Chi non ricorda i celebri fotogrammi di Charlie Chaplin, travestito da Adolph Hitler, che palleggia in un balletto cinico, un gigantesco mappamondo? Oggi forse una versione riveduta e corretta del film porrebbe vedere il dittatore impegnato a maneggiare modellini di navi, treni elettrici e camion radiocomandati.
Si, perché uno sguardo meno superficiale su ciò che sta accadendo nel mondo e persino alle scelte che capi di Stato, in primis Trump stanno compiendo, porterebbe a una unica possibile conclusione: la logistica è e sarà sempre di più la chiave per controllare i mercati e il mondo. In altre parole, il vero driver anche delle scelte di geo-politica.
Le minacce Houthi (che con la crisi in Iran potrebbero riproporsi) ai traffici nel Mar Rosso e quindi via Canale di Suez, il conteso controllo del Canale di Panama con la sentenza della Corte suprema panamense che mette in dubbi, non a caso a poche settimane dal blitz Usa in Venezuela, la liceità delle concessioni dei porti di Balboa e Cristobal, ai cinesi di CK Hutchison, la discussione sulla Groenlandia, isola “guardiana” sulla rotta artica. Ma anche in tempi non recenti l’acquisto da parte di MSC della Bollorè Logistics Africa e quindi di un numero imprecisato di dogane africane attraverso le quali transitano merci di interesse cinese. Sono sono gli esempi più lampanti della coincidenza fra scelte geopolitiche e logistica.
Secondo quanto emerso dalla recente assemblea di Federlogistica, anche solo a livello europeo la logistica, con una evidente sottovalutazione, vale più di mille miliardi di euro, ma specialmente è stata ed è protagonista di una rivoluzione ancora poco percepita: ha cessato – come sottolineato dal presidente Davide Falteri – di essere un servizio, quasi un optional economico, per favorire il rapido scorrimento delle merci, ed è diventata la chiave di controllo di sistemi economici complessi e degli assetti geopolitici del mondo. Secondo i dati più recenti la logistica a livello mondiale “fattura” dal 9 al 10% del PIL, qualcosa come 10 trilioni di dollari (10.000 miliardi) con la prospettiva di crescere di tre volte entro il 2030/2035, ovvero di balzare oltre il tetto dei 30 trilioni (30.000 miliardi di dollari)
“La logistica – ha detto Falteri – è diventata un punto di equilibrio tra mercati e decisioni politiche. Non si tratta più solo di efficienza, ma di visione, coordinamento e capacità di governare i cambiamenti in atto”.
In questo quadro anche quelli che sembravano problemi tecnici, come quelli legati alle Dogane, hanno cessato di essere tali. Le Dogane – ha affermato il Presidente di Federlogistica-Conftrasporto – non sono procedure, sono tempo. E il tempo è il principale fattore di competitività”.
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