
Il “metodo Albanese” ha mietuto un’altra vittima, per fortuna simbolica. Si tratta di un altro caso in cui l’ideologia smette di essere opinione e diventa censura. È successo a Genova, dove il Festival della Scienza ha deciso di rinunciare alla collaborazione con Leonardo, il gruppo della difesa e dell’aerospazio che da anni sosteneva la manifestazione con laboratori e attività per le scuole. Dopo una petizione promossa da un gruppo di docenti genovesi, la direttrice Fulvia Mangili ha comunicato che, “per rispetto delle diverse sensibilità”, l’edizione 2025 non avrà tra gli sponsor il gruppo Leonardo.
Una scelta maturata mentre cresceva la pressione di attivisti e insegnanti (abbeveratisi ai feuilleton della Albanese e spacciandoli per report imparziali) che accusano l’azienda di vendere armi a Israele: un’accusa che Leonardo e il suo amministratore delegato, Roberto Cingolani, respingono con fermezza. Leonardo non vende armi a Israele da quando è scoppiato il conflitto”, ha ribadito la Fondazione Leonardo ETS, parlando di un’“associazione sbagliata, grave e dannosa” fatta “senza conoscere la realtà dei fatti”. “Per la prima volta ci è stato chiesto di non prendere parte alle attività. È un’occasione perduta per le scuole e per i giovani, vittime di un fraintendimento basato su notizie false e superficiali”, conclude la Fondazione.
Cingolani: “Inaccettabile dire che Leonardo sia partecipe del conflitto”
L’amministratore delegato Roberto Cingolani ha chiarito la posizione dell’azienda. “Comprendo e condivido lo sdegno per quanto accade a Gaza, ma trovo assolutamente inaccettabile dire che Leonardo sia responsabile o partecipe di questa tremenda vicenda”, ha dichiarato. Ha ricordato che tutte le esportazioni del gruppo sono soggette alla legge 185 del 1990, che vieta vendite di armamenti a Paesi in conflitto. Gli unici rapporti rimasti con Israele, spiega Leonardo, riguardano vecchi contratti di manutenzione su mezzi da addestramento non armati, stipulati oltre dieci anni fa. “Stiamo collaborando con il ministero degli Esteri per sospendere anche questi accordi, non rescindibili unilateralmente”, ha aggiunto l’azienda.
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L’effetto Albanese e il clima avvelenato
A gettare benzina sul fuoco è stata ancora una volta Francesca Albanese, relatrice Onu sui Territori palestinesi, che nel suo ultimo report ha citato il nome di Leonardo tra i partner industriali di aziende americane coinvolte nella produzione di F-35 destinati a Israele. Un collegamento smentito con dati e documenti dallo stesso Cingolani, ma che ha trovato terreno fertile in un’opinione pubblica sempre più polarizzata.
Albanese è diventata un simbolo della deriva ideologica che sta attraversando il dibattito italiano. Le sue recenti apparizioni pubbliche – dalla sceneggiata di Reggio Emilia fino al rifiuto del contraddittorio sull’accusa di genocidio nei confronti di Israele respinta da Liliana Segre (senza contare la pagliacciata del sindaco di Bologna Lepore che le ha regalato un’altra cittadinanza onoraria) – hanno acceso un faro (stranamente anche a sinistra) su un modo di intendere la discussione pubblica in cui l’ideologia prevale sulla realtà e la militanza sostituisce il pensiero critico. Le sue dichiarazioni, spesso tese a dividere più che a spiegare, vengono accolte con entusiasmo da un pubblico che cerca conferme, non analisi. Chi osa dissentire, anche in modo pacato, viene immediatamente bollato come complice o insensibile, segno di un clima culturale sempre più tossico.
L’effetto di queste narrazioni è devastante: l’Italia finisce per criminalizzare le proprie eccellenze industriali, alimentando un clima di diffidenza e sospetto verso chi rappresenta un pilastro strategico della sicurezza nazionale e dell’innovazione tecnologica. Così, in nome di un presunto pacifismo, si mette all’angolo una realtà che dà lavoro a migliaia di persone e contribuisce in modo decisivo alla competitività scientifica e industriale del Paese.
Un danno d’immagine per la cultura italiana
Il ritiro della sponsorizzazione è un colpo anche simbolico. Il Festival della Scienza – nato come spazio di incontro libero tra scienza e società – sembra oggi cedere alle pressioni delle piazze e delle campagne ideologiche, sacrificando la verità dei fatti all’emotività del momento. Un paradosso, per un evento che si dice dedicato al metodo scientifico.
Albanese parla spesso di “analfabetismo funzionale” per descrivere i suoi critici, ma è proprio questa espressione che fotografa un Paese dove l’approfondimento è stato sostituito dallo slogan e dove le tesi più estreme trovano eco solo perché la massa dei cortei pro-Pal ingolosisce una sinistra che non ha né appeal elettorale né capacità di interloquire con la società. E a questa marea di esperti improvvisati di questioni mediorientali si abbandona.
Il risultato è un impoverimento collettivo: la complessità dei conflitti internazionali viene ridotta a una narrazione moralistica, mentre chi richiama al rispetto dei fatti – come ha fatto Leonardo con i dati alla mano – viene dipinto come parte del problema. In questo schema binario non c’è spazio per la verità, né per la responsabilità.
Enrico Foscarini, 8 ottobre 2025
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