E poi c’è ancora chi mette in dubbio i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria, o più semplicemente i paradossi della storia. Il fatto che il timone della compagnia storica d’Israele, quella nata per assicurare l’esodo, o meglio l’Aliya di tanti sopravvissuti della Shoah verso la Terra promessa, la terra dei loro padri, e oggi probabilmente l’unico piccolo territorio nel mondo in cui è garantita la loro sicurezza, passi in mani tedesche, non può non fare sensazione.
Ma le leggi di economia, internazionalizzazione e di una geopolitica ad assetto variabile, sono profondamente differenti e non seguono le lezioni della storia. Accade così che in queste ore il colosso tedesco del traffico container la Hapag Lloyd di Amburgo, dopo un processo di gara durato circa sei mesi, stia acquisire la società di trasporti marittimi israeliana ZIM, in partnership con il fondo di private equity israeliano FIMI . A Hapag andrà la gestione del network di rotte globali e la flotta noleggiata, mentre FIMI, manterrà le operazioni israeliane sotto la golden share dello Stato, provvedendo al delisting della società dalla Borsa di NewYork dove è quotata.
In base all’intesa, i partner acquisiranno il 100% delle azioni di ZIM : la valutazione concordata con Hapag-Lloyd e FIMI non è stata resa nota, ma supera i 3,5 miliardi di dollari, rispetto all’attuale capitalizzazione di mercato di ZIM pari a 2,7 miliardi di dollari.
Ma non c’è solo la storia a rendere sorprendente questo accordo. Anche il presente ci mette del suo. Fra gli azionisti di Hapag figura il Fondo sovrano del Qatar, Stato che Israele ha apertamente accusato di finanziare e sostenere Hamas, e con il quale anche in tempi recenti i rapporti sono stati tutt’altro che agevoli. Tra i principali azionisti di Hapag-Lloyd figurano infatti Kuehne Holding AG e CSAV Germany Container, Qatar Holding LLC, controllata dalla famiglia reale del Qatar, e il Public Investment Fund, controllato dal principe ereditario dell’Arabia Saudita.
Hapag-Lloyd occupa la quinta posizione fra le compagnie mondiale di trasporto marittimo di merci, con una quota di mercato del 7,4%. Zim è nona con il 2,4%.
Zim, con sede a Haifa, gestisce 145 navi, tra cui 130 portacontainer e 15 navi per il trasporto di veicoli, secondo i rapporti ufficiali. L’azienda afferma di operare con un “modello di flotta ad alta incidenza di noleggio” o approccio “asset-light”, il che significa che molte delle sue navi sono in leasing anziché di proprietà.
Hapag-Lloyd acquisirà le attività internazionali di Zim — incluse decine di navi, molte delle quali, come detto, in leasing, e le linee di navigazione globali — mentre FIMI rileverà 16 navi e tutte le rotte marittime che collegano Israele con e verso gli Stati Uniti, il Mar Mediterraneo e il Mar Nero. Come dire, quelle strategiche, nel caso di un attacco a Israele.
Il governo israeliano continua a considerare Zim un asset strategico e detiene quindi una golden share nella società, che gli conferisce il controllo su questioni strategiche, inclusa la proprietà. Ciò rende il coinvolgimento di FIMI cruciale per l’operazione, poiché i ministeri competenti — interessati a mantenere aperte le linee marittime verso Israele in tempi di emergenza— vorranno evitare una piena proprietà straniera di Zim.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


