L'ANALISI

“Lavorate a Pasquetta”: la Francia corre ai ripari, mentre il Pd fa propaganda

La Francia vuole tagliare i giorni festivi per evitare il default, il Pd vuole ridurre il part-time senza preoccuparsi della produttività del lavoro

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schlein macron

In Francia tagliano giorni di ferie per tenere in piedi i conti pubblici. In Italia il Pd vuole tagliare il part-time, in nome della “dignità del lavoro”. Una battaglia che, come sempre, riguarda più la narrativa che il Pil.

Ma attenzione: non è questione di produttività, almeno non per entrambi. In Francia serve per evitare il baratro. In Italia, al Pd interessa tutt’altro.

La Francia lavora di più… ma solo a maggio

Il governo francese, alle prese con un deficit fuori controllo al 5,8% del Pil e lo spettro (non remoto) di un crollo di fiducia sui mercati, ha deciso di dare un segnale simbolico ma concreto: tagliare due giorni festivi.

Bersaglio: il lunedì di Pasqua e l’8 maggio (vittoria sul nazismo), colpevoli di inceppare la produttività in un mese già intasato di ponti e festività. Ogni giorno lavorato in più vale 2 miliardi di euro. Non è poco, visto che la manovra d’austerità vale 43,8 miliardi.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: congelare spesa sociale, frenare le uscite, evitare il default e riportare sotto controllo conti pubblici sempre più in bilico, in un paese che vede il proprio spread superare quello italiano. La motivazione? Semplice: se Parigi non stringe la cinghia ora, domani saranno i mercati a farlo al posto suo.

Il Pd e il part-time: più soldi, non più lavoro

Mentre in Francia fanno i conti con la realtà, il Pd italiano si concentra su un tema molto meno urgente: il part-time. Elly Schlein e la ex segretaria della Cgil (ora senatrice Pd) Susanna Camusso propongono una legge per smontare l’impianto del Jobs Act e ridurre l’uso del part-time, soprattutto quello involontario.

Il punto, però, non è aumentare la produttività. Anzi. La proposta Pd mira a tutelare il reddito anche senza aumentare le ore lavorate o la produzione, riconoscendo di fatto ai lavoratori più diritti e più salario per gli stessi orari ridotti.

Chi lavora oltre il 20% dell’orario contrattuale avrà automaticamente diritto al tempo pieno e ai relativi aumenti. Più che un incentivo al lavoro, sembra una redistribuzione ex lege, tutta a scapito delle imprese.

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Se la Francia è obbligata all’austerità dall’esplosione del deficit e dall’instabilità politica (quattro governi in due anni), il Pd si muove su un altro terreno: la battaglia “culturale” contro la precarietà. Un mantra ripetuto allo sfinimento da oltre vent’anni ance se ora in Italia si registra il record di occupati a tempo indeterminato.

In Italia, dopo anni di sacrifici (e sì, anche grazie anche al lavoro del ministro Giorgetti), i conti pubblici iniziano a respirare. Non ci siamo ancora messi a cantare l’inno della crescita, ma il peggio sembra alle spalle. Anche grazie alle rinunce fatte dai lavoratori in questi anni.

Eppure, tra Parigi che toglie ferie e il Pd che promette più salario senza più lavoro, una cosa in comune c’è: la vera colpevole è sempre Berlino. Che impone aggiustamenti di bilancio a tutta Europa anche se il ciclo macroeconomico è sfavorevole. Sintetizzato in una parola: austerity.

Chi vince? Nessuno. Ma l’Italia almeno per una volta non sbaglia strada

In fondo, la differenza è tutta qui. La Francia si muove per disperazione, il Pd per ideologia. L’Italia, per una volta, sembra aver trovato la sua strada, tra conti pubblici in ordine e una ripresa ancora molto timida, ma reale.

Chi vuole continuare a lamentarsi guardi pure verso Berlino.

Chi vuole lavorare un po’ di più, magari in Francia potrà trovare una sponda (anche se come da noi tra annunci e realtà spesso c’è un abisso).

Chi vuole lavorare meno ma guadagnare di più, si rivolga pure al Pd (ammesso che riesca a vincere le elezioni e che non debba rimangiarsi le promesse a colpi di manovre correttive).

Ma non chiedete al mercato chi ha ragione. Lui, solitamente, non fa sconti a nessuno.

Enrico Foscarini, 16 luglio 2025

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