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Gelato il dividendo. Gelati gli azionisti

Gelato il dividendo. Gelati gli azionisti.
Gelato il dividendo. Gelati gli azionisti.
Gelato il dividendo. Annullato.  O, nei casi migliori, dividendo congelato fino a data da definire.  Forse in autunno ma anche no. Intanto sono gelatissimi gli azionisti grandi e piccoli di quelle società, banche in primis, che attendevano le cedole per migliorare i propri rendimenti di gestione o stabilizzare le entrate finanziarie. Ci avevano fatto conto, i dividendi attesi sembravano confermati dai primi dati di consuntivo e dai report degli analisti. Paginate sono state scritti sui migliori dividend/yield  che segnalavano buone opportunità fra i titoli top, quelli con una liquidità tale da consentire lo sgancio dopo l’incasso della cedola. Sul payout generoso più manager hanno tenuto agganciati i grandi istituzionali, fondazioni, famiglie agiate ed enti previdenziali e di volontariato.

E’ giusto adesso saltare la distribuzione per la virulenza del coronavirus? 

In queste ore concitate c’è la gara a invitare le società maggiori a non distribuire subito o non distribuire affatto.  Dalla Bce, ad alcune altre banche centrali , alla Federazione Europea delle banche guidata dal Ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, allo Stao francese per le sue controllate, qualche sindacato fino ai deputati 5Stelle. Una pressione così massiccia, tanto più se istituzionale , non è in fondo il miglior  alibi per i Cda per scaricare su altri la responsabilità della scelta? Della serie: “Noi lo avremo distribuito, ma non vogliono”. 

L’idea di fondo dei contrari alla distribuzione dell’utile 2019 è che il buon amministratore guarda lontano. Sente già addosso un 2020 disastroso che produrrà perdite  e nessuno è in grado di ipotizzare quante. Per questo sbarra le porte e mette i sacchi vicino alla finestra. Per nonfare uscire niente. Tiene in casa tutti i soldi per non doverli chiedere ai vicini nei prossimi mesi, con un aumento di capitale che è sempre doloroso figuriamoci con la carestia diffusa. Tenendo in cassaforte  i soldi  – è l’altra parte del ragionamento prudenziale –  il titolo esce rafforzato perché beneficia di una abbondante riserva di mezzi.  Il valore dell’azione dovrebbe tenere e in tempi migliori il Cda potrebbe deliberare di distribuire un dividendo straordinario pari o vicino all’ordinario previsto. 

Ragionamenti corretti. Come sono in buona fede coloro che pretendono il pagamento puntuale:  non sono soltanto soggetti ricchi,  sono risparmiatori che hanno pianificato scelte anche in funzione di quei flussi cedolari, che subiscono qualche danno se arriverà ritardato. E poi azionisti pazienti, investitori che chiedono di incassare e magari reinvestire nella stessa società. C’è il rischio, creando un precedente, che i grandi istituzionali  mettano in dubbio fino all’ultimo la puntualità della cedola e restino più guardinghi di quanto dovrebbero essere. 

E allora? Soluzioni ce ne sono tante: dividendo spezzato nei due semestri, distribuzione inversamente proporzionale ai possessi societari ( se sei piccolo proporzionalmente più cash subito),  niente in primavera e straordinario/ordinario quando si potrà (con delega al Cda e precisa appostazione di bilancio). Prestiti gratuiti per i soci  più piccoli che contavano su quell’introito.  E forse tante altre vie d’uscita.

Tutte meglio del “prendere o lasciare” (sottinteso “egoista o consapevole”)  che appare molto ideologico.

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