PALLONE SGONFIO

Milan, il grande flop RedBird

I rossoneri di Cardinale-Elliott: 1,2 miliardi di difficile recupero, stadio fermo, rosa svalutata e caos

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Maldini

A Milano si respira aria di disfatta dopo il tracollo dei rossoneri in Coppa Italia contro il Bologna. Il Milan, dopo l’arrivo di RedBird Capital Partners nel 2022, è entrato in una nuova e preoccupante fase della sua storia recente, che ricorda pericolosamente i giorni bui della cosiddetta “banter era”. Confusione societaria, immobilismo sul mercato, una guida tecnica improvvisata e una proprietà che appare più attenta ai numeri che alla gloria sportiva. L’unica costante? La disillusione, ormai padrona a Casa Milan.

Un investimento da 1,2 miliardi che si deprezza

RedBird ha rilevato il club a fine agosto 2022 da Elliott Management per 1,2 miliardi di euro. Di questi, ben 550 milioni sono stati prestati proprio da Elliott tramite un vendor loan, mantenendo così un legame cruciale nella governance e nella struttura del capitale. Tant’è vero che nel cda del Milan siedono tre uomini Elliott: Gordon Singer, figlio del fondatore Paul, il Ceo Giorgio Furlani e il Cfo Stefano Cocirio. Anche se questi ultimi due ormai sono ormai manager Milan, non si può non evidenziare la loro origine. A tre anni di distanza, però, quell’investimento si sta svalutando giorno dopo giorno. Anche se a fine 2024 RedBird ha rinegoziato il vendor loan versando 170 milioni e riducendo la quota capitale a 489 milioni con scadenza 2028 (a fronte di un versamento che alla scadenza prefissata del prossimo agosto avrebbe raggiunto gli 800 milioni), il problema è solo rinviato.  La mancata qualificazione alla Champions League ha fatto perdere al club circa 50 milioni tra premi Uefa e introiti commerciali. L’intera rosa ha visto crollare il proprio valore, con Maignan e Théo Hernandez (scadenza 2026) sempre più vicini all’addio nonostante l’ottimismo dispensato sui loro rinnovi, e Leão il cui prolungamento di contratto non rappresenta più una garanzia di permanenza.

Nel frattempo, il club continua a perdere attrattiva sul mercato. RedBird per rientrare dall’investimento dovrebbe rivendere il Milan a oltre 1,5 miliardi, una cifra oggi totalmente scollegata dalla realtà economico-sportiva del club. Si tratta di un calcolo non basato su parametri finanziari (che generalmente si fondano su benchmark di settore) ma di quelli che ogni buon risparmiatore dovrebbe effettuare, cioè battere l’inflazione. Ebbene, per superare la crescita dei prezzi al consumo in questo triennio il Milan di RedBird dovrebbe valere oggi circa 1.350 milioni di euro. Se a questo aggiungiamo una minima remunerazione del capitale, quota 1.500 si supera facilmente. Eppure, voci di una cessione circolano da mesi, con presunti interessi arabi — in particolare del fondo PIF — che però non hanno trovato conferme né concretezza. Nessuna due diligence, nessuna offerta, solo speculazioni.

Il progetto stadio: 40 milioni congelati

Uno dei capisaldi della strategia RedBird era il nuovo stadio a San Donato. Il Milan ha già investito circa 40 milioni tra acquisto dei terreni e fase progettuale. Ma il progetto è attualmente fermo: l’accordo di programma è sospeso almeno fino a ottobre 2025. In termini finanziari, questo significa immobilizzazione di capitale e zero ritorni, un colpo durissimo in uno scenario già compromesso. Il sogno dello stadio di proprietà, fondamentale per aumentare ricavi e solidità, resta nel cassetto. E intanto San Siro cade a pezzi.

Elliott osserva… e aspetta

Chi potrebbe trarre profitto da questa crisi è Elliott. L’algoritmo della società di consulenza Football Benchmark assegnava nel 2022 al Milan un enterprise value di 578 milioni. Quasi metà del valore ufficiale della transazione era generato da un prestito dello stesso venditore, a un tasso di interesse del 7% annuo. A fronte di tale finanziamento Elliott si è assicurata il pegno sul 99,93% delle azioni cedute ad Acm Bidco (il veicolo olandese utilizzato da Gerry Cardinale per rilevare il Milan), “quale credito garantito, in forza del contratto denominato Pledge Agreement over Shares”.

In uno scenario in cui il valore effettivo del club è molto più basso, Elliott potrebbe riprendere il controllo a condizioni vantaggiose, recuperando l’investimento iniziale quasi senza esborso. Una parabola che chiuderebbe il cerchio: compri, rivendi, presti soldi al nuovo acquirente, e poi ti riprendi tutto per due lire.

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Una dirigenza che procede a tentoni

In mezzo a tutto questo, la macchina dirigenziale del Milan sembra inceppata. La cacciata di Paolo Maldini è stata il punto di rottura simbolico: una figura iconica allontanata senza un vero progetto alternativo. Zvonimir Boban ha definito la scelta “una vergogna”, e i fatti gli danno ragione. Da allora, il Milan è rimasto senza un direttore sportivo, con un’area tecnica divisa tra Giorgio Furlani e Zlatan Ibrahimović, la cui figura resta tutta da decifrare. Senza contare che lo stesso ruolo di Furlani è sub iudice visto l’esito scandaloso della stagione.

Paulo Fonseca, scelto dopo l’opposizione della tifoseria alla nomina del semisconosciuto Julen Lopetegui (durato un battito di ciglia sulla panchina del Real) , è stato avvicendato, a causa degli scarsi risultati sportivi, dal connazionale Sergio Conceiçāo. A parte l’estemporanea vittoria della Supercoppa, un pianto continuo.  Della stagione 2024-2025, oltre ad alcune cocenti sconfitte, resteranno impressi nella memoria gli ammutinamenti di Théo e Leāo nel cooling break di Lazio-Milan dello scorso agosto, il mancato rispetto delle istruzioni per i rigori in Fiorentina-Milan e l’allenatore che litiga con Calabria (poi vendicatosi una volta passato al Bologna) alla fine di una partita. Il Milan di oggi è questo qui. Intanto Furlani, uomo di finanza, resta il dominus. L’unica mossa degna di nota è l’aver raggiunto Cardinale qualche mese fa per ricordargli che non aveva potere decisionale sulla nomina del nuovo management sportivo. La dirigenza – ma è solo un’impressione da ossrvatori esterni –  sembra più interessata alla conservazione delle proprie posizioni (considerato che Ibrahimović è un advisor di RedBird e il direttore sportivo Moncada è un capo scout, nel senso di osservatore dei calciatori) che alla costruzione di un futuro vincente.

Per vincere occorrerebbe investire ma l’impegno di RedBird per le campagne acquisti è stato sempre minimo. A Maldini furono dati circa 50 milioni (poi spesi male ma conunque insufficienti), la dotazione del mercato è rimasta quella anche nei due anni successivi anche se rimpinguata con l’autofinanziamento (o con le cessioni come quella di Tonali o con i proventi Champions). A fronte di acquisti azzeccati come Reijnders, Pulisic e Fofana si conta un numero non indifferente di flop di mercato: da De Ketelaere a Musah, da Emerson Royal a Morata. E intanto il tempo scorre. E costa.

Una rosa da ripensare

Il Milan non parteciperà alla prossima Champions League. L’impatto è devastante. Oltre ai 50 milioni persi, la mancanza di visibilità e competitività rischia di innescare una smobilitazione generale. Reijnders piace al Manchester City, Maignan e Théo sono appetiti dalle big europee, Leão non è più intoccabile. E senza un progetto tecnico chiaro, anche i giocatori “intermedi” — quelli funzionali — potrebbero chiedere la cessione. Il vero pericolo è che queste uscite avvengano senza una regia competente, generando perdite tecniche ed economiche. Il gioco dell’oca per la nomina del nuovo direttore sportivo da cui dipenderebbe la scelta del nuovo allenatore procede da mesi sotto la regia di Furlani alla stessa velocità con cui Penelope tesseva il sudario di Laerte.

Il pericolo maggiore: l’abitudine alla mediocrità

Ma il danno più grave è intangibile: il disinnamoramento del popolo rossonero. Il Milan oggi è un club privo di identità, senza una voce forte, senza un’idea di futuro. La proprietà è silente, la dirigenza assente, la tifoseria sempre più distante. Si rischia l’assuefazione al grigiore, al “galleggiamento” tipico delle squadre senza ambizioni. Una condizione che, per un club con la storia e il blasone del Milan, è semplicemente inaccettabile. Plastica rappresentazione di questo disastro la presenza per la finale di Coppa Italia a Roma di Gordon Singer allo Stadio Olimpico con Gerry Cardinale che non vede una partita del Milan da settembre. Come un proprietario – o sarebbe meglio dire un mutuatario – che non abita nella casa per la quale sta pagando…

Enrico Foscarini, 17 maggio 2025

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