Vaccini, pro-pal, cambiamento climatico, riscaldamento globale….la collana delle bufale si allunga e colpisce anche il settore marittimo. Dopo le banchine elettrificate per alimentare le navi e bloccare le emissioni, le multe solo comunitarie per le navi che fanno fumo, i nuovi carburanti a partire dall’idrogeno, da un po’ di settimane è diventata di moda la Rotta artica.
Fior fiore di economisti, esperti di barche a remi, velisti falliti e geopolitici rampanti avevano individuato nella rotta che transita a nord della Russia e consente di raggiungere l’Europa in 18 giorni anzichè nei 40 che impiega una normale nave portacontainer transitando a sud e poi attraverso Suez, l’arma letale con cui russi e cinesi avrebbero “spezzato le reni” (e giustamente) al capitalismo occidentale.
Ma sarebbe stato sufficiente un dato reperibile anche sulla più basica delle intelligenze artificiali, per spingere questa pletora di esperti a riflettere (parola grossa) per più di un secondo. Se è vero che in questi giorni una nave cinese è arrivata a Felixstowe avendo percorso il periglioso tragitto marino fra i ghiacci, si scopre che in un anno osano lungo la rotta artica non più di 90 navi, corrispondenti al numero di navi che ogni giorno transitano attraverso Suez.
E intervenendo al Forum dello shipping nell’ambito della Genoa Shipping Week in corso Genova, Paolo Pessina (Presidente di Federagenti) ha spiegato anche perché. Se sognare è lecito facendo anche finta che alcuni convogli non siano rimasti prigionieri dei ghiacci per essere liberati a fatica dalle navi rompighiaccio e che comunque la stagione dei possibili transiti con ghiaccio sottile è ristretta ai mesi di luglio, agosto e settembre, esistono anche precise motivazioni commerciali e operativi.
La Rotta artica è come un Frecciarossa mille (inclusi i ritardi che potrebbero essere determinati da precoci abbassamenti della temperatura): la nave salpa da un porto cinese, come Shanghai, e poi tutta di un fiato senza soste che potrebbero rivelarsi fatali, raggiunge un porto inglese o comunitario. Il mercato normale dei viaggi di navi container prevede che ad esempio sulla stessa rotta da Shanghai a Amburgo, la nave faccia scalo in almeno setto o otto altri porti (se non di più, per distribuire carico e containers, o per imbarcare altra merce magari in partenza da Singapore e destinata al Dubai. E’ normale pratica commerciale. Non si ferma per consentire ai marittimi di sgranchirsi le gambe e gustare cucina etnica.
Ma c’è di più. Avete mai lasciato il vostro telefonino su un tavolo in un rifugio di montagna, a fianco alle piste di sci? Se la temperatura è sotto zero, cessa di funzionare. Ciò significa che ingenti quantitativi di merce che dovrebbero viaggiare nelle stive delle navi impiegate sulla rotta Artica, si deteriorerebbero e guasterebbero in modo inesorabile e definitivo. A meno di non destinare parte della stiva a stufette a pellet dedicate a ogni singolo container.
Ma parlare della Rotta artica fa chic e non impegna…sempre sperando che davanti a una carta geografica i tanti esperti di shipping e di shopping non confondano la Rotta Artica con la Terra dei Pinguini. Quella è al Polo Sud. E se ci sono minacce per il Mediterraneo e la sua centralità non arrivano dai ghiacci.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


