Economia e Logistica

Il porto di Genova si scopre “mediceo”: livornesi al comando

Il Presidente Paroli (livornese doc) sceglie nella città toscana tutti suoi fedelissimi e per l'establishment genovese scatta l'effetto choc

porto genova @ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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6 agosto 1284 al largo delle coste toscane, la flotta della Repubblica marinara di Genova, annienta nella battaglia della Meloria quella della Repubblica di Pisa, condannando il porto toscano a un lento ma inesorabile declino: 25.000 pisani trovano la morte  nella battaglia con i genovesi e più di 11.000 sono presi prigionieri e reclusi in quello che verrà ribattezzato Campo Pisano, lo spazio più esposto ai venti del centro medioevale della Superba (ancora oggi ben riconoscibile sul colle di Sarzano): a malapena mille sopravvivono in questo antesignano dei lager e riescono a tornare a casa.

Il rapporto fra la Superba, ovvero fra Genova e le città costiere toscane si confermerà negli anni costantemente teso e poco amicale: a fine degli anni ’90 Genova e Livorno vengono considerate le grandi rivali per conquistare le principali rotte del nascente traffico container e i livornesi, nel loro porto mediceo che si è dotato della Darsena Toscana, fanno fatica a anche a riconoscere il primato di Genova e dei suoi operatori, in particolare gli agenti marittimi genovesi che si fregiano del titolo di agenti generali degli armatori esteri per tutta l’Italia e relegano quelli degli altri porti al ruolo di subagenti. Ovunque meno che a Livorno dove almeno un paio di casi fanno eccezione e dialogano direttamente con gli armatori.

Questa lunga premessa per evidenziare l’originalità, l’irritualità e il coraggio in una città complessa come Genova,  delle scelte compiute dal neo presidente dell’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona, Matteo Paroli, livornese e già segretario del porto di Livorno, la cui nomina livornese al vertice del più importante porto italiano, in una carica considerata alla stregua di un ruolo diplomatico internazionale, sembrava essere stata comunque “assorbita” e metabolizzata dall’establishment genovese, maestro…nella sospensione dei giudizi. Ma le sue prime scelte di governance – e le voci che, sulle banchine e negli uffici dello shipping genovese si rincorrono – potrebbero trasformare l’iniziale apprezzamento per il coraggio in quel mugugno (quel mormorio sommesso) che a Genova è segnale premonitore di tempeste. La prima mossa è stata quella di non accettare condizionamenti politici o o di imprenditoriali locali e di affidare la delicata poltrona di segretario generale del porto, a Tito Vespasiani, già collega di lavoro di Paroli a Ancona, dove aveva ricoperto la carica di segretario generale, svolgendo quindi lo stesso incarco a Brindisi. Un amministratore di lungo corso, senza ombra di dubbio, chiamato a pattinare per la prima volta sui pavimenti scivolosi del palazzo di governo di uno dei più grandi porti europei, ancora convalescente fra l’altro della devastante inchiesta giudiziaria che portò all’arresto del presidente e del porto stesso e di quello della Regione.

Dalla seconda alla terza scelta; questa volta davvero a sorpresa, il presidente Paroli, chiama al suo fianco, nel ruolo di capo di gabinetto, inconsueto o forse desueto anche nel più grande sistema portuale italiano, la punta di diamante degli agenti marittimi livornesi, Silvio Fremura, per altro uomo simbolo della contrapposizione di Livorno rispetto alla predominanza innata genovese e dei genovesi. Un vero e proprio coup de theatre che porta a due il numero dei livornesi sul ponte di comando della Superba. E, se è vero che fra Pisani e Livornesi non corre da sempre buon sangue, la capacità transitiva non funziona e comunque avere comandante e direttore di macchina livornesi è una sorpresa specie per i genovesi che da sempre si considerano i vessilliferi dell’autentica marittimità e dello shipping internazionale; il terzo colpo al Genoa pride viene inferto quando già a fatica nei circoli marittimi della città  si sollevava un interrogativo: possibile che da noi, capitale dello shipping mediterraneo, non ci fosse un “non foresto” in grado di ricoprire le cariche importanti del porto? Il colpo arriva a freddo: detto che l’Autorità portuale dispone di un forte team di comunicazione e marketing, sta per essere rispolverata la posizione di “portavoce del Presidente” e a occuparla sta per arrivare…un terzo livornese: un rappresentante dei lavoratori portuali, già segretario del PD cittadino, Yari De Filicaia, esponente di spicco – come sottolinea il giornale genovese Il Secolo XIX – della sinistra locale.

Non varrà proprio il detto “Liburna capta ferum victorem cepit” (in origine era Grecia capta…), ma di certo tre livornesi, più un quarto non livornese ma a Livorno assimilabile, nella sala dei bottoni del porto di Genova rappresentano una novità assoluta. E già nei circoli bene genovesi, rilanciando una storicamente improponibile sintonia con i pisani, c’è chi sguaina il peggior sarcasmo pisano: “le parole le porta via il vento, le biciclette i livornesi”.

Al di là delle  battute e della più che comprensibile volontà del presidente del porto di circondarsi di persone di assoluta fiducia, la validità di queste scelte non dovrà attendere molto per essere messa alla prova: definizione del nuovo piano regolatore, chiarezza sulle concessioni, depositi costieri, congestionamento di autostrade e ferrovie da e per il porto…la lista dei problemi da affrontare, livornesi o non livornesi, si presenta tutt’altro che facile da risolvere. E all’orizzonte, davanti al porto, inizia a delinearsi la sagoma della nuova diga che è a oggi la più importante e costosa opera finanziata dal Pnrr e domani dovrebbe essere la chiave di successo per conquistare traffici…nel porto mediceo di Genova..

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