
L’assemblea di Mps si è trasformata in un passaggio decisivo per la governance della banca senese, con il ritorno di Luigi Lovaglio al vertice sostenuto da una maggioranza ampia e trasversale. In un contesto di forte partecipazione, circa il 65% del capitale, il voto ha sancito una ricomposizione degli equilibri interni e una chiara indicazione strategica per il futuro del gruppo.
Il risultato ha visto prevalere la lista di Plt Holding della famiglia Tortora, che ha ricandidato Lovaglio e ottenuto il 49,9% dei voti espressi, mentre la lista del consiglio di amministrazione uscente si è fermata al 38,79%. Il dato politico-finanziario più rilevante è stato il sostegno convergente di grandi azionisti e investitori istituzionali, che hanno rafforzato la posizione del banchiere lucano.
La nuova geografia del potere in Mps
La vittoria di Lovaglio non è stata soltanto numerica ma anche profondamente simbolica, perché ha evidenziato una nuova geografia del potere all’interno di Mps. Su di lui si è concentrato un ulteriore 32,5% del capitale, con il contributo decisivo di Delfin, primo azionista della banca, insieme a Banco Bpm, diversi fondi internazionali come Norges Bank e BlackRock e altri investitori strategici.
Dall’altra parte, la lista del cda uscente ha raccolto circa il 25% del capitale, sostenuta soprattutto dal gruppo Caltagirone e da una parte dei fondi che si sono allineati alle indicazioni dei proxy advisor. Anche la componente di Assogestioni ha ottenuto una rappresentanza minoritaria, segno di un equilibrio più frammentato rispetto al passato.
Nel corso dell’assemblea, il clima è stato descritto come teso ma partecipato, con momenti di forte coinvolgimento emotivo. Alcuni soci hanno accolto la conferma di Lovaglio con applausi e manifestazioni di sostegno, interpretando il voto come un riconoscimento del percorso di risanamento della banca.
Un cda diviso ma operativo
La nuova composizione del consiglio di amministrazione riflette il risultato del voto e segna un equilibrio complesso ma operativo. Otto consiglieri sono espressione di Plt Holding, sei provengono dalla lista del board uscente e uno dalla lista di Assogestioni, delineando un assetto pluralista ma non privo di tensioni potenziali.
Lovaglio ha commentato l’esito dell’assemblea senza toni rivendicativi, sottolineando che si tratta di un contesto in cui sarà possibile lavorare in modo costruttivo. “È un cda molto qualificato”, ha affermato, aggiungendo che sarà “utile e interessante” collaborare con tutte le componenti del nuovo consiglio.
Tra le nomine più rilevanti figurano il candidato presidente Cesare Bisoni e diversi profili provenienti dal mondo bancario e finanziario, mentre la rappresentanza del cda uscente include figure di rilievo come Fabrizio Palermo e Corrado Passera. Per Assogestioni è stata confermata Paola De Martini, a testimonianza di una continuità istituzionale limitata ma significativa.
Il progetto Mediobanca e il ruolo di Generali
Al centro della visione di Lovaglio resta il progetto industriale legato alla trasformazione del gruppo, con particolare attenzione alla fusione con Mediobanca. Il banchiere ha ribadito che l’obiettivo è creare valore per tutti gli stakeholder, sostenendo una strategia che punta a rafforzare la posizione competitiva del gruppo nel sistema finanziario italiano.
In questo quadro si inserisce anche il ruolo di Generali, di cui Mps detiene una partecipazione significativa. Tuttavia, la compagnia assicurativa viene definita come un elemento complementare, un “nice to have”, mentre il focus principale resta sul core business bancario e sulla generazione di dividendi, stimati fino a 16 miliardi in cinque anni secondo le linee strategiche illustrate.
Un anno di trasformazioni
Il percorso che ha portato a questo nuovo assetto è stato lungo e caratterizzato da tappe cruciali che hanno ridisegnato il panorama bancario italiano. Dall’avvio dell’Ops su Mediobanca, passando per il rafforzamento progressivo della posizione di Mps come primo azionista, fino all’integrazione strategica tra i due istituti, il processo ha segnato un cambio di fase per l’intero settore.
Nel corso dei mesi, si sono susseguite decisioni industriali, rilanci dell’offerta e momenti di forte attenzione mediatica, fino alle indagini su presunti patti occulti che hanno aggiunto complessità al quadro. Più recentemente, il piano industriale e le decisioni dei cda hanno accelerato verso l’ipotesi di fusione, con l’obiettivo dichiarato di completare il processo entro fine anno.
Uno scenario ancora aperto
Il ritorno di Lovaglio alla guida di Mps segna quindi una fase di consolidamento, ma anche di attesa per le prossime decisioni operative del consiglio. Le deleghe, la nomina del presidente e la definizione dei vicepresidenti rappresentano il primo banco di prova concreto di un equilibrio appena costruito.
In questo contesto, la banca senese si trova davanti a una sfida doppia: da un lato la stabilità interna della governance, dall’altro la realizzazione di un progetto industriale ambizioso che punta a ridefinire il ruolo di Mps nel sistema finanziario europeo.
Enrico Foscarini, 15 aprile 2026
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