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Siete pronti all’ETF che verrà?

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Articolo tratto dal sito www.contemplata.it

 

Lo so, pensavate di averle viste ormai tutte.

D’altra parte, il settore degli ETF ci stupisce da anni con rabone, trivele e sombreri di alta scuola. Da semplici e poco costose repliche di principali indici internazionali, gli ETF sono oggi diventati, in molti casi, strumenti altamente sofisticati ed addirittura a gestione attiva, se non anche absolute return. Ma di questo ne abbiamo già parlato in precedente articolo e, soprattutto, in un webinar dedicato. Cosa potrebbe capitare ancora? Per scoprirlo, noi Europei abbiamo un gran fortuna. Non serve navigare nei pressi dei bastioni di Orione o vicino alle porte di Tannhäuser; basta guardare cosa succede ad ovest, sull’altra sponda dell’Atlantico.

 

L’innovazione finanziaria a stelle e strisce

Che gli Americani abbiano influito sulle nostre vite fin dallo scoppio del Grande Incendio è risaputo. Idee ed ideali, usi, costumi, armi e basi militari; soldi (piano Marshall), Coca-Cola, Rock and Roll, Soap Opera e polizieschi. Internet, Windows, Google e l’Iphone. Se ci pensate bene, l’altra attuale
super potenza ci ha per ora fornito un (bel) po’ di sushi, tanta deflazione importata, scambi commerciali in crescita, tecnologia a basso costo, ben poca cultura. Ma è in campo finanziario che gli Stati Uniti rimangono il punto di riferimento; tutte le innovazioni degli ultimi 40 anni almeno arrivano da lì. Securitization, credit derivatives, reverse mortgage, Pac-Man defense strategies, giusto per citarne alcune. Negli ETF, ben più utilizzati là che qua, la situazione non cambia. E allora vediamo alcune curiosità già oggi a disposizione degli investitori yankee, concentrandoci non tanto su sottostanti più o meno esotici (la marijuana o il Bitcoin), ma su strutture e meccaniche particolari.

 

Un cuscinetto contro le perdite per dormire più tranquilli?

I First Trust Target Outcome ETFs® sono strumenti gestiti attivamente che mirano a fornire ai detentori delle quote il rendimento di un underlying asset, quale ad esempio lo SPDR® S&P 500® ETF Trust (cioè un altro ETF che replica lo SP500), fino ad un determinato cap (massimo), ma fornendo altresì un buffer (cuscinetto) contro le perdite del sottostante. Il tutto però all’interno
di un predefinito Target Outcome Period, approssimativamente della durata di un anno. Il funzionamento di questi ETF si basa sull’investimento in FLexible EXchange® Options, cioè opzioni che replicano il prezzo del sottostante. Tali opzioni scadono alla fine del Target Period, e vengono quindi rinnovate creandosi un nuovo cap e un nuovo buffer.

Ciò comporta che chi compra l’ETF all’inizio del periodo è effettivamente coperto per l’intero ammontare del cuscinetto, mentre chi entra nel durante comprando sul secondario potrebbe avere un livello di copertura, ma anche di cap, diverso a seconda dell’oscillazione del prezzo. Si noti che l’ETF investe essenzialmente in una combinazione di opzioni, assimilandosi in questo senso ad un certificate. In termini semplici, si ipotizzi di avere uno di questi ETF con un cap e un buffer entrambi del 10% all’inizio del periodo di riferimento. Se il sottostante, ammettiamo lo SP500, alla fine del Target Period è sceso del 20% l’ETF subirà una perdita del 10% in quanto il cuscinetto copre per un 10%. Se lo SP500 fa -10% l’ETF fa zero; se lo SP500 fa +7% (cioè meno del cap)
anche l’ETF fa 7%. Se invece lo SP500 fa +20% la performance dell’ETF è limitata al 10%. 

 

Andiamoci sopra

Dovete ristrutturare il bagno ma siete preoccupati del costo relativo alla rimozione e allo smaltimento dell’attuale pavimento. “Che problema c’è, basta andarci sopra con il nuovo pavimento”, potrebbe consigliarvi qualcuno. Potenzialmente corretto. Le tecniche di overlay (letteralmente strato, rivestimento) sono ampiamente utilizzate nel settore del risparmio gestito. Si tratta in sostanza di mettere sopra ad una certa esposizione, ad esempio ad un indice azionario standard (facciamo ancora lo SP500), una strategia in opzioni che permetta di ottenere (se tutto va bene) una performance leggermente migliore dell’indice stesso, anche se non strabiliante (si parla anche di enhanced index strategies).

Prendiamo lo Overlay Shares Large Cap Equity ETF. Lo strumento è gestito attivamente e: 1) investe in altri ETF che replicano un indice large equity americano; 2) compra e vende opzioni put a breve termine (una settimana circa) per generare una ulteriore performance. In termini tecnici, per i più appassionati, si tratta di mettere in piedi un “put spread”. Vendo opzioni con strike inferiore all’attuale valore dell’indice, e incasso un premio. Compro put con strike ancora inferiore, mica il mercato dovesse crollare. Si noti che le put che vendo, avendo uno strike maggiore, mi pagano un premio maggiore rispetto a quello che pago per acquistare le altre put. In totale, se l’indice sta fermo, sale, o scende leggermente da qui ad una settimana porto a casa un piccolo guadagno. E quanto mi costa il pacchetto? Uno 0,78% totale: non pochissimo, ma neanche tantissimo per voler battere lo SP500.

 

Se ti scalano ti compro

E’ una strategia ben nota nel mondo degli Hedge Funds. Quando viene annunciata una scalata societaria il prezzo dell’azienda Target tende a salire e a raggiungere velocemente il prezzo d’offerta, mentre quello del Bidder tende a scendere. Se sei svelto e vai long sulla Target e short sul Bidder non dovrebbe andarti male (ma nulla è certo, la scalata potrebbe infatti saltare). Il First Trust Merger Arbitrage ETF funziona proprio così. Si espone long e short a quelle imprese per cui è stata annunciata una operazione di M&A.

E chi le cerca queste società? Facile, il sub-advisor del fondo a cui, in pratica, è delegata la gestione. In questo caso si tratta della Vivaldi Asset Management, una società specializzata nella strutturazione di strategie di investimento alternative. Bella idea direte voi. Qui però le spese di gestione ammontano al 2,30%. Altre amenità in ordine sparso: ETF che applicano strategie di asset allocation su commodities puntando alla creazione di un portafoglio ottimale come media di quelli presenti sulla frontiera efficiente; un bel ETF sull’industria sottostante il mondo delle criptovalute, cioè trading venue, minatori, società produttrici di software e hardware per minare, società legate alla blockchain. Se volete puntare solo sul Bitcoin c’è un ETN che
vi costa l’1%. In definitiva, i replicanti sono tra noi. Non se ne andranno. Meditate gente.

 

Fabrizio Crispi

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