Economia e Logistica

L'ANALISI

Oasis, la paura dell’inflazione in un mondo mediocre

Il tour reunion degli Oasis porta miliardi in UK e timori di inflazione. Ma nel ’90 coi Mondiali in Italia i prezzi calarono. Non sempre la folla fa male

supasonic Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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C’era un tempo in cui un grande concerto voleva dire festa, caos, treni notturni e panini al volo: oggi, invece, significa “rischio inflazione”.  Lo sanno bene alla Bank of England, dove l’arrivo della reunion degli Oasis — 17 concerti in UK, 900mila fan, un miliardo e cento milioni di sterline in giro fra birre, hotel, magliette e sciarpe Britpop — ha acceso i radar del terrore statistico.

Non è la voce di Liam Gallagher a spaventare i banchieri centrali, ma i prezzi degli hotel: camere senza finestre a Manchester quintuplicate, notti a Edimburgo a 4.000 sterline, soggiorni improvvisati in macchina per evitare l’“Oasis effect”. L’impatto stimato? Fino a 0,04 punti percentuali in più sull’inflazione nazionale. Poca roba, ma quanto basta per far tremare chi vive di “target” e “basis points”.

La storia non è nuova: appena l’anno scorso, la Gran Bretagna aveva già sperimentato la “Swiftflation”, il picco di prezzi legato alle date di Taylor Swift. Allora furono i fan con cappello glitterato e smartphone sempre alzato a far volare le tariffe di hotel e ristoranti, fino a far discutere il comitato di politica monetaria. Ora il copione si ripete, solo con più chitarre e meno paillettes.

Sembra quasi che, nel 2025, qualsiasi scossone all’economia vada preso come un pericolo. Un’attrazione turistica? Attenzione, potrebbe destabilizzare il nostro fragile equilibrio fatto di spesa al discount, voli Ryanair, Airbnb in periferia e sogni di grandeur low cost. C’è come una diffidenza verso tutto ciò che esce dal tracciato della “mediocrità sostenibile”: meglio non rischiare di far muovere i numeri, soprattutto quelli dell’inflazione.

Eppure la storia insegna che non è detto che la folla faccia male ai prezzi. Nel 1990, durante i Mondiali di calcio in Italia, proprio nei mesi di giugno e luglio — cioè con milioni di tifosi stranieri in giro per il Paese — l’inflazione calò leggermente rispetto ai mesi precedenti. Un paradosso per chi pensa che “più gente = prezzi alle stelle” sia una regola ferrea.

Forse allora il problema non è tanto il concerto, il festival o l’evento sportivo, quanto la paura di ammettere che qualche eccesso può anche far bene. Ma in un mondo fatto di diritti per tutti e disturbo per nessuno, è più sicuro restare immobili, sperando che nessuno alzi troppo la voce… a meno che non sia quella di Noel Gallagher che urla “Don’t Look Back in Anger” davanti a 90.000 persone.

Perché alla fine, fra una birra calda a Wembley e una stanza d’hotel a peso d’oro a Edimburgo, la verità è che il Britpop non è tornato solo per nostalgia: è tornato per ricordarci che la crescita fa rumore — e il rumore, oggi, mette paura.

Enrico Foscarini, 15 agosto 2025

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