Economia e Logistica

Sotto il Vesuvio esplode la bomba delle concessioni portuali

Sulle banchine portuali ci mancava solo questa: dopo il caos ormai cronico nella scelta dei presidenti delle Autorità, ora si accendono i riflettori sugli atti e la gestione degli scali in attesa di governance "sicure"

golfo di napoli tasse
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“Ma che paura ci fa quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai”. Paolo Conte poeta e cantautore nello scrivere la sua famosissima “Genova per noi” aveva forse letto in una sfera di cristallo, perché mai come oggi le acque dei porti italiani, si muovono anche di notte e non stan ferme mai.

Tamponata, e ribadisco tamponata, una falla nella grande kermesse delle nomine, se ne aprono subito altre due, al punto da far risultare decisamente ottimistiche le dichiarazioni del neo commissario ai porti sardi, Domenico Bagalà, che nei giorni scorsi, facendo riferimento alla sua terra di origine e quindi al porto di Gioia Tauro e non a quello di elezione (quello di Cagliari di cui è commissario e che forse sarà chiamato a guidare da presidente) ha ribadito la “nuova centralità del Mediterraneo”.

Le nomine, con le tante spade di Damocle appese sulla testa di commissari e presidenti (ora per assenza dei requisiti professionali, ora per inchieste o condanne giudiziarie, e infine per conflitto di interessi anche alla luce dei riflettori accesi dall’Anac) si incrociano, da un lato, con lo scontro in atto per le elezioni regionali; dall’altro con sorprese dell’ultima ora o “polpette avvelenate” – come l’hanno definite alcuni siti web – che sono state disseminate, nel caso specifico, lungo il litorale della Campania e nei porti di Napoli e Salerno.

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Si perché proprio in zona altamente sismica, il terremoto è stato innescato da un verbale della Guardia di finanza, nel quale si sottolinea come un tributo posto in essere dalla Regione Campania nel 2013 sia rimasta lettera morta e ignorata. O meglio, se si preferisce essere più schietti, non considerata e tantomeno pagata. Da chi? Dai titolari di qualsiasi tipo di concessione demaniale lungo le coste campane, dagli stabilimenti balneari ai porti turistici, ai grandi gestori di terminal portuali.

Come ricostruito da Antonino Pane su «il Mattino», questo balzello non è propriamente una nocciolina, ma corrisponde a circa il 25% del valore del canone di affitto di aree demaniali da parte di privati. Nessuno e tantomeno la Regione Campania, anche quando non era impegnata come oggi nella difesa di poltrone per i fedelissimi della amministrazione ancora sul trono, si era accorta che nessuno aveva pagato. Misteri del mare che non si ferma mai…

Fatto sta che l’Autorità di sistema portuale (ancora presieduta dall’uscente Andrea Annunziata) è stata incaricata dalla Regione di recuperare almeno gli ultimi cinque anni di pagamenti, prima che scatti la prescrizione. Imposta quindi e imposta retroattiva alla faccia dei bilanci che ogni azienda concessionaria ha stilato sulla base del canone che lo Stato le aveva fissato e che ora dovrà portare a passivo somme molto consistenti specie se si tratta di terminals portuali.

Una patata bollente non da poco per il presidente designato Eliseo Cuccaro indicato per la presidenza dell’ADSP di Napoli e Salerno che si troverebbe ad affrontare una vera e propria rivolta dei concessionari, con l’innesco di reazioni a catena, inclusa una revisione globale delle concessioni in essere specie quelle oggetto di rinnovi annuali taciti.

Sempre secondo Antonino Pane, lungo il litorale campano si contano 2.079 concessioni. Di queste, 226 sono nel casertano, 855 nel napoletano e 998 nel salernitano, il tratto più esteso. Poco più di 500 ricadono sotto l’Adsp del Mar Tirreno centrale, mentre le altre spettano ai Comuni, tutti distrattissimi come la Regione nell’esazione dei tributi.

In un comunicato stampa dell’Autorità di sistema portuale il commissario Andrea Annunziata sottolinea: «In nome e per conto della Regione Campania che ha emanato la Legge n.5/2013 innovata con la Legge n.13/2025 l’Adsp del Mare Tirreno centrale ha richiesto ai concessionari il pagamento delle somme dovute per il periodo 2020-2025 a titolo di imposta regionale. Tale disposizione indubbiamente impatta pesantemente anche sul comparto portuale, ed è evidente che il detto tributo rischia di minare la competitività dei porti strategici della Campania rispetto agli altri porti nazionali; per questo motivo l’Adsp del mare Tirreno centrale si fa parte attiva auspicando che tale imposta negli ambiti portuali e di riferimento possa essere rivalutata sin da subito anche attraverso un’interlocuzione con organi sia statali che regionali».

Certezza, anche del diritto fa ormai nei porti rima con utopia. Mentre è approdata in Parlamento la nomina di Domenico Bagalà, indicato dalla componente leghista del governo, ma miracolosamente in tempi brevissimi tenuto a battesimo dalla presidente pentastellata della Regione Sardegna, Alessandra Todde, i riflettori si sono accesi nuovamente sui ricorsi. In Sicilia – come noto – è stata disinnescata dalla Regione la bomba, ovvero la richiesta di sospensiva della nomina di Annalisa Tardino, in qualità di commissario dell’Adsp. La decisione di merito del Tar è slittata a gennaio, ma ora in molti si chiedono cosa accadrà dal punto di vista amministrativo. In linea teorica se il ricorso dovesse venire accolto, su ogni atto e decisione assunta da qui alla sentenza, penderebbe il rischio di nullità. E questo non è un problema che riguarda solo Palermo, ma anche altri porti nei quali, come una ciliegina su una torta già mal cotta, si profila anche la nomina dei segretari generali, con le ombre lunghe di lottizzazioni che incombe anche su una carica che dovrebbe essere prettamente tecnica.

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