
Il decreto Energia riapre un confronto complesso all’interno del sistema produttivo italiano, dove convivono interessi diversi ma interdipendenti: da un lato le imprese energivore che chiedono interventi per contenere i costi, dall’altro i produttori di energia chiamati a sostenere nuove misure fiscali e regolatorie. Il risultato è un clima nuovamente acceso anche dentro Confindustria, con posizioni articolate e non sempre coincidenti.
L’amministratore delegato di Edison, Nicola Monti, ha espresso preoccupazione per gli effetti delle nuove norme sul settore: «Il nostro settore non fa extraprofitti, il Dl introduce una grande incertezza sul futuro e avrà un riflesso materiale sugli investimenti». Il punto centrale sollevato riguarda soprattutto la prevedibilità del quadro regolatorio, elemento considerato essenziale per sostenere programmi industriali di lungo periodo, in particolare in una fase di transizione energetica che richiede capitali ingenti.
Il provvedimento del governo, nato con l’obiettivo di alleggerire le bollette per famiglie e imprese, è stato invece accolto positivamente dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ha parlato di un passo nella direzione di una politica industriale più ampia e strutturale. Proprio questa differenza di sensibilità ha però fatto emergere fratture latenti tra le varie anime dell’organizzazione.
Due esigenze diverse nello stesso sistema
La tensione nasce dalla natura stessa di Confindustria, dove coesistono aziende che producono energia e aziende che la consumano. Alcune imprese manifatturiere avevano sollecitato per mesi un intervento sui prezzi, mentre il mondo dei produttori teme che nuove imposizioni possano incidere sulla redditività e sulla capacità di investimento.
Particolare attenzione si concentra sulle misure relative agli ETS e sull’aumento dell’Irap per le società energetiche, con un impatto stimato complessivo significativo sui conti del comparto. All’interno di Elettricità Futura si registrano posizioni molto critiche, al punto che alcuni esponenti parlano di una frattura ormai profonda tra produttori e consumatori di energia.
Il peso industriale dei grandi gruppi, tra cui Enel e Eni, rende tuttavia il quadro più sfumato. Le società stanno valutando gli effetti concreti delle norme prima di assumere posizioni definitive, anche alla luce delle interlocuzioni istituzionali in corso.
Il nodo dei prezzi e della transizione energetica
Dal punto di vista tecnico, il decreto Bollette prevede un meccanismo che separa il costo delle quote di CO2 dalla formazione del prezzo dell’elettricità, con rimborsi ai produttori termoelettrici a partire dal 2027, definiti dall’Arera. Secondo le stime governative, l’operazione dovrebbe ridurre i prezzi all’ingrosso dell’energia generando benefici complessivi per famiglie e imprese, pur con effetti collaterali da monitorare e con il passaggio ancora al vaglio della Commissione europea.
Resta inoltre il tema della possibile traslazione degli oneri fiscali sui clienti finali, ipotesi che il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha escluso, spiegando che il decreto Energia farà sentire «i suoi effetti reali per l’estate prossima».
La ricerca di un equilibrio industriale
A difendere l’impianto del decreto Energia è intervenuto anche Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e consigliere del vertice confindustriale, che con il Giornale ha rivendicato il lavoro di mediazione svolto negli ultimi mesi: «Confindustria ha lavorato per mesi ottenendo un risultato che abbiamo definito storico di accordo tra produttori di energia e grandi consumatori di energia». Gozzi ha ricordato che interessi diversi tra chi compra e chi vende energia sono fisiologici, ma che «se si vuole avere una visione nazionale, intelligente, razionale, bisogna cercare di fare accordi».
Nel merito del dibattito sui prezzi, l’industriale ha evidenziato come il sistema di formazione del prezzo elettrico abbia generato negli anni rendite inframarginali per alcune tecnologie, sostenendo che un intervento di riequilibrio non sia irragionevole purché resti compatibile con la tutela degli investimenti e con il ruolo strategico delle aziende energetiche. «I produttori di energia sono una risorsa nazionale che va rispettata e non va penalizzata», ha precisato, sottolineando al tempo stesso le difficoltà delle filiere industriali energivore.
Il confronto resta quindi aperto. La sfida, per il sistema industriale italiano, sarà trovare un punto di equilibrio tra sostenibilità economica delle imprese, stabilità regolatoria e competitività dei prezzi energetici, in una fase in cui sicurezza degli approvvigionamenti e transizione ecologica restano priorità condivise.
Enrico Foscarini, 22 febbraio 2026
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