
Il nucleare torna protagonista nella strategia energetica nazionale, spinto da una crescita dei consumi elettrici mai registrata prima e dalla necessità di garantire una produzione stabile, programmabile e a basse emissioni. Secondo le nuove analisi presentate nel dossier “Nucleare in Italia: Dal dire al fare” dell’Associazione italiana nucleare, l’atomo potrebbe contribuire in modo determinante alla trasformazione del sistema produttivo italiano e alla sua sicurezza energetica entro il 2030.
Il rapporto evidenzia come ogni euro investito in tecnologie nucleari sia in grado di generare 2,4 euro di indotto tra industria, ricerca e nuove professionalità. L’impatto complessivo potrebbe sfiorare il 2,5% del Pil, mentre l’avvio dei reattori di nuova generazione porterebbe alla creazione di quasi 117mila nuovi posti di lavoro, sostenuti da una supply chain europea autonoma al 90%.
Un’accelerazione simile nasce anche dall’impennata prevista nella domanda elettrica: i consumi europei, trainati dalla rapida diffusione dei data center e dell’Intelligenza artificiale, potrebbero aumentare del 165% entro il 2030, un valore che sta già mettendo sotto pressione reti e infrastrutture. In un contesto dominato dall’esigenza di energia continua e sicura, il nucleare torna quindi a presentarsi come un pilastro affidabile della transizione energetica.
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A influenzare il quadro c’è anche la dimensione geopolitica. Con l’uscita programmata dal gas russo entro il 2027, l’Europa è chiamata a sostituire volumi significativi di energia con fonti interne e non intermittenti. È in questo scenario che si inserisce la firma del memorandum tra Ain e Anima Confindustria, pensato per rafforzare la filiera industriale italiana. L’intesa prevede uno scambio strutturato di competenze, analisi tecniche e attività di formazione destinate alle imprese che vogliono contribuire allo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari.
Durante la giornata annuale dell’Associazione italiana nucleare, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato che “il passaggio dal dibattito all’attuazione richiede una comunicazione chiara, inclusiva e basata su evidenze scientifiche”, ricordando che “il nucleare può contribuire in modo decisivo alla sicurezza energetica, alla competitività industriale e agli obiettivi climatici del Paese”.
In un Paese che si prepara a rivedere profondamente il proprio mix energetico, l’atomo di nuova generazione torna dunque a occupare una posizione centrale, non solo come tecnologia, ma come infrastruttura chiave per sostenere crescita economica, innovazione e autonomia strategica.
Enrico Foscarini, 11 dicembre 2025
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