IL REPORT

Fusione nucleare, Cremona tra le aree italiane potenzialmente idonee

Una nuova mappa europea individua le zone del Paese adatte alle nuove centrali. Il capoluogo lombardo tra i siti più indicati

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nuclear fusion power plant

Il tema del nucleare in Italia continua a suscitare reazioni contrastanti, soprattutto quando entra in gioco la localizzazione degli impianti. Il problema del deposito dei rifiuti radioattivi non è ancora stato risolto e negli anni non sono mancate manifestazioni di Nimby, acronimo di Not In My Back Yard, ovvero “non nel mio giardino”. Dopo un lungo percorso, si è arrivati soltanto alla selezione dei comuni potenzialmente idonei, con la pubblicazione della Carta nazionale delle aree idonee nel dicembre 2023.

Ora però un nuovo elemento potrebbe far discutere ancora di più. È stata infatti elaborata una mappa delle aree considerate adatte a ospitare una futura centrale a fusione nucleare, una tecnologia diversa dalla fissione e ancora in fase di sviluppo, ma ritenuta cruciale per il futuro energetico europeo.

Una prospettiva non immediata, ma concreta

È importante chiarire che non si tratta di un progetto destinato a partire nel breve periodo. Secondo diversi esperti tra cui Francesco Volpe, fisico italiano fondatore di Renaissance Fusion, serviranno almeno dieci anni prima di vedere l’avvio dei lavori. Altri attori industriali, come Eni negli Stati Uniti insieme alla società Cfs, ipotizzano tempi leggermente più rapidi per un primo prototipo. In ogni caso, l’orizzonte temporale non è immediato, ma nemmeno lontanissimo, e questo rende il tema rilevante già oggi.

La mappa europea: circa 900 siti potenzialmente idonei

La nuova mappa nasce dallo studio European Site Mapping, realizzato tra il 2024 e il 2025 dalla Technical University of Munich per conto della green tech tedesca Gauss Fusion. Il lavoro ha individuato circa 900 potenziali siti adatti a ospitare centrali a fusione nucleare in dieci Paesi europei, tra cui Germania, Francia, Italia, Spagna, Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Austria e Repubblica Ceca.

Lo studio si basa su criteri legati alla presenza di infrastrutture energetiche, capacità della rete elettrica, disponibilità industriale e condizioni territoriali compatibili con impianti ad alta complessità tecnologica.

Le aree italiane: il corridoio del Nord e alcuni poli al Sud

Per quanto riguarda l’Italia, la mappa individua una vasta area potenziale che si estende tra Torino e Milano e segue l’asse del Po verso Cremona e Venezia. Secondo l’università di Monaco, questa zona offre una combinazione favorevole di industria pesante, infrastrutture energetiche già esistenti e capacità di rete adeguata a sostenere impianti di nuova generazione.

In particolare, l’area intorno a Cremona risulta avvantaggiata dalla vicinanza a importanti sottostazioni ad alta tensione. Nel Mezzogiorno, invece, lo studio segnala circa quindici gruppi più piccoli, collocati soprattutto lungo le coste. È bene sottolineare che la mappa individua aree estese e non località precise, evitando quindi di indicare siti puntuali.

Il ruolo dell’Italia nella ricerca europea sulla fusione

Parallelamente alla mappatura dei territori, l’Italia rafforza la propria posizione nella ricerca sulla fusione nucleare. Il 25 febbraio il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha annunciato l’ingresso del Paese nel Comitato direttivo dell’International Fusion Materials Irradiation Facility – Demo Oriented Neutron Source, noto come Ifmif-Dones.

L’iniziativa è stata definita “un passo strategico nel panorama della ricerca europea sull’energia nucleare” e riguarda un’infrastruttura considerata centrale per lo sviluppo della fusione, attualmente in costruzione a Granada, in Spagna. I ministri Gilberto Pichetto Fratin e Anna Maria Bernini hanno firmato una lettera che formalizza la partecipazione italiana come Full member attraverso Enea e Infn, consolidando il ruolo del Paese nei programmi europei dedicati a una delle tecnologie energetiche più promettenti del futuro.

Enrico Foscarini, 16 dicembre 2025

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