Nonostante la volatilità dei prezzi di gas e petrolio e un contesto valutario poco favorevole, Eni dimostra ancora una volta la solidità del proprio modello industriale, chiudendo il quarto trimestre con numeri in crescita e confermando la capacità di generare valore anche in scenari complessi. Il margine operativo lordo trimestrale sale del 6% su base annua a 2,87 miliardi di euro, sostenuto dall’aumento dei volumi, dal miglioramento della redditività dei business legati alla transizione energetica e da una continua attenzione ai costi.
Questi fattori, insieme a un tax rate più favorevole nel periodo, portano l’utile netto dei tre mesi a 1,2 miliardi di euro, in crescita del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I mercati reagiscono positivamente, con il titolo in rialzo a Borsa Italiana già nelle prime ore di contrattazioni.
Una performance robusta
Sull’intero esercizio 2025 il gruppo registra un utile netto rettificato di 4,99 miliardi di euro, in calo del 5% rispetto al 2024, anno che aveva beneficiato di componenti straordinarie. Il margine operativo proforma adjusted si attesta a 12,22 miliardi, con una flessione del 15% dovuta principalmente allo scenario energetico meno favorevole.
Particolarmente significativo il flusso di cassa operativo, che raggiunge 12,5 miliardi di euro, superando le previsioni del piano, mentre il rapporto di indebitamento scende al 14%, livello storicamente contenuto, con un debito finanziario netto di 9,4 miliardi. L’amministratore delegato Claudio Descalzi sottolinea che “nel 2025 abbiamo ottenuto risultati strutturalmente solidi in termini industriali ed economico-finanziari, grazie all’esecuzione della nostra strategia, costruita nell’arco degli ultimi anni”.
Lo stesso manager evidenzia inoltre che “il flusso di cassa operativo del 2025 ha raggiunto 12,5 miliardi, battendo la previsione di piano rivista per tenere conto del peggioramento dello scenario, e il rapporto di indebitamento su base proforma si è attestato al 14%. Allo stesso tempo, abbiamo incrementato la distribuzione degli azionisti, aumentando del 20% il valore del nostro programma di buyback”.
Produzione di idrocarburi oltre la guidance
Sul piano operativo, la produzione annuale di idrocarburi supera le attese con un incremento del 4% a 1,73 milioni di barili equivalenti al giorno. Il petrolio cresce del 7% raggiungendo 840 mila barili giornalieri, mentre il gas registra una lieve riduzione del 4%.
Nel corso dell’anno sono stati avviati sei nuovi progetti tra Angola, Indonesia, Norvegia e Congo, mentre le attività esplorative hanno portato a nuove scoperte per circa 0,9 miliardi di barili di risorse. Strategico anche l’accordo con Petronas per la joint venture in Indonesia e Malesia, con avvio previsto dalla metà del 2026. Descalzi spiega che il closing “è previsto alla fine del secondo trimestre e darà un contributo sull’anno, sicuramente in termini di produzione per la seconda metà dell’anno”.
Importanti opportunità arrivano anche dal Sud America, dove gli Stati Uniti hanno concesso licenze a diverse compagnie, tra cui Eni, per operare nel settore energetico venezuelano, un mercato con enormi riserve potenziali.
Il valore di Plenitude ed Enilive
La divisione gas e GNL beneficia della forte espansione del mercato del gas liquefatto, grazie a nuovi contratti di lungo termine in Turchia e Thailandia. Parallelamente continua la crescita dei business della transizione energetica.
Al 31 dicembre 2025 la capacità installata da fonti rinnovabili raggiunge 5,8 gigawatt, in aumento del 41% su base annua. Plenitude cresce grazie allo sviluppo internazionale e all’espansione della base clienti, mentre Enilive beneficia del miglioramento dei margini nei biocarburanti e dell’aumento dei volumi lavorati.
Con l’ingresso del fondo Ares Management nel capitale di Plenitude, la valutazione complessiva delle due società supera i 23 miliardi di euro, confermando la validità della strategia del gruppo nel percorso di trasformazione energetica.
Raffinazione in utile
Il business della raffinazione torna in utile nel quarto trimestre con 95 milioni di euro, sostenuto dal miglioramento dei margini dei prodotti petroliferi. La chimica resta invece in perdita per 204 milioni, penalizzata dalla debolezza strutturale dell’industria europea, nonostante i benefici delle ristrutturazioni in corso.
Su questo tema Descalzi osserva che “in Europa l’industria è penalizzata da tasse fra cui l’Ets e non è facile essere competitivi quando nel resto del mondo non hanno lo stesso tipo di regole”, ribadendo comunque l’obiettivo di concentrarsi sulla crescita produttiva e sui risultati aziendali.
L’outlook 2026
Per il 2026 il management prevede un’ulteriore crescita della produzione di idrocarburi in linea con il piano strategico 2025-2028, investimenti lordi per circa 7 miliardi di euro e una leva finanziaria compresa tra il 10% e il 15%.
“La strategia resta immutata. Il modello di business ha dimostrato di funzionare sia in condizioni di mercato debole che forte”, afferma Descalzi, confermando la fiducia nella direzione intrapresa dal gruppo.
Ulteriori dettagli saranno presentati durante il Capital Markets Update previsto per il 19 marzo, appuntamento che il mercato attende per valutare le prossime tappe di crescita di una delle principali realtà energetiche globali.
Enrico Foscarini, 26 febbraio 2026
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