
Nel grande reality dell’Unione Europea, l’ultima puntata ha per protagonista un vecchio nemico: il vizio. Ma tranquilli, non quello della burocrazia inutile o del doppio standard tra Stati membri. No, quello vero, umano, troppo umano: il tabacco.
Sì, perché la Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen ha deciso che non bastavano il Green Deal, lo stop ai motori termici (dal 2035 o giù di lì, a seconda dell’umore del Parlamento), e i dazi sui pacchi. Adesso tocca al tabacco. E non solo quello tradizionale – troppo mainstream – ma anche ai nuovi prodotti, come le sigarette elettroniche, il tabacco riscaldato e persino le innocue bustine di nicotina.
Insomma: fumi? Paga. Non fumi? Paga lo stesso, ché tanto questa è solo l’ennesima tassa travestita da crociata etica.
Una “riforma” da fumo negli occhi
Nel dettaglio: +139% di accise minime sulle sigarette, +258% sul tabacco da arrotolare e +1.090% sui sigari. Sì, avete letto bene: mille e novanta per cento. Roba che nemmeno l’inflazione in Zimbabwe.
Un pacchetto da 5 euro? Potrebbe arrivare a 6,20. Quello da 7? Fino a 8,30. E no, non c’è nessuna nuova funzione, solo il gusto amaro di un portafoglio più leggero.
Le alternative? Peggio mi sento: accise anche sulle e-cig (da 0,12 a 0,36 euro/ml), sul tabacco riscaldato (fino a 155 €/kg) e sulle bustine (143 €/kg). A questo punto, l’unica cosa che non costa è respirare. Ma non è detto che non si trovi il modo di tassare anche quello, magari a seconda del contenuto di CO₂.
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La morale? È sempre quella (ma solo per gli altri)
Questa nuova ondata fiscale non è ancora ufficiale – il dossier non è all’ordine del giorno del Collegio dei Commissari – ma le carte sono sul tavolo. Del resto, Bruxelles ha bisogno di soldi: tra rimborso dei bond per il Next Generation Eu (il fondo che ha finanziato i singoli Pnrr nazionali) e nuovo bilancio Ue si cercano fonti di entrata. E le sigarette sono facili da colpire: nessuno le difenderà, a parte qualche “vizioso”.
Peccato che nel farlo, si colpisca anche chi rispetta le regole: l’Italia, ad esempio, che ha costruito un sistema fiscale efficace, ha ridotto il contrabbando ed esporta tabacco innovativo per quasi 2 miliardi l’anno. Ma perché premiare i virtuosi quando si può tassare tutti alla cieca?
La nuova etica fiscale del vizio
Quella della Commissione somiglia sempre più a una superstruttura moralista, in cui ogni libertà personale viene passata al vaglio di un’etica di Stato che però ha un solo vero obiettivo: il bilancio.
Una comunistata in salsa neoliberale, dove al posto della falce e martello ci sono le accise e i trilioni da rimborsare.
Enrico Foscarini, 19 giugno 2025