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Meno volatilità non vuol dire meno rischio

Queste parole dovrebbero rappresentare il mantra di ogni risparmiatore.

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Il motivo ?!

 

Quando parliamo di investimenti, capita di frequente che le persone abbiamo la tendenza a preferire soluzioni finanziarie a basso rischio se non addirittura bassissimo per impiegare i propri risparmi, conviti del fatto che tale scelta possa rappresentare la forma corretta ed ottimale da utilizzare per la gestione delle proprie finanze personali.

Sfortunatamente questo non è assolutamente vero, anzi al contrario tale comportamento può rappresentare uno dei maggiori errori che un risparmiatore possa commettere,  in quanto come spesso accade si dimentica o addirittura si evita di prendere in considerazione l’assassino silenzioso più letale, ovvero l’inflazione, uno dei fattori che maggiormente va ad influire sui nostri risparmi.

 

Che cos’ è l’inflazione?

Con inflazione in economia si indica l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e sevizi in un determinato periodo di tempo, che genera una diminuzione del poter d’acquisto della moneta.” – Wikipedia –  

Praticamente, in un linguaggio molto semplice, quando l’inflazione aumenta riusciamo ad acquistare, con la stessa quantità di denaro, un numero inferiore di beni o servizi. Quindi ad esempio se nell’anno T avevamo una somma di 1000€ che ci consentiva l’acquisto di 10 maglioni, a seguito di un aumento dell’inflazione di un ipotetico X% nell’anno successivo, con la stessa somma non riusciremo più ad acquistarne 10 ma solamente 9,5. In pratica il nostro potere di acquisto viene compromesso negativamente.  

Ovviamente lo stesso discorso vale per i denari che sono fermi sui conti correnti e come possiamo vedere dalla grafica, dove abbiamo realizzato una simulazione utilizzando i dati storici dell’inflazione italiana, il valore “reale” di 100 euro subisce delle svalutazioni nel tempo che sono causate da questo importante elemento:

I dati ricavati dalla tabella hanno per noi un grande valore in quanto ci indicano in modo netto il comportamento che dobbiamo evitare con estrema convinzione, ovvero quello di non investire i nostri soldi.

Infatti, se negli ultimi dieci anni la diminuzione del valore di circa un -12% potrebbe essere considerata ancora gestibile con il passare del tempo e soprattutto nel lungo periodo la problematica potrebbe diventare più importante e difficile da sostenere in quanto come possiamo vedere l’erosine andrebbe a toccare picchi di circa un terzo del valore complessivo.

 

A questo punto è bene porsi la seguente domanda: Come possiamo cercare di affrontare la questione?

Il primo passo consiste sicuramente nell’iniziare a capire che non investire e lasciare fermi sul conto corrente i risparmi non rappresenta un’opzione o una scelta, bensì una necessità, in quanto come abbiamo visto il denaro può perdere molto valore durante il corso del tempo e per tale motivo bisogna mettere in atto azioni che ci consentano di colmare questo GAP.

Il secondo invece è quello di definire adeguatamente il concetto di rischio in modo tale da comprendere che è “parte integrante” degli investimenti e che se viene utilizzato, gestito e canalizzato correttamente può essere impiegato a nostro vantaggio.

Se diamo uno sguardo al passato possiamo ricavare preziose informazioni ad esempio da Ben Graham, mentore di Warren Buffett e primo economista ad aver sviluppato la teoria del Value Investing che con le sue indicazioni sul Dollar Cost Averaging, [importante  pratica di investimento che prevede la suddivisione dell’importo che si desidera investire in parti uguali, in modo tale da utilizzare le quote ricavate, per effettuare nel tempo ad intervalli regolari acquisti in una determinata classe di investimento], ci fornisce un semplice strumento che ci aiuta a gestire la volatilità dei nostri investimenti con il corretto approccio in modo tale da evitare che l’umore dei mercati finanziari vada ad influire sul nostro stato d’animo e sulle nostre decisioni.

In conclusione, evitiamo forme d’investimento complesse, utilizziamo strategie semplici e non articolate, investiamo in base ai nostri obiettivi reali che sono propedeutici al miglioramento del nostro stile di vita e soprattutto non rincorriamo le performance spendendo inutilmente le forze in questo esercizio in quanto attraverso una buona pianificazione, una corretta diversificazione, una forte disciplina ed una buona dose di pazienza e possibile ottenere in maniera semplice degli ottimi risultati dai mercati.

La tabella di seguito, che è stata costruita con gli ETF di riferimento per le relative asset class, ci mostra come le stesse si sono comportate nel periodo 2011/2020. 

 

In video Jack Bogle fondatore e amministratore delegato di “ The Vanguard Group” conosciuto per essere stato il padre del primo fondo indicizzato e per la sua filosofia di investimento a basso costo.

Paul Anthony Samuelson, economista statunitense e primo americano a vincere il premio Nobel  per le scienze economiche, in un discorso nel 2005 si esprime in questo modo:

 

“I rank this Bogle invention along with the invention of the wheel, the alphabet, Gutenberg printing, and wine and cheese: a mutual fund that never made Bogle rich, but elevated the long-term returns of the mutual-fund owners – something new under the Sun.

“Posiziono l’invenzione di Bogle accanto all’invenzione della ruota, dell’alfabeto, della stampa di Gutenberg, del vino e del formaggio; questo fondo comune non ha mai reso Bogle ricco,(dopo il lancio del First Index Investment Trust, nell’agosto 1976, Bogle fallì in quanto gli investitori non erano interessati al suo approccio, successivamente come tutti sappiamo la situazione iniziò gradualmente a cambiare)  ma ha innalzato i rendimenti a lungo termine dei possessori di fondi comuni di investimento, qualcosa di nuovo sotto il Sole.”

Fonte: BBCnews 17 July 2017

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