Economia e Logistica

L'ANALISI

Manovra, ecco tutte le nuove tasse

La manovra 2026 alza le tasse su diesel, fumo e affitti brevi. Flat tax più alta per i Paperoni. Tagliati i fondi per cinema e ministeri

tasse manovra Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La manovra 2026 del governo Meloni si costruisce sull’equilibrio sottile tra nuove entrate e tagli alla spesa. Obiettivo dichiarato: rispettare i vincoli europei e garantire gli 8 miliardi di correzione in tre anni chiesti dal Tesoro. Ma dietro la partita dei saldi si nasconde un mosaico di micro-interventi che toccano automobilisti, banche, fumatori, proprietari di case e perfino gli appassionati di montagna.

Carburanti, benzina giù e diesel su

Dal 1° gennaio 2026 benzina e gasolio avranno la stessa accisa: 672,9 euro ogni mille litri. Per la verde significa un taglio di 4 centesimi al litro, per il diesel un aumento equivalente. Il provvedimento, inserito nella logica del “superamento dei sussidi ambientalmente dannosi”, punta a uniformare il prelievo e a rendere più coerente la tassazione con gli obiettivi ambientali.

Stretta su banche e assicurazioni

Dal settore finanziario arriveranno circa 4,4 miliardi nel 2026. Tre le misure principali:

  • Aliquota ridotta e poi rialzo: le banche potranno affrancare i 6,2 miliardi messi a riserva nel 2023 pagando un’aliquota del 27,5%. Ma dal 2027 si salirà al 33% e dal 2028 al 40%, sull’intera cifra distribuita agli azionisti.
  • Irap più alta: dal 2026 al 2028 l’imposta regionale sulle attività produttive sale di due punti per tutto il comparto finanza, generando 1,3 miliardi l’anno.
  • Taglio alle deduzioni: riduzione progressiva delle deduzioni per perdite e crediti Ace, con un effetto di cassa stimato in altri 1,3 miliardi per lo Stato nel 2026.

Previsti anche limiti più severi alla deducibilità degli interessi passivi e tempi più lunghi per scaricare le perdite sui crediti meno critici.

Fumo e dispositivi elettronici: rincari a raffica

Fumatori e svapatori non si salvano. Le accise sulle sigarette aumentano progressivamente: da 29,50 euro ogni mille pezzi a 32 nel 2026, 38 nel 2028. In pratica, un pacchetto da 6 euro costerà circa 40 centesimi in più in tre anni.

Per il tabacco riscaldato, l’aliquota passa dal 39,5% al 41% entro il 2028, mentre per le sigarette elettroniche si sale al 22% per i prodotti con nicotina e al 17% per quelli senza.

Affitti brevi, la cedolare secca sale al 26%

È una delle misure più controverse: la cedolare secca sugli affitti brevi (meno di 30 giorni, anche tramite piattaforme come Airbnb) passa dal 21% al 26%, uniformando l’aliquota a quella già prevista per chi affitta più immobili. Forza Italia insorge: «Non si può colpire chi investe nel mattone e allo stesso tempo parlare di tutela della proprietà privata», avverte il portavoce Raffaele Nevi.

Nel frattempo i Comuni ottengono la proroga fino al 2026 per aumentare la tassa di soggiorno fino a 7 euro nelle città turistiche.

Paperoni e impatriati, flat tax più salata

Per i grandi capitali che scelgono di trasferire la residenza in Italia la flat tax sale da 200mila a 300mila euro, mentre per i familiari si raddoppia a 50mila. La durata del regime resta di 15 anni e restano escluse da imposta successioni e donazioni all’estero.

Soccorso alpino a pagamento

Novità curiosa: chi si avventura in montagna in modo imprudente potrà essere chiamato a pagare le spese di soccorso, se l’intervento sarà giudicato necessario per dolo o negligenza. Restano esclusi i casi in cui operano Vigili del Fuoco o Carabinieri.

Tagli: cinema, ministeri e fondi di coesione

Sul fronte della spesa, la scure del Mef cala sul Fondo per il cinema e l’audiovisivo, che perde 190 milioni nel 2026 e 240 dal 2027: la soglia minima di finanziamento scende da 700 a 460 milioni annui.

Altri 2,3 miliardi di tagli sono previsti per il 2026 nell’ambito della spending review dei ministeri. «Nessun passo indietro – fanno sapere da via XX Settembre – ma possibile una rimodulazione tra programmi diversi».

Infine, il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) vedrà il rientro in bilancio di 2,1 miliardi di residui non spesi, mentre il fondo di parte corrente istituito nella manovra 2025 viene ridotto di 245,5 milioni: un intervento tecnico per mantenere i conti in linea con i nuovi vincoli europei.

Enrico Foscarini, 20 ottobre 2025

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