Che un terminal ferroviario svizzero, più vicino a Bellinzona che a Lugano, si apprestasse a chiudere i battenti dopo più di mezzo secolo di onorata operatività sui binari, oggettivamente con difficoltà – per usare un termine giornalistico – farebbe notizia e tantomeno titolo. Oggettivamente. Idem per la decisione delle ferrovie elvetiche FFS Cargo, comunicata sin da maggio di smantellare i terminal di Lugano-Vedeggio e Cadenazzo nel quadro della riorganizzazione a livello nazionale del traffico merci su rotaia – che prevede la chiusura di 8 terminal, di cui 2, appunto, in Ticino – a causa della perdita di reddittività del settore. E, con tutto il rispetto per le aspettative delle tante imprese logistiche nonché dei lavoratori destinati a cercarsi un altro posto, difficilmente accenderebbe i riflettori la notizia secondo cui le Poste (per altro già protagoniste in passato della gestione del terminal ferroviario di Cadenazzo, avrebbero ora deliberato di riprenderne le redini e di utilizzarlo come primario centro di smistamento.
Ma esiste una storia dimenticata che conferisce a queste notizie un significato del tutto particolare. Si. Perché proprio nel terminal ferroviario di Cadenazzo, Angelo Ravano (considerato uno dei padri se non il padre della logistica moderna) realizza in collaborazione con il suo partner svizzero, la famiglia Cattaneo allora incentrata sulla figura di Egidio ,ora su quella del consigliere nazionale elvetico Rocco Cattaneo) il primo terminal e magazzino logistico automatizzato del mondo. Parliamo del 1967, anno in cui Ravano, originario di Lavagna in Liguria e proveniente da una famiglia di piccoli armatori, si inventa un centro merci controllato con schede perforate che consentono (agli albori o forse prima dello sviluppo della computerizzazione) di rendere efficienti e veloci le operazioni di ricerca delle merci e dei colli all’interno del deposito di Cadenazzo. Un centro, destinato a fare scuola, anche per l’utilizzo dei primordiali container e delle casse mobili.
Angelo Ravano che ha la sua base strategica a Lugano, attraverso la Overland Trust Bank di cui è azionista di riferimento, fa di Cadenazzo il pilastro e il modello sul quale costruire un vero e proprio impero logistico, la cui punta di diamante sarà (con la sua holding, Contship che sposterà la sede da Lugano a Felixstowe, in Gran Bretagna), il La Spezia container terminal, per anni il più efficiente e automatizzato terminal container d’Italia e del Mediterraneo. Terminal tutt’oggi gestito dalla Contship che, dopo la morte di Cecilia Batistello, sua braccio destro e donna simbolo dello shipping mondiale, è saldamente in mano al gruppo tedesco Eurokai-Eurogate della famiglia Eckelman di Amburgo..
Come tanti “inventori” e precursori, tale era nel mondo della logistica e dei container, sul nome di Angelo Ravano è calata negli anni la nebbia dell’oblio. Molti hanno dimenticato che il recupero del porto di Gioia Tauro, realizzato per servire un Centro siderurgico che non sarebbe stato mai costruito, si deve a lui, con l’intuizione di grande hub container. Idem per il progetto iniziale di Tangeri in Marocco sviluppatosi negli anni in Tanger Med. E ancora la rete di interporti a partire da quello di Melzo, alle porte di Milano, servito da una società ferroviaria e da un’azienda camionistica (i camion e le navi dipinti di rosa su scelta di Cecilia Batistello conquisteranno le prime pagine dei più importanti magazine internazionali), che precorrono i tempi della integrazione verticale della logistica, da molti attribuita a gruppi oggi dominanti.
Ora il Centro di Cadenazzo, anche grazie alla sua collocazione geografica strategica, riemerge dalla nebbia e le Poste svizzere hanno già comunicato che, a partire dal primo gennaio prossimo, gestiranno il terminal prioritariamente per la distribuzione di pacchi e lettere, ma anche mettendolo al servizio di aziende terze. …a 58 anni dall’intuizione, o forse sarebbe meglio definirla “invenzione”, di Angelo Ravano.
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