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Curve e rettilinei

Curve e rettilinei
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Curve e rettilinei. Il 12 aprile scorso moriva all’età di 90 anni Stierling Moss, uno dei più grandi piloti inglesi di tutti i tempi. Leggendo qualcosa sul personaggio mi sono imbattuto in una sua frase celebre che mi ha colpito particolarmente:

“I rettilinei sono i tratti noiosi che collegano le curve”.

Mi è sembrata la metafora della vita, con il suo continuo alternarsi di momenti in cui tutto va per il verso giusto e sembra che non ci sia altro da fare che godersi l’ebbrezza della velocità, con altri in cui bisogna affrontare curve più o meno insidiose stando ben attenti a non finire fuori strada.
Nel circuito della vita rettilinei e curve si succedono gli uni alle altre, facendo si che ogni curva sia destinata a segnare l’inizio e la fine di ogni rettilineo, ne diventi l’alfa e l’omega e cosi via, fino al traguardo finale.

Ma è anche la metafora dei mercati finanziari in cui si alternano sistematicamente fasi di rapida crescita ad altre di rallentamento o, addirittura, di contrazione. Ed anche qui la storia, come la vita, ci insegna che una crisi dei mercati altro non è che una curva tra un rettilineo appena concluso ed uno nuovo, che ci si aprirà presto davanti e su cui potremo tornare a correre veloci.

Da oltre 30 anni mi occupo di consulenza finanziaria e, con il passare del tempo, trovo sempre più parallelismi con il mondo delle gare automobilistiche. Prendiamo ad esempio la massima espressione dell’automobilismo: la Formula 1.

Un team di formula 1 è un sistema molto complesso da gestire sotto l’aspetto tecnico, economico e motivazionale degli individui che lo compongono.

Cosa determina il successo di un team su tutti gli altri? La macchina migliore? Il pilota migliore? O forse disporre dei migliori meccanici?
La casa costruttrice ha un suo preciso compito: progettare e costruire la migliore macchina possibile in base alle risorse tecniche, economiche ed imprenditoriali di cui dispone. Non “la migliore”, ma “la migliore possibile”.

Gli ingegneri di pista hanno l’obiettivo di mettere la vettura nelle condizioni di esprimere il massimo della sua potenzialità, studiando una strategia di gara che preveda cosa fare e quando farlo, in base alle condizioni ambientali e del tracciato. E dovranno essere pronti a cambiarla al mutare delle condizioni esterne o interne.

I meccanici dovranno curare i particolari: una ruota avvitata male o un cambio gomme troppo lento potrebbero compromettere irrimediabilmente la gara, vanificando l’ottimo lavoro fatto dal resto della squadra.

Ed infine c’è il pilota, con il volante in mano ed i piedi sui pedali: il terminale di tutto ciò che è stato fatto prima. E’ lui che decide come affrontare una curva, se dare più o meno gas, se seguire le indicazioni dei box o fare a modo suo. La sua guida potrebbe esaltare o vanificare quanto fatto dal resto del team, portando tutti alla vittoria o, al contrario,  determinandone la sconfitta.

Un team vincente è quello che riesce a creare le giuste sinergie affinché ciascun suo componente possa dare il meglio di se nel proprio ambito cercando, al tempo stesso, di sopperire alle eventuali carenze degli altri. Nella nostra professione di Consulenti Finanziari la vittoria finale è rappresentata dalla possibilità, per i nostri clienti, di realizzare ciò per cui hanno risparmiato negli anni, mettendo le loro risorse finanziarie a disposizione della squadra (Intermediario, Consulente, Cliente) al fine di trarne la migliore performance finale possibile.

Come nel mondo delle corse, il risultato finale dipenderà da quanto ciascun componente dal team avrà apportato singolarmente, aggiungendo (o sottraendo) il suo contributo a quello degli altri. Ciascuno è responsabile e può essere valutato per l’apporto dato al risultato finale sotto forma di:

  • performance tecnica, cioè la performance che la fabbrica-prodotto (SGR, Compagnia di Assicurazione, etc..) riuscirà a realizzare progettando e gestendo i prodotti nei relativi orizzonti temporali;
  • performance commerciale, vale a dire quella che scaturisce dalla strategia di utilizzo degli stessi in relazione alle esigenze del cliente ed alle condizioni di mercato in cui si sta operando. Questo compito è demandato al Consulente Finanziario il quale dovrà costantemente tenere sotto controllo tutte le variabili sia interne (esigenze del cliente ed andamento dei prodotti in portafoglio) che esterne (mercati, tassi, fiscalità) al fine di mantenere o modificare la strategia in atto;
  • performance comportamentale cioè quella derivante dal comportamento del cliente. Le decisioni prese dal cliente possono esaltare o vanificare quanto realizzato in precedenza dagli altri due attori del processo.

Molti risparmiatori (e putroppo anche alcuni Consulenti Finanziari) commettono l’errore di concentrarsi solo sulla prima delle tre, cercando di individuare il prodotto migliore in cui investire, cullando l’illusione che questo sia sufficiente per ottenere risultati eccezionali.

Questo sarebbe corretto se la pista fosse un unico, infinito, rettilineo.

In una condizione del genere (irreale) strategia e capacità di guida sarebbero del tutto irrilevanti ed il vincitore sarebbe sempre lo stesso: quello dotato della macchina più veloce! Ma, come recitava una pubblicità di qualche anno fa “la potenza è nulla senza controllo”.

Quanti di noi, nella scelta di una nuova automobile, si interessano alle caratteristiche dell’impianto frenante o a quali siano gli spazi di arresto della vettura ad una certa velocità?

Certamente una parte infinitesimale rispetto a quelli attratti invece dai dati sulle prestazioni o sui consumi della stessa, piuttosto che dall’estetica o dalla commerciabilità futura.

Eppure i freni sono quelli che potrebbero salvarci la vita in caso di pericolo o, semplicemente, un elemento necessario da azionare in prossimità di una curva. Nel 2002 il Premio Nobel per l’economia fu assegnato a Daniel Kahneman che non era un economista, ma uno psicologo.
Egli studiò i comportamenti umani ed i processi decisionali in condizioni di incertezza dando vita alla ormai nota Finanza Comportamentale.

Qualche anno più tardi, nel 2017, fu la volta di Richard Thaler che fu insignito del Nobel  per i suoi studi  sull’Economia Comportamentale.
Non sto qui a dilungarmi su questi temi ma vi propongo una riflessione: non è un caso che si siano pubblicati innumerevoli libri ed assegnati premi Nobel per lo studio di come i risparmiatori/piloti affrontano le curve dei mercati piuttosto che per come si comportano nei rettilinei.

E di motivi per studiare questi fenomeni la storia ce ne consegna molti, tra cui uno davvero eclatante.

Nel 1977 Peter Lynch, uno dei gestori di maggior successo della storia assunse la gestione del Fidelity Magellan Fund che sotto la sua guida realizzò, nell’arco di 13 anni, una performance media annua del 29%!

Una macchina davvero eccezionale, forse la migliore in assoluto. Con una macchina così anche un risparmiatore/pilota neo-patentato avrebbe potuto ottenere risultati straordinari, direte voi.

Ma le cose non andarono proprio cosi…..

Infatti oltre la metà dei clienti ha perso soldi, distruggendo con il proprio comportamento le ottime performance tecniche realizzate del prodotto.

Perché?

E’ la solita, vecchia storia: molti, spinti dalle performance passate, investirono nei momenti di massima crescita dei mercati (e quindi del fondo) disinvestendo poi nei momenti di flessione.

La macchina era eccezionale, ma fu usata davvero male dal pilota, illuso di poter viaggiare sempre in rettilineo (guardando nello specchietto retrovisore) e di non dover mai affrontare le inevitabili curve per le quali era, evidentemente, impreparato.
E così, alla prima curva del tracciato, molti decisero di accostare, abbandonando una macchina che si dimostrerà poi essere la migliore di tutte.
Ma non ha svolto bene il suo lavoro nemmeno l’ingegnere ai box (il Consulente) che avrebbe dovuto ricordare a chi era al volante che prima o poi le curve arrivano, istruendolo sul comportamento da tenere per affrontarle ed uscirne indenne.

In queste settimane i mercati ci stanno ricordando quale sia il nostro ruolo di Consulenti Finanziari.

Se qualche cliente/pilota ha dimenticato – o non sapeva (?) – che prima o poi le curve arrivano, questo è il momento di aiutarlo a non uscire di strada, dandogli le giuste istruzioni di guida e facendogli immaginare il prossimo rettilineo alla fine della curva che stiamo tutti percorrendo.

Non arrendiamoci al fatto che qualche cliente / pilota sprovveduto sia addirittura intenzionato a scendere dalla macchina pensando di raggiungere il traguardo a piedi. Purtroppo guardando i dati di raccolta dei fondi nell’ultimo mese sembrano essere molti coloro che hanno deciso di interrompere la gara, in piena curva e sordi ai richiami di chi li incita a continuare.

Il nostro è un ruolo di rilevanza sociale, con il quale siamo chiamati a valorizzare i sacrifici di chi, dopo aver risparmiato, ci affida il compito di realizzare le cose importanti della propria vita. Con il nostro lavoro possiamo dare un concreto contributo al nostro Paese, salvaguardando il patrimonio delle famiglie che si sono affidate a noi, rendendole più resilienti alle avversità provocate dal Covid-19 e salvaguardandole anche sotto il profilo sociale.

E’ questo il momento giusto per far capire ai nostri clienti che possono fidarsi di qualcuno che ha idee chiare ed esperienza sufficiente per guidarli e supportarli quando la strada diventa difficile da percorrere.

Sir Sterling Moss aveva ragione: la vera squadra la vedi in curva, non in quei tratti noiosi chiamati rettilinei!

 

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