
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha varato il nuovo decreto Energia. La presidente del Consiglio ha rivendicato che l’obiettivo “è fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese”, ma la struttura del provvedimento mostra una realtà più complessa: gli sconti vengono finanziati attraverso nuove tasse e interventi che rischiano di alterare il funzionamento del mercato energetico.
Il pacchetto prevede bonus rafforzati per le famiglie vulnerabili, sconti per il ceto medio con Isee fino a 25mila euro e riduzioni degli oneri per le imprese. Tuttavia la misura chiave sul lato delle coperture è l’aumento di due punti dell’Irap per le aziende energetiche nel 2026 e nel 2027, con un gettito stimato in circa un miliardo di euro. Si tratta di una scelta che colpisce direttamente un settore strategico e che inevitabilmente si riflette sulle aspettative degli investitori e sulla capacità di investimento futura.
Il mercato reagisce: utility in calo a Piazza Affari
Non a caso la reazione dei mercati è stata immediata. All’indomani dell’approvazione del decreto si è registrata un’ondata di vendite sui titoli energetici quotati a Ftse Mib, con forti ribassi per A2A, Enel, Italgas e fuori dal paniere principale anche Iren ed Erg.
Secondo gli analisti di Intermonte l’incremento dell’Irap potrebbe ridurre gli utili per azione del 2026 di circa il 3% per le utility regolamentate e del 2% per quelle integrate, mentre per i produttori rinnovabili il rischio maggiore deriva dall’intervento sui prezzi all’ingrosso dell’energia. Gli esperti sottolineano che eventuali modifiche al mercato elettrico sono “altamente complesse da attuare e devono necessariamente essere discusse a livello europeo”, evidenziando il pericolo di interventi nazionali isolati.
Anche gli analisti di Banca Akros osservano che “il governo italiano appare determinato a ridurre forzatamente i prezzi dell’energia elettrica” e che le società esposte alla generazione rinnovabile potrebbero subire un impatto negativo proprio a causa della diminuzione dei prezzi all’ingrosso.
Il nodo del disaccoppiamento
Il cuore del decreto è il tentativo di disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, sterilizzando alcune componenti di costo sostenute dalle centrali termoelettriche, inclusi gli oneri di trasporto e le quote di CO₂. L’operazione viene finanziata tramite una componente tariffaria pagata dai consumatori.
L’economista Carlo Stagnaro sul Foglio ha osservato che il meccanismo appare ingegnoso ma nasconde un trasferimento di costi: “nei sistemi energetici, come nel resto del mondo, i soldi non spuntano sugli alberi”. In sostanza, parte dello sconto viene pagata dai produttori non alimentati a gas attraverso minori ricavi. Stagnaro parla di una versione italiana del modello iberico già abbandonato nel 2023 da parte di Pedro Sánchez e avverte che il sistema rischia di creare distorsioni, colpendo il mercato europeo della CO₂ e persino esponendo l’Italia al rischio di diventare esportatore netto di energia, con il paradosso che i consumatori italiani finirebbero per sussidiare quelli di altri Paesi. In estrema sintesi, a parità di domanda interna ma con prezzi più bassi imposti per legge, non è escluso che acquirenti esteri possano venire a comprare l’energia dai nostri produttori che avrebbero bisogno di incrementare i volumi di vendita per mantenere i ricavi inalterati o in crescita.
Più tasse invece di meno spesa
Il punto più critico resta però l’impostazione complessiva: per ridurre le bollette si aumenta la pressione fiscale su un comparto produttivo, si interviene sui meccanismi di prezzo e si introducono elementi di incertezza regolatoria. Stagnaro ricorda che il gettito delle quote di CO₂ potrebbe essere utilizzato per ridurre gli oneri di sistema senza nuove tasse, citando l’economista Maffeo Pantaleoni: “qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese”.
È probabilmente questa la vera linea di frattura del decreto: non se le bollette scenderanno nel breve periodo, ma quale prezzo pagheranno investimenti, concorrenza e crescita nel medio termine. Ecco perché il Pd di Elly Schlein, anziché lamentarsi come fa di solito, potrebbe votare questo decreto che sembra uyscito dalle stanze di Largo del Nazareno.
Enrico Foscarini, 19 febbraio 2026
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