre lo stesso: mancano circa 200 milioni solo per coprire le modifiche considerate essenziali. E la tentazione è puntare ancora una volta su nuove imposte.
Pressione fiscale come scorciatoia politica
Tra le ipotesi messe sul tavolo c’è anche l’introduzione di una sovrattassa sulle grandi banche, uno 0,5% aggiuntivo che secondo stime iniziali avrebbe potuto portare 250 milioni alle casse dello Stato. Tuttavia, l’idea è rapidamente rientrata, lasciando un ulteriore vuoto da colmare.
Di fronte a questo scenario, la Tobin Tax torna ad apparire come una soluzione facile, benché inefficace. Si parla di un gettito di circa 400 milioni, ma resta il nodo principale: si tratta di risorse ottenute penalizzando gli investimenti, non creando crescita.
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La retorica della lotta alla speculazione
L’aumento della Tobin Tax viene giustificato spesso come un modo per colpire le operazioni speculative, ma in realtà finisce per gravare soprattutto su investitori, risparmiatori evoluti e imprese che si finanziano tramite i mercati. L’idea di far cassa restringendo il margine operativo di chi investe non solo non limita la speculazione, ma rischia di ridurre la liquidità e rendere più costoso il capitale per le aziende italiane.
Il paradosso è evidente: mentre si discute di come favorire la competitività del Paese, si aumenta un’imposta che va esattamente nella direzione opposta.
Un mosaico di tasse
Oltre alla Tobin Tax, nella lista dei possibili aumenti figurano misure come il contributo sulle spedizioni extra-Ue, la revisione della cedolare secca o l’emersione dell’oro da investimento. Tutti interventi che cercano di raschiare il fondo del barile senza affrontare le reali criticità della spesa pubblica.
Il risultato è una manovra che sembra più una somma di compromessi politici che una strategia economica. Non sorprende che si parli di «mezzo miliardo necessario per accontentare i partiti», cifra che cresce mentre i margini della Finanziaria restano compressi.
Così si colpiscono gli investimenti
Aumentare la Tobin Tax significa frenare gli investimenti, ridurre la competitività dei mercati italiani e inviare un messaggio negativo a chi considera il nostro Paese come possibile destinazione per il proprio capitale. La logica del “fare cassa subito” continua a prevalere su quella del “crescere domani”, con l’illusione che tassare le transazioni finanziarie sia indolore.
Ma la verità è semplice: ogni aumento fiscale pesa sull’economia reale, e la Tobin Tax non fa eccezione. Se l’obiettivo è davvero rafforzare il sistema economico, la strada non può essere quella di moltiplicare le imposte, ma di favorire investimenti, lavoro e innovazione.
Enrico Foscarini, 23 novembre 2025
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