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Ogni volta non è un nuovo inizio se si riparte da ciò che abbiamo già costruito

Ogni volta non è un nuovo inizio se si riparte da ciò che abbiamo già costruito
Ogni volta non è un nuovo inizio se si riparte da ciò che abbiamo già costruito

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Si ricomincia sempre da capo: ogni giorno è un’opportunità nuova che ci insegna come si fa per ricominciare. E ogni anno che inizia lo sentiamo come una rinascita. Si finisce e si ricomincia, infinite volte. Si ricomincia partendo da Sé Stessi.

Si riparte, ogni volta, con la pelle dei piedi un po’ indurita dalla camminata e protetta nei suoi confini ultimi. Ci si rimette, continuamente, in cammino con un motivo in più per andare avanti e più di una ragione per ricominciare: la forza della vita li comprende tutti. Come si riinizia?

Sorridendo. Sorridendo di nuovo, magari senza nemmeno accorgersene: è così che si ricomincia. Popolando la mente di cose buone da pensare al risveglio, con la stessa fame con cui la luce del giorno mangia il buio della notte: è soprattutto così che si ricomincia, ogni mattina.

Ogni volta si riprende sempre dalla fine.

Nei giorni a cavallo tra fine ed inizio d’anno, siamo alle prese con il cerimoniale del Capodanno che si ripete sempre uguale: quello dell’attesa della mezzanotte, del cielo illuminato a giorno dai fuochi d’artificio che cadono a pioggia su città in abito di gala, con la gente che va a dormire di mattina e con le strade immerse nel chiasso dell’euforia mista a eccitazione che, pian piano, va spegnendosi.

Anche i giorni successivi ripropongono schemi di pari ritualità: un calendario nuovo di zecca con la sua copertina che profuma di promesse e l’agenda illibata con le pagine color bianco latte, che sporcheremo di vita, raccontano della nuova alba che avanza.

Penso tra me e me: è di nuovo l’Inizio. E l’inizio di ogni cosa porta sempre con sé quella voglia matta di ricominciare dal primo rigo. E allora, superato il frastuono delle feste, ci si adopera per mettere ordine, fuori e dentro di sé, e ci si organizza per proiettarsi in avanti, pianificando impegni e progettando eventi, elencati per priorità.

Come il movimento che fa un elastico quando lo si tende all’indietro per guadagnarne lo slancio in avanti, allo stesso modo noi ci carichiamo per affrontare la ripresa di tutte le attività, lasciate per un attimo in stand by.

Ma per ottenere una spinta ottimale da qualsiasi corpo mobile, è opportuno testarne bene la resistenza: dev’essere così che funziona anche con la nostra capacità di azione e reazione, penso giocherellando con un elastico tra le dita.

E per capire fino a che punto ci si possa tendere per lanciarsi in avanti basta risalire il tempo, andando contro la corrente: rifare il percorso a ritroso, ritornare sui passi già fatti e ripensare alle cose che abbiamo lasciato cadere.

Ripensare soprattutto a tutte quelle che abbiamo conquistato, a tutte quelle che abbiamo fatto nostre, a tutte quelle che ormai fanno parte del nostro bagaglio di vita e che non dimenticheremo più. Perché, pur ricominciando sempre da capo, è da noi stessi che ripartiamo, tutte le volte.

E possiamo ricominciare infinite volte, tracciando, ogni volta, nuovi cammini: è così che cambiamo il finale. Perché la qualità è fatta di costanza: si comincia, s’insiste, si vince (oppure s’impara), ma poi si ricomincia.

Perché la paura di fallire si vince con il coraggio di fare, e il coraggio per fare si ottiene dall’esperienza, e l’esperienza si cumula affrontando le paure. E poi, si ricomincia.

Perché si ricomincia sempre dalla fine, e da dove non si è mai smesso: si ricomincia sempre da Sé Stessi.

Francesca Lauro, 3 gennaio 2022