Dopo anni passati a piegarsi alle follie green dei socialisti e dei loro alleati liberal-ambientalisti, finalmente l’Europa reale – quella che lavora, produce e paga le tasse – comincia a dire stop. E lo dice con la voce chiara e decisa del Ppe, che con la scelta di affossare la direttiva sui Green Claims (cioè la solita farsa normativa pseudo-etica per controllare il marketing aziendale in nome della “verità ambientale”) ha dato una svegliata brutale ma necessaria al carrozzone ideologico del Green Deal.
A piangere e strillare sono i soliti noti: Elly Schlein, Sandro Gozi, Iratxe García Pérez. Quelli che parlano di “tradimento”, di “ultimatum”, di “crisi della coalizione europeista”. Ma chi rappresentano davvero? Un’Europa finta, ideologica, scollegata dalla realtà. Un’élite che continua a voler imporre tasse, restrizioni e regolamenti suicidi in nome dell’ambientalismo fanatico – mentre intanto le Pmi chiudono, le filiere produttive arrancano e le famiglie fanno i conti con bollette e inflazione causate anche da questa schizofrenia verde.
Il Ppe, invece, ha fatto quello che da troppo tempo si aspettava: ha smesso di inginocchiarsi davanti agli isterismi della sinistra climatica. Il vicepremier Antonio Tajani lo ha detto chiaramente: “La Commissione ha fatto bene a ritirare la direttiva sul greenwashing. Mi preoccupo dei lavoratori, non dei sermoni ambientalisti”. Amen.
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L’ipocrisia ambientalista al capolinea
La verità è che la sinistra non rappresenta più i lavoratori: rappresenta le Ong ambientaliste foraggiate coi soldi pubblici, le burocrazie di Bruxelles, i movimenti pseudo-giovanili alla Greta Thunberg, e una lunga sfilza di comitati che vivono per bloccare tutto in nome di un’utopia verde che nessuno ha votato.
E adesso che il Ppe – cioè il gruppo politico più forte del Parlamento europeo – ha detto chiaramente che non ci sta più, questi signori minacciano crisi, si lamentano, battono i piedi. Come se non bastasse, accusano i popolari di “negoziare con l’estrema destra”. In realtà, la verità è un’altra: la sinistra non controlla più l’agenda europea, e questa è la loro vera disperazione.
Basta diktat verdi: serve pragmatismo
La direttiva Green Claims, come tante altre proposte del Green Deal, era solo l’ultimo tassello di un disegno soffocante, pensato per punire le imprese e affidare il potere a una nuova casta di “certificatori ecologici”. Nessuna attenzione alla competitività, nessun rispetto per chi lavora: solo fede cieca nel culto del “net zero” a qualunque costo.
Con la retromarcia della Commissione, il bluff è stato smascherato. E se a Schlein e compagni non sta bene, si accomodino fuori dalla maggioranza. Tanto l’Europa dei cittadini ha già scelto da che parte stare.
Enrico Foscarini, 27 giugno 2025


