A Gaza si sta facendo strada non tanto l’ipotesi di una occupazione da parte dell’esercito israeliano bensì di un intervento dell’IDF per favorire una totale e immediata smilitarizzazione della Striscia, la creazione di una forma di governance civile protetta e garantita in particolare da due paesi arabi, da un lato l’Egitto dall’altro l’Arabia Saudita. Ovvero la formula esatta di cui si parlava già a partire da cinque mesi dopo le stragi del 7 di ottobre. Di sorprendente quindi in una questa ipotetica svolta c’è solo la sorpresa, lo stupore e l’indignazione per una soluzione che è sostenuta da tutto il fronte arabo e che prevede, ormai da oltre due anni, l’annientamento di Hamas che è senza alternative.
Allo steso modo nulla di sorprendente, se non nella metodologia e nella liturgia della minaccia, vi è nell’annunciata ripresa degli attacchi al traffico marittimo mercantile nel Mar Rosso, da parte dei ribelli Houthi. Se in passato le minacce erano genericamente rivolte alle navi che avessero scalato in porti israeliani o trasportassero carichi destinati o provenienti da Israele, ora gli Houthi, ultima propaggine dei proxy dell’Iran, sembrano voler adottare una tattica “Pec”, ovvero Posta elettronica certificata. Si proprio come le mail e le lettere raccomandate. Hanno infatti scritto un “warning” a 64 armatori globali, informandoli della ripresa delle ostilità nel Mar Rosso e del fatto che le loro navi rientrano nella lista dei bersagli.
Le notifiche, descritte come avvertimenti “pre-sanzione”, accusano gli armatori coinvolti di aver violato un blocco auto-proclamato dei porti israeliani, affermando che queste flotte sono ora “proibite dal transitare nel Mar Rosso, nello Stretto di Bab al-Mandab, nel Golfo di Aden e nel Mare Arabico”, e potrebbero essere attaccate “ovunque siano a portata dei missili Houthi”.
Questo avviene a un mese dall’affondamento di due navi portarinfuse di proprietà greca, Magic Seas e Eternity C, da parte degli Houthi, fatto che ha portato la Combined Maritime Task Force (CMT) internazionale a classificare il livello di minaccia per le navi collegate a Israele come critico, e il rischio generale per la navigazione come grave.
Gli Houthi non hanno ancora reso noti i nomi dei 64 armatori, che rischiano comunque di fronteggiare un forte aumento dei costi assicurativi se le loro identità dovessero essere divulgate.
Dal novembre 2023 a oggi, i ribelli yemeniti hanno attaccato 70 navi mercantili nel Mar Rosso e secondo una dichiarazione congiunta della International Chamber of Shipping, di BIMCO, INTERTANKO, INTERCARGO e dell’European Community of Shipowner Associations gli attacchi del mese scorso “spietati”, esortando gli attori globali a proteggere i marittimi e a difendere la libertà di navigazione in questa via marittima vitale.
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