
Tornano indietro le lancette dell’orologio nell’inchiesta della Procura di Torino sull’eredità di Marella Caracciolo Agnelli. Il gip Giovanna Di Maria ha infatti respinto l’istanza di messa alla prova presentata dalla difesa di John Elkann, amministratore delegato di Exor e nipote dell’Avvocato Agnelli. Con questa decisione, gli atti tornano ai pubblici ministeri, che dovranno procedere a una nuova chiusura delle indagini preliminari in relazione alla posizione dell’imprenditore.
La decisione è arrivata al termine dell’udienza convocata per consentire al giudice di approfondire la memoria depositata nei mesi scorsi dai legali di Elkann. La Procura, dopo aver chiuso le indagini coordinate dal sostituto procuratore Marco Gianoglio insieme ai colleghi Mario Bendoni e Giulia Marchetti, aveva espresso parere favorevole alla sospensione del procedimento, anche alla luce del versamento di circa 180 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate.
I due filoni dell’inchiesta sull’eredità Agnelli
L’inchiesta torinese si articola attualmente in due procedimenti distinti ma intrecciati, che potrebbero anche essere riuniti. Nel primo filone, rispetto a John Elkann, i pm avevano chiesto l’archiviazione parziale in relazione all’ipotesi di reato di dichiarazione infedele limitatamente a due annualità, dando al contempo il via libera alla messa alla prova. Una scelta che avrebbe chiuso di fatto il procedimento per la Procura, ma che ora viene rimessa in discussione dal rigetto del gip.
Nel secondo filone sull’eredità Agnelli, il gip Antonio Borretta, lo scorso dicembre, ha ordinato ai pm di formulare l’imputazione nei confronti di Elkann per due dei sei capi di imputazione originariamente contestati. Si tratta di un’imputazione coatta relativa alle dichiarazioni dei redditi 2018 e 2019 presentate dopo la morte di Donna Marella, ipotesi di reato sulle quali gli stessi pm avevano già chiesto l’archiviazione.
La posizione della difesa di John Elkann
All’uscita dal Palazzo di Giustizia di Torino, gli avvocati Paolo Siniscalchi e Federico Cecconi hanno commentato la decisione del gip sottolineando che “per noi non cambia niente. Peraltro, alla luce della frammentazione del quadro processuale, avevamo perso ogni interesse a questa istanza. Ora gli atti tornano alla procura. Se i pubblici ministeri decideranno di andare avanti noi dimostreremo che John Elkann non ha fatto nulla”.
Interpellati su una possibile prescrizione degli episodi contestati, i due penalisti hanno aggiunto: “Noi non facciamo calcoli, noi ci difendiamo nel merito delle accuse”.
La palla torna dunque alla Procura di Torino, che dovrà decidere come procedere in un’indagine complessa e ancora aperta, destinata a mantenere alta l’attenzione sul delicato capitolo dell’eredità di una delle famiglie più note dell’imprenditoria italiana.
Enrico Foscarini, 11 febbraio 2026
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