
L’Europa continua a muoversi con cautela sul dossier energia proprio mentre i prezzi restano sotto pressione. La revisione dell’Ets è stata confermata a luglio, senza anticipazioni, nonostante le richieste di intervento immediato avanzate da diversi Paesi, Italia in testa. Nel frattempo prende forma un compromesso che consente almeno di sbloccare il decreto Bollette, ancora in fase di interlocuzione con Bruxelles.
Il tema della competitività industriale, tornato centrale dopo il vertice informale di Aiden Biesen, si è nuovamente intrecciato con il nodo energetico. Ma il confronto tra i governi ha evidenziato una linea ormai consolidata: nessuna modifica strutturale al mercato delle emissioni. Da Berlino è arrivata una chiusura netta, con il cancelliere Friedrich Merz che ha ribadito come “esiste da 20 anni ed è un grande successo”, mentre da Parigi si è parlato solo di margini di “flessibilità”.
Il muro verde blocca le correzioni immediate
Il fronte favorevole a interventi rapidi, guidato da Roma e sostenuto da diversi Paesi dell’Est, non è riuscito a scalfire l’asse dei cosiddetti rigoristi climatici. Spagna, Paesi nordici e Olanda hanno difeso l’impianto attuale, con Pedro Sánchez che ha accusato chi “usa la crisi in Medio Oriente per indebolire la politica climatica”.
Il risultato è uno stallo che rinvia ogni decisione significativa, mentre alle imprese resta il peso di costi energetici elevati. Anche la richiesta di prorogare le quote gratuite per i settori energivori è rimasta sul tavolo senza una risposta immediata, nonostante il pressing industriale. Da Bruxelles, Confindustria ha parlato apertamente di “grido d’allarme”, chiedendo il congelamento del sistema e strumenti comuni per evitare distorsioni tra Paesi.
Aiuti di Stato e decreto bollette: la risposta tampone
Nel breve periodo, la Commissione ha scelto la strada già battuta durante le crisi recenti: ampia flessibilità sugli aiuti di Stato e interventi nazionali mirati. Una soluzione che consente ai governi di muoversi rapidamente, ma che rischia di ampliare le differenze tra economie con margini fiscali diversi.
Sul fronte italiano, si apre uno spiraglio. “Ci sarà una trattativa, ma sono confidente”, ha spiegato Giorgia Meloni, sottolineando che le risposte concrete arriveranno nei prossimi mesi. Anche Ursula von der Leyen ha confermato l’avvio delle consultazioni sul decreto bollette, dichiarandosi fiduciosa sulla possibilità di affrontare “nel breve termine le specificità italiane”.
Resta però evidente la linea di fondo: nessun cambio di rotta sull’Ets e una strategia che continua a puntare su rinnovabili, nucleare e indipendenza energetica, rinviando le correzioni più urgenti.
L’Aie lancia il piano d’emergenza globale
Mentre l’Europa discute, l’Agenzia Internazionale per l’Energia passa all’azione. Di fronte a una delle più gravi interruzioni delle forniture petrolifere mai registrate, l’organismo ha messo nero su bianco un pacchetto di misure immediate per contenere l’impatto su famiglie e imprese.
Il blocco parziale dello Stretto di Hormuz ha tagliato circa 20 milioni di barili al giorno, spingendo il greggio oltre i 100 dollari. Nonostante il rilascio di scorte strategiche, l’Aie avverte che intervenire solo sull’offerta non basta più.
Il direttore esecutivo Fatih Birol ha parlato di una crisi “di proporzioni storiche” spiegando che “senza una risoluzione immediata, gli impatti sulle economie globali diventeranno sempre più insostenibili”. Da qui la necessità di agire anche sulla domanda, con misure concrete e rapide.
Meno consumi subito: trasporti e industria sotto pressione
Il piano punta soprattutto a ridurre i consumi nei settori più energivori. Il trasporto stradale, che rappresenta quasi metà della domanda globale di petrolio, è al centro delle proposte: più lavoro da remoto, limiti di velocità ridotti e maggiore utilizzo del trasporto pubblico.
Non si tratta di interventi strutturali, ma di strumenti immediati per alleggerire la pressione sui mercati. Anche il traffico aereo è nel mirino, con l’invito a ridurre i voli d’affari quando esistono alternative digitali.
Sul fronte domestico, l’Aie suggerisce di proteggere gli usi essenziali del gas, come la cucina, spostando le risorse dove servono davvero. Una logica che privilegia interventi mirati rispetto ai sussidi generalizzati, considerati meno efficaci e più costosi.
Una strategia pragmatica in attesa della normalità
Il messaggio è chiaro: in una fase di shock, l’adattamento conta più delle grandi strategie di lungo periodo. Le misure proposte non sostituiscono le forniture mancanti, ma possono attenuare l’impatto economico e ridurre la volatilità.
L’Aie insiste sulla necessità di coordinamento tra Paesi, sottolineando che la sicurezza energetica dipende anche dalla capacità di risposta delle economie avanzate. In altre parole, meno ideologia e più gestione concreta dell’emergenza.
Mercati più calmi, ma la tensione resta
Nonostante il quadro geopolitico complesso, i mercati mostrano segnali di sollievo. Le Borse europee hanno aperto in rialzo, mentre i prezzi del petrolio hanno registrato una flessione dopo le dichiarazioni del governo israeliano sulla sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.
Il Brent si è mantenuto sopra i 100 dollari ma in lieve calo, mentre il Wti ha perso oltre un punto percentuale. Anche il gas europeo ha registrato un arretramento, segno che gli operatori, almeno per ora, vedono un allentamento delle tensioni.
Resta però un equilibrio fragile. Gli attacchi a infrastrutture nella regione e il rischio di nuove ritorsioni mantengono alta l’incertezza. I mercati respirano, ma lo fanno su un terreno instabile, mentre la politica continua a rincorrere gli eventi.
Enrico Foscarini, 20 marzo 2026
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