EUROPA A SENSO UNICO

Mes, perché l’Italia dice no e la Germania insiste

Roma è l’unica a non ratificare il nuovo salva-Stati. Ma a Berlino serve il backstop per proteggere le proprie banche

5.5k 14
ESM Giorgetti Merz Europa

All’Eurogruppo di lunedì 12 maggio Giancarlo Giorgetti si è trovato nuovamente sotto pressione. L’Italia è l’unico Paese dell’Eurozona a non aver ancora ratificato la riforma del Mes. L’Europa insiste, il ministro prende tempo. Nulla di nuovo. Ma dietro questa impasse c’è molto più di un disaccordo procedurale: c’è una partita geopolitica e bancaria che riguarda soprattutto la Germania.

L’Italia non firma: una scelta (geo)politica

La posizione italiana non è solo sovranista. Il governo sa che il nuovo Mes rafforzerebbe un fondo comune di salvataggio bancario senza dare nulla in cambio. Roma verserebbe soldi in un meccanismo che potrebbe essere usato altrove — magari proprio per salvare istituti esteri — senza contropartite né tutele vere per i suoi risparmiatori. L’unione bancaria resta incompleta, il meccanismo di assicurazione dei depositi è bloccato da anni, e sul fronte del risparmio comune i progressi sono nulli. In questo contesto il no italiano è più una mossa di difesa che un gesto d’ostilità.

La Germania ha fretta: banche deboli e crescita zero

Il motivo per cui Berlino e i suoi alleati premono per la ratifica è chiaro: il sistema bancario tedesco non è in salute. Due anni di stagnazione economica, margini ridotti, esposizione al credito immobiliare commerciale. Se domani dovesse scoppiare una crisi sistemica, il backstop del Mes permetterebbe alla Germania di accedere a risorse comuni senza dover chiedere al Bundestag o mettere mano ai propri bilanci. È, di fatto, una polizza assicurativa pagata anche da Italia, Francia e Spagna. E Roma lo sa. Non foss’alltro perché la parola “reciprocità” a Berlino non esiste: basta vedere il caso Unicredit-Commerzbank. Anche con il nuovo corso del cancelliere Merz.

Leggi anche:

Nessuna rete per i risparmiatori

L’unione bancaria europea avrebbe dovuto includere una rete di protezione comune per i depositanti (l’Edis). Ma la Germania ha sempre detto no, per paura di doversi sobbarcare i rischi dei sistemi bancari del Sud Europa. Ora, però, pretende solidarietà per mettere in sicurezza le proprie banche. È uno squilibrio strutturale, e l’Italia ha tutto l’interesse a non ratificare senza contropartite.

Il rischio politico per Roma (e per l’Europa)

Intanto Bruxelles continua a insistere. Il direttore del Mes, Pierre Gramegna, e il commissario Dombrovskis chiedono all’Italia di “fare la sua parte”. Ma Giorgetti risponde che il Parlamento non ha i numeri. Le opposizioni accusano il governo di danneggiare la credibilità del Paese, ma nella maggioranza nessuno ha fretta. In gioco non c’è solo un trattato, ma il ruolo dell’Italia nell’architettura economica europea.

La vera Unione non c’è

Finché l’Europa chiederà solidarietà selettiva — backstop sì, assicurazione dei depositi no — il Mes resterà una scatola a metà. E Roma continuerà a dire no. Non per ideologia, ma per convenienza. Perché oggi, il Mes sembra servire più a salvare le banche tedesche che a costruire un’unione davvero equa.

Enrico Foscarini, 14 maggio 2025

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version