
Via libera dell’aula della Camera alla fiducia sul dl Bollette, il pacchetto di misure urgenti pensato per ridurre il costo dell’energia e rafforzare la competitività del sistema produttivo. I voti favorevoli sono stati 203, i contrari 117 – tra cui i tre deputati vannacciani Rossano Sasso, Edoardo Ziello ed Emanuele Pozzolo, il cui voto è rimasto politicamente isolato – e gli astenuti 3. Dopo l’esame degli ordini del giorno, Montecitorio passerà alla votazione finale attesa entro oggi, con il testo destinato poi al Senato per il via libera definitivo entro la scadenza del 21 aprile.
Il provvedimento, del valore complessivo di circa 5 miliardi di euro, si inserisce nella strategia del governo per attenuare l’impatto dei rincari energetici e garantire maggiore stabilità a famiglie e imprese in un contesto internazionale ancora incerto. L’obiettivo è chiaro: contenere i costi e allo stesso tempo creare condizioni più favorevoli agli investimenti e alla produzione.
Realismo energetico e sicurezza delle forniture
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda lo slittamento al 2038 del phase out delle centrali a carbone, misura che punta a evitare rischi per la sicurezza energetica. Il relatore del provvedimento Riccardo Zucconi ha spiegato in Aula che la scelta “si inserisce in un solco di realismo energetico già tracciato da altri partner europei, a partire dalla Germania”, sottolineando come la priorità sia garantire continuità delle forniture senza esporre il sistema industriale a shock improvvisi.
Il decreto, ampliato nel passaggio in commissione Attività produttive da 12 a 20 articoli, mostra una linea pragmatica che prova a tenere insieme transizione energetica e sostenibilità economica, evitando forzature ideologiche che potrebbero penalizzare la crescita.
Bonus energia e sostegno alle famiglie
Sul fronte sociale, il dl Bollette introduce un contributo straordinario di 115 euro per il 2026 destinato alle famiglie più vulnerabili e rafforza il bonus sociale, estendendo la platea anche al teleriscaldamento. Si tratta di un intervento mirato che punta a sostenere i nuclei più esposti ai rincari senza ricorrere a misure generalizzate e poco efficienti.
Parallelamente viene chiesto uno sforzo alle società energetiche, con l’aumento dell’Irap al 5,9% per chi produce e distribuisce energia e gas, con l’obiettivo di alleggerire gli oneri di sistema per le piccole e medie imprese. L’idea è ridurre il peso delle bollette sulle attività produttive e favorire la competitività, elemento decisivo in una fase di rallentamento economico europeo.
Trasparenza e mercato più efficiente
Il decreto interviene anche sul funzionamento del mercato energetico, introducendo una stretta sul telemarketing selvaggio e nuovi obblighi di trasparenza nelle bollette e nelle offerte commerciali. L’Autorità Arera sarà chiamata a definire regole più stringenti per gli operatori, con l’obiettivo di migliorare la concorrenza e rendere più chiari i rapporti tra fornitori e consumatori.
Sul piano industriale, il governo punta a favorire contratti di lungo periodo per l’energia rinnovabile e a rivedere il sistema degli incentivi al fotovoltaico, riducendo il peso degli oneri sulle bollette e creando un quadro più stabile per gli investimenti. In questo modo si cerca di coniugare transizione energetica e sostenibilità economica, evitando distorsioni che negli anni hanno appesantito il sistema.
Energivori, Ets e dialogo con Bruxelles
Un capitolo importante riguarda le imprese energivore, con il rafforzamento del meccanismo gas release e rimborsi parziali sui costi dei certificati Ets. Su questo fronte sono già in corso contatti con Bruxelles e un portavoce dell’esecutivo comunitario ha confermato che “la Commissione è in contatto con le autorità italiane in merito alla questione”, segnale di un confronto tecnico che punta a rendere pienamente operativa la misura.
La destinazione di parte dei proventi del sistema Ets al settore dei trasporti ha ricevuto il plauso di Anita, l’associazione confindustriale dell’autotrasporto, che ha espresso soddisfazione per una scelta che consente di reinvestire le risorse della tassazione ambientale nella decarbonizzazione del comparto e negli strumenti per incentivare il trasferimento modale, evitando che finiscano nella fiscalità generale.
Enrico Foscarini, 31 marzo 2026
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