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La crisi di Suez ci costa 100 milioni al giorno

L’Italia ha già perso 9 miliardi di import-export in tre mesi. Allarme per frutta e verdura

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crisi Suez

Quasi cento milioni di danni ogni giorno. Iniziano a venire a galla le conseguenze della crisi del Mar Rosso, provocata dagli attacchi dei ribelli Houthi alle navi mercantili, che imboccano il Canale di Suez cariche di merci, gas e petrolio percorrendo la rotta tra l’Asia e l’Europa.

Per l’esattezza il commercio estero italiano ha già subìto un contraccolpo da 8,8 miliardi tra novembre dello scorso anno e il mese in corso, pari appunto a 95 milioni al giorno. E si tratta di un solo trimestre, facile quindi immaginare che l’impatto su base annua sarebbe di almeno 35-40 miliardi.

Senza contare il fatto che c’è già chi ha vaticinato che, a causa dello stallo di Suez, il delicatissimo sistema degli approvvigionamenti e della logistica delle merci subirà un danno maggiore a quello lasciato dai lockdown del Covid.

Un bel problema considerando lo spettro della recessione che atterrisce il Vecchio continente dopo il ko subìto dalla Germania e i fallimenti a catena delle sue imprese, strozzate dal cappio imposto dai falchi del rigore del governo Scholz e dalla Bce.

La presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, ieri non ha peraltro dato indicazioni precise sul taglio dei tassi. Sforbiciata al costo del denaro che, a questo punto, resta in calendario a inizio estate.

In particolare, calcola Confartigianato sulla base di quanto sta accadendo alla logistica delle merci, con le imbarcazioni costrette a proseguire la propria rotta fino a doppiare il Capo di Buona Speranza, nei tre mesi analizzati le esportazioni perse o ritardate sono già costate all’Italia 3,3 miliardi e altri 5,5 miliardi il mancato import di prodotti manifatturieri. Un danno quindi quotidiano stimabile rispettivamente in 35 e 60 milioni.

L’associazione degli artigiani rileva come le realtà più vulnerabili al conflitto in corso siano proprio le pmi che compongono la spina dorsale del made in Italy, perché molto dipendenti dai clienti internazionali sotto il profilo di ricavi e utili. Parte, infatti, dai loro magazzini quasi un terzo di tutto l’export manifatturiero diretto ai Paesi extra europei. A titolo di paragone le concorrenti tedesche esportano la metà in valore.

Naturalmente la crisi rischia poi di propagarsi lungo l’intera catena della logistica investendo porti, ferrovie e imprese di trasporto su gomma, con possibili ricadute anche occupazionali.

Dal punto di vista dello spaccato regionale, la più esposta alla crisi di Suez dal punto di vista dei commerci è la “produttiva” Lombardia (12,9 miliardi), quindi Emilia-Romagna (9,4 miliardi), Veneto (5,7 miliardi) e Toscana (4,7 miliardi).

Per approfondire leggi anche: La crisi di Suez fa vacillare i magazzini delle imprese; qui invece gli articoli di elettronica e pelletteria su cui arriverà la stangata.

Contraccolpi sugli approvvigionamenti di petrolio e gas a parte, di certo l’allungamento delle rotte mette a rischio tutti i prodotti deperibili. In allarme anche Coldiretti, la crisi di Suez rende incerte le consegne verso oriente di oltre 200 milioni di chili di frutta e verdura.

 

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