
Entra nel vivo l’asta per la BdM Banca, l’ex Popolare di Bari completamente risanata sotto la gestione di Cristiano Carrus e oggi al centro di un dossier che potrebbe riaccendere il risiko bancario italiano. Secondo quanto ricostruito, sarebbero arrivate due manifestazioni di interesse al venditore MCC, una delle quali a sorpresa: si sono fatti avanti Credem e Iccrea, con proposte preliminari e non vincolanti per accedere alla data room che sarà aperta nei prossimi giorni.
L’apertura della gara rimette in moto il consolidamento del settore creditizio e riporta in campo una banca come Credem, da anni assente da grandi operazioni straordinarie, mentre il gruppo Iccrea si muove con cautela su un dossier strategico per la presenza territoriale nel Sud. Dal MEF si apprende che l’operazione non è ancora in dirittura d’arrivo ma che “ci stanno lavorando”, confermando l’attenzione del Tesoro su una privatizzazione che rappresenta un passaggio delicato per il sistema bancario.
Lo Stato può recuperare l’investimento
Il punto centrale della partita resta il prezzo di cessione, perché è proprio su questo fronte che si gioca la vera novità dell’operazione. Negli ultimi anni le banche con un rendimento del capitale simile a quello di BdM hanno trattato tra 0,4 e 0,5 volte il patrimonio netto, che porterebbe la valutazione tra 250 e 280 milioni. Tuttavia il precedente della Cassa di Risparmio di Orvieto, ceduta a multipli più elevati, dimostra che il mercato può riconoscere valori più alti.
Se si applicasse un multiplo vicino a 0,8 volte il book, come accaduto in quella operazione, BdM potrebbe arrivare a circa 450 milioni, avvicinandosi al costo sostenuto dalle casse pubbliche. Ma lo scenario più rilevante è quello di una cessione a patrimonio, attorno ai 600 milioni, che consentirebbe allo Stato di recuperare interamente l’investimento effettuato tramite MCC, pari a circa 430 milioni, e addirittura realizzare un guadagno.
È questo l’elemento che cambia la narrativa dell’intervento pubblico: da salvataggio oneroso a operazione industriale capace di restituire valore alle finanze pubbliche.
Credem allo scoperto, Iccrea resta coperta
Credem ha confermato ufficialmente l’interesse al dossier, spiegando che “il Gruppo Credem è impegnato in un costante sviluppo del business che prevede una crescita autonoma e per linee interne autofinanziata dalla costante redditività nel tempo” e che l’istituto “conferma di aver sottoscritto una manifestazione di interesse non vincolante per lo svolgimento di un’attività preliminare di valutazione dell’operazione”.
La banca emiliana è presente da tempo nel Mezzogiorno, con circa 190 filiali e una strategia costruita negli anni attraverso acquisizioni mirate che hanno rafforzato la presenza territoriale. L’ingresso in BdM rappresenterebbe quindi un ulteriore tassello di consolidamento nel Sud.
Diversa la posizione di Iccrea, che mantiene un profilo molto prudente. Il gruppo delle Bcc è interessato al dossier e segue da tempo l’evoluzione della banca pugliese, ma continua a muoversi con grande cautela e senza esporsi pubblicamente, lasciando intendere una strategia attendista in attesa di capire condizioni e valutazioni economiche dell’operazione.
Crédit Agricole frena: interesse ancora prematuro
Sullo sfondo resta anche l’attenzione di Crédit Agricole, che tuttavia ha raffreddato le indiscrezioni. L’amministratore delegato di Crédit Agricole Italia Hugues Brasseur ha spiegato che “c’è un po’ di fantasia, mi sembra molto prematuro”, sottolineando che “sono scelte che si fanno tramite un comitato strategico che valuta le opzioni” e che oggi il gruppo è più concentrato sugli hub di crescita già esistenti nel Mezzogiorno.
Una posizione che non chiude la porta ma indica chiaramente come il dossier BdM sia ancora in una fase preliminare e destinata a evolversi nei prossimi mesi.
Una banca risanata e tornata appetibile
La Banca del Mezzogiorno arriva alla vendita dopo un profondo processo di risanamento. Salvata nel 2020 dal default della gestione precedente con un intervento complessivo di circa 1,6 miliardi tra MCC e Fitd, oggi presenta 600 milioni di patrimonio, circa 190 filiali in nove regioni e un utile di 32 milioni a fine 2025, con indicatori patrimoniali in netta crescita.
Numeri che spiegano l’interesse del mercato e che rendono la banca un asset appetibile per chi vuole rafforzarsi nel Sud Italia, soprattutto in un contesto in cui la presenza territoriale e il rapporto con le PMI diventano sempre più strategici.
Bernardo Mattarella, l’uomo della normalizzazione
Al centro di questa operazione c’è il lavoro costruito negli anni da Bernardo Mattarella, oggi amministratore delegato di Invitalia ed ex guida di MCC, che ha gestito la fase più delicata del salvataggio della banca pugliese. Il suo ruolo è stato quello di trasformare una crisi bancaria in un progetto industriale sostenibile, coordinando il de-risking, il trasferimento dei crediti deteriorati e l’aumento di capitale in modo compatibile con le regole europee sugli aiuti di Stato.
Sotto la sua regia MCC è diventata una capogruppo in grado di assorbire l’urto di una banca in crisi senza compromettere la stabilità del sistema, mentre BdM è passata rapidamente da un regime commissariale a una gestione ordinaria efficiente, recuperando credibilità istituzionale e rapporti con la BCE.
La sua visione è stata chiara fin dall’inizio: non un salvataggio a fondo perduto, ma un investimento pubblico destinato a sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno. In questa logica BdM è stata concepita come una banca radicata sul territorio, capace di accompagnare le Pmi e di diventare uno strumento operativo per la messa a terra dei fondi europei e del PNRR, in sinergia con Invitalia e con l’intervento pubblico.
Oggi, con la cessione all’orizzonte, Mattarella chiude un cerchio: una banca salvata con risorse pubbliche che può essere venduta recuperando l’investimento e generando valore per lo Stato. È il passaggio che trasforma un’emergenza bancaria in un caso di gestione efficiente del credito pubblico.
In un Paese spesso segnato da crisi bancarie lunghe e polemiche, il percorso di BdM racconta una storia diversa: mentre altri discutevano delle responsabilità del passato, Mattarella ha costruito l’infrastruttura per il futuro, dimostrando che l’intervento pubblico nel credito può essere moderno, efficiente e utile al Paese.
Enrico Foscarini, 8 aprile 2026
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