Altro che classifiche di ascolti: la musica che conta davvero, alla fine dell’anno, è quella dei bilanci. E il 2025 ha incoronato un vincitore che definire “prevedibile” è quasi un eufemismo: Vasco Rossi. La sua società Giamaica ha chiuso l’esercizio con quasi 12,9 milioni di euro di ricavi, staccando la concorrenza in quello che, senza troppi giri di parole, è un vero e proprio campionato imprenditoriale mascherato da industria dello spettacolo. Alle sue spalle Fedez, che tra le sue tre società ha messo insieme 11,8 milioni, e infine, a completare il podio, Ultimo, con la sua Ultimo Entertainment Srl sopra i 10 milioni. I numeri arrivano, come ogni anno, dall’elaborazione che il giornale online Open conduce sui bilanci depositati alle Camere di Commercio, in gran parte pubblicati ad agosto.
Dietro le hit e i tour sold out, insomma, c’è un ecosistema di holding, srl e strutture familiari che funziona esattamente come qualsiasi altra impresa italiana: con utili, mutui, deduzioni fiscali e, talvolta, anche liquidazioni. Un promemoria utile, se ancora ce ne fosse bisogno, che la musica — quando funziona — è prima di tutto buona economia.
Le tre anime dell’impero di Fedez
Il sistema societario che fa capo a Fedez è, tra i tre, il più articolato. Ruota attorno a Zedef, la holding di famiglia, a Doom (acronimo di Dream of Ordinary Madness Entertainment) e ad Autoscontri, la società che si occupa del noleggio di automobili per produzioni pubblicitarie, cinematografiche ed eventi , un dettaglio che dice molto di quanto la diversificazione sia diventata parte integrante del mestiere di artista-imprenditore. La struttura è controllata dai genitori del cantante, Annamaria Berinzaghi e Franco Lucia, un’impostazione da vera e propria impresa familiare.
Non tutto, va detto, è andato secondo i piani: Happy Seltz, la società nata insieme ad altri soci attorno al progetto della bevanda Boem, è finita in liquidazione, a testimonianza di quanto anche i brand più chiacchierati possano non reggere l’urto del mercato. Sommando i conti delle tre realtà attive, Open calcola un utile complessivo di 2,5 milioni di euro nel 2025. Interessante anche il dato patrimoniale: nei conti di Zedef le immobilizzazioni finanziarie scendono da 11,9 a 7,9 milioni, mentre compare un mutuo ipotecario con Banca Sella Patrimoni da 1,8 milioni, in scadenza nel 2039 — segno di una gestione finanziaria che guarda al lungo periodo, non solo al prossimo singolo.
Ultimo, la sorpresa che vale doppio
Se c’è un nome che quest’anno merita un applauso più fragoroso degli altri, però, è quello di Ultimo. La sua Ultimo Entertainment, controllata al 90% dal cantante (all’anagrafe Nicolò Moricone), ha centrato il suo miglior risultato di sempre: i ricavi salgono dai 7,6 milioni del 2024 fino a superare quota 10, e l’utile vola a 3,3 milioni, in crescita netta rispetto ai 2,3 dell’anno precedente. Una crescita a doppia cifra che qualunque startup firmerebbe subito.
Tra le voci più curiose del bilancio spunta un tax credit musica da 31.640 euro riconosciuto dal Ministero della Cultura, oltre all’assunzione di due nuove risorse a tempo indeterminato, agevolata dalla maxi deduzione fiscale prevista per le nuove assunzioni — una misura che ha permesso di contenere l’impatto del costo del lavoro. Il tutto, va sottolineato, senza contare gli incassi del maxi concerto di Tor Vergata, luglio 2026, con 250mila spettatori: quelli finiranno nei conti del prossimo anno, e c’è da scommettere che sposteranno ancora la classifica.
Renato Zero, il grande assente (per ora)
Dalla top three del 2025 è uscito un nome pesante: Renato Zero. Il motivo è tanto semplice quanto fisiologico: l’artista ha scelto di fermarsi con i concerti, e i numeri lo raccontano senza appello. La sua Tattica Srl, che nel 2024 aveva sfiorato 17,8 milioni di euro di ricavi, è scesa a 691.811 euro l’anno successivo, un crollo che è la naturale conseguenza di un calendario live azzerato, non certo di un problema di appeal.
E qui arriva il colpo di scena in stile “sequel già annunciato”: nei conti si intravede infatti un possibile grande ritorno nel 2026. Le prevendite del prossimo tour hanno già generato oltre 9,4 milioni di euro, per ora contabilizzati solo come anticipi – perché gli spettacoli devono ancora tenersi – ma pronti a trasformarsi in ricavi veri non appena si alzerà il sipario. Un bell’esempio di come, anche nel mondo dello spettacolo, la domanda anticipi l’offerta: il pubblico ha già votato con il portafoglio, prima ancora che il primo accordo venga suonato.
Enrico Foscarini, 1 settembre 2026
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