Nel 2003 alla vigilia della presentazione del suo Piano per la mobilità urbana del Comune di Napoli, Ennio Cascetta, considerato tutt’oggi uno dei massimi esperti italiani in materia di trasporto pubblico, mobilità e traffico, mi aveva concesso un’intervista a tutto campo per il quotidiano economico sul quale scrivevo. E con la sua consueta franchezza al limite dell’insulto, aveva paragonato la mobilità complessa di Napoli, con la banalità delle soluzioni che invece già da decenni avrebbero azzerato il traffico nella città di Genova, città che ancora oggi invece detiene un record nazionale di utilizzo dei mezzi privati per raggiungere il posto di lavoro.
“Napoli è un caos e comporta il recupero di vecchie linee ferroviarie in una logica anche di cerchi di mobilità che si intersecano l’uno con l’altro- aveva detto –a Genova invece solo degli incompetenti o peggio (e mi astengo dall’esplicitare la sua definizione relativa a interessi privati mascherati da volontà pubblica), si rifiutano di vedere la banalità delle soluzioni semplici. “Genova – aveva sintetizzato -è un P greco rovesciato con una linea di costa da levante a occidente la cui domanda di trasporto potrebbe essere soddisfatta banalmente con una più linee parallele di tram elettrici e con due vallate, la Val Bisagno e la Val Polcevera che derivano i nomi dai fiumi che le hanno scavate nei secoli, che potrebbero azzerare il traffico privato o con la costruzione di monorotaie o con metro sopraelevati.
Sono trascorsi più di trent’anni e il professor Cascetta, ha di recente pubblicato un suo “Diario di un viaggio nei trasporti” che contiene un elenco parziale di contraddizioni e di follie che hanno caratterizzato la politica della mobilità italiana dagli anni sessanta a oggi e alcune “maledizioni” che incombono su progetti e aree del Paese.
Indubbiamente fra queste aree ha un posto d’onore la Val Bisagno conosciuta dai tifosi di calcio per la presenza dello stadio di Marassi, da altri per il grande cimitero monumentale di Staglieno e recentemente additata da Comitati ambientalisti come un habitat da difendere…in ritardo di circa mezzo secolo visto la sfrenata e fuori controllo che l’ha caratterizzata rendendo raro l’ambiente da proteggere.
Le situazioni, il valore degli amministratori, le necessità rispetto alla diagnosi del professor Cascetta, cambiano, ma sulla Val Bisagno resta la maledizione. Oggi la neo Sindaca di campo largo, Silvia Salis, ha affermato che lo Skymetro, ovvero la linea, a doppio binario, che avrebbe dovuto collegare in dieci minuti (attraverso un sistema di trasporto pubblico veloce sopraelevato), la stazione ferroviaria di Brignole e quindi il centro città con la delegazione di Molassana, “non si farà mai”.
L’opera era stata progettata e lanciata ottenendo un finanziamento di quasi 400 milioni, dalla Giunta presieduta dal Sindaco Bucci, che aveva speso i primi 19 milioni nella progettazione esecutiva.
Secondo l’attuale Sindaca, «lo Skymetro non si farà perché mancano i requisiti fondamentali, come approvazioni non ottenute, fondi insufficienti, modifiche tecniche incompatibili coi tempi a disposizione». Insomma per gli errori della precedente amministrazione e quindi per l’impossibilità di cantierare il progetto entro l 31 dicembre prossimo.
Per l’opposizione, che è tale in Comune, ma governa in Regione, si tratta solo di pretesti, che privano Genova di un’opera fondamentale, decretano la fine dei finanziamenti pubblici, e che confermerebbe i sospetti circa un atteggiamento negativo del campo largo (con Cinque Stelle e ambientalisti di sinistra) rispetto alle nuove opere, inclusa la gronda autostradale indispensabile per attenuare la pressione del traffico camionistico su città e porto.
Il Presidente della Regione. Marco Bucci, artefice della ricostruzione a tempo di record del Ponte autostradale Morandi, e senza ombra di dubbi uomo del fare, quello dello skymetro è un segnale pessimo di ritorno al passato.
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© Andrey X tramite Canva.com


