Economia e Logistica

L'ANALISI

Sciopero, il costo della pagliacciata pro-Pal può sfiorare il miliardo

Sanità bloccata, logistica ferma e un effetto moltiplicatore sul malessere sociale. Ecco quanto costa lo sciopero-buffonata

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Lo sciopero-pagliacciata odierno, sponsorizzato da Landini, sindacati di base e sinistra radicale (inclusa Elly Schlein), non è solo uno schiaffo alle vittime del 7 ottobre e alla giusta autodifesa di Israele dalla minaccia terroristica di Hamas, ma è un serio attentato alla produttività del Paese che sfiora l’eversione. Uno sciopero generale non è semplicemente la sospensione del lavoro per ventiquattr’ore. Si tratta di un evento che interrompe la continuità di servizi vitali, crea disagi diffusi e mette in luce tutta la fragilità del sistema economico e sociale italiano. Quando trasporti, sanità, scuole e uffici pubblici si fermano contemporaneamente, il danno non si limita ai mancati stipendi di un giorno, ma genera un effetto a catena che può spingere la perdita complessiva fino a un miliardo di euro.

Il punto chiave è che a essere colpita non è solo la produttività immediata, ma la capacità stessa del sistema di riorganizzarsi. Ogni settore bloccato produce ritardi, inefficienze e costi nascosti che si moltiplicano nel tempo, incidendo sulla competitività delle imprese e sul benessere delle famiglie.

Sanità: il cuore del problema

Il comparto sanitario rappresenta la componente più delicata e onerosa. In una sola giornata di sciopero possono saltare oltre 1,2 milioni di prestazioni, tra cui circa 15.000 interventi chirurgici e 100.000 visite specialistiche.

Il danno non è solo economico: rimandare un intervento oncologico o interrompere una terapia cronica significa peggiorare la prognosi del paziente, allungare i tempi di recupero e aumentare i costi futuri del sistema sanitario. La stima più prudente calcola in 579 milioni di euro la perdita in questo settore, che non è soltanto “monetaria”, ma anche sociale e umana.

Trasporti e logistica: l’Italia bloccata

Un’altra voce che pesa enormemente è quella dei trasporti. Se i treni merci e passeggeri si fermano, i porti non scaricano container e i pendolari restano bloccati nel traffico, l’intero sistema produttivo si inceppa.

In un’economia basata sul Just-in-Time, il ritardo di poche ore nella consegna di componenti può fermare linee produttive intere, generando penali contrattuali e perdite di ordini. Allo stesso tempo, il caos urbano e i ritardi accumulati dai lavoratori hanno un costo immediato in ore improduttive. Sommando queste voci, il danno stimato per la logistica e i trasporti arriva a 260 milioni di euro.

Scuole chiuse e PA ferma: la frizione sociale

Il blocco delle scuole obbliga milioni di genitori a restare a casa per accudire i figli, riducendo drasticamente la forza lavoro disponibile. Parallelamente, la chiusura degli uffici pubblici congela permessi, pratiche e investimenti, con un impatto che si ripercuote nel lungo periodo (sembra impossibile ma è così!) anche sull’attuazione dei progetti del Pnrr.

Non va dimenticato che anche l’università si ferma e che le manifestazioni di piazza paralizzano i centri urbani, generando ulteriori costi per la sicurezza e per la gestione dell’ordine pubblico. Il totale di queste frizioni sociali ed economiche viene stimato in circa 130 milioni di euro.

L’effetto moltiplicatore del caos

Sommando i tre grandi capitoli di spesa – sanità, trasporti e frizione sociale – si arriva a una perdita complessiva di quasi 968 milioni di euro. Ma la cifra non racconta tutto: ciò che rende davvero devastante lo sciopero generale è il suo effetto moltiplicatore.

Ogni settore fermo trascina con sé conseguenze su quelli collegati: un intervento rinviato oggi significa cure più costose domani, un camion bloccato in porto genera ritardi a catena nella produzione industriale, un ufficio chiuso frena investimenti e opportunità di crescita. In altre parole, la perdita economica non si limita al presente, ma si proietta nel futuro, acuendo il malessere sociale e la sfiducia nei confronti del sistema.

Un Paese fragile

Un giorno di sciopero generale non è soltanto una manifestazione politica: è una prova di stress per l’intero sistema Paese. Le stime indicano che la perdita sfiora il miliardo di euro, pari a circa l’8% della ricchezza prodotta quotidianamente dall’Italia.

Ma il vero costo è nella vulnerabilità che emerge: un sistema economico incapace di assorbire anche brevi interruzioni nei servizi essenziali, un tessuto sociale che paga un prezzo altissimo in termini di fiducia e benessere. Lo sciopero, insomma, non si limita a “fermare” l’Italia per un giorno: rischia di rallentarla per molto più tempo. Ed è proprio in questo che si sprigiona la carica eversiva: non essendoci “sistemi di backup” contro le disfunzioni, il disagio e il malessere che si generano diventano mezzi per indebolire l’ordine democratico.

Enrico Foscarini, 3 ottobre 2025

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