
L’Unione europea prepara l’ennesima stangata fiscale, questa volta sotto forma di “riforma” delle accise sul tabacco. Dietro il linguaggio tecnico e le buone intenzioni ufficiali, la mossa ha un obiettivo chiarissimo: spremere i cittadini e le filiere produttive per recuperare i soldi spesi con il Next Generation EU. Altro che “pasto gratis”: i prestiti europei si ripagano, e a farlo saremo noi.
Il cuore dell’operazione si chiama Tobacco excise duty own resource (Tedor), un prelievo aggiuntivo pari al 15% delle accise minime armonizzate sui tabacchi, da versare direttamente a Bruxelles. In pratica, una tassa nella tassa. La scusa è quella di “rafforzare le risorse comuni” e “ridurre le differenze fiscali” tra Paesi, ma la realtà è che gli Stati – e quindi i loro contribuenti – dovranno finanziare un bilancio Ue sempre più costoso.
Come se non bastasse, la Commissione propone nuovi livelli minimi obbligatori per le accise interne: 215 euro ogni mille sigarette, 258% di aumento per il tabacco da rollare e addirittura oltre il 1.000% per i sigari. Tradotto in soldoni, in Italia un pacchetto standard potrebbe costare oltre un euro in più.
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Un colpo durissimo per la filiera italiana del tabacco, che produce oltre 40mila tonnellate all’anno (circa il 30% di tutta la produzione Ue), coltivate su 11mila ettari da 1.200 aziende agricole con 25mila addetti. Un comparto già alle prese con margini ridotti e concorrenza estera, ora rischia di vedere crollare i consumi legali a vantaggio del contrabbando.
Il gettito previsto? Circa 11,2 miliardi di euro l’anno per Bruxelles, più altri 15 miliardi per i singoli Stati grazie alle nuove aliquote minime. Tutto questo mentre si chiede agli Stati di aggiornare i sistemi doganali, rivedere protocolli fiscali e uniformare le sanzioni: altri costi, altri oneri.
Ufficialmente, l’Ue presenta il Tedor come un “meccanismo trasparente” con obiettivi di salute pubblica e prevenzione. Nei fatti, è un’operazione di cassa che penalizza i produttori e limita la libertà dei consumatori, imponendo dall’alto non solo quanto dobbiamo pagare, ma anche come dobbiamo comportarci.
Ancora una volta, dietro lo slogan della “solidarietà europea”, arriva il conto. E lo paghiamo noi.
Enrico Foscarini, 12 agosto 2025
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