
Il piano ReArm Europe: più investimenti per la difesa comune
Ieri il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato la propria posizione su una proposta per incentivare gli investimenti nel settore della difesa all’interno del bilancio comunitario. L’iniziativa si inserisce nel più ampio piano ReArm Europe da 800 miliardi, volto a rafforzare la spesa militare e potenziare le capacità difensive dell’Ue.
Secondo Marie Bjerre, ministra danese per gli Affari europei, l’accordo rappresenta “un passo necessario per aprire i principali programmi dell’Unione a investimenti legati alla difesa, rendendo l’Europa più agile e coordinata nel rafforzare la propria base industriale e tecnologica di difesa”.
Bjerre ha inoltre sottolineato che l’obiettivo è “rafforzare la prontezza militare dell’Unione entro il 2030”, attraverso una strategia comune e una maggiore coerenza tra gli strumenti finanziari europei.
La posizione del Consiglio introduce modifiche a cinque programmi chiave dell’UE — Digital Europe, Horizon Europe, European Defence Fund, Connecting Europe Facility e STEP — per favorire investimenti più rapidi e coordinati nella Base industriale e tecnologica della difesa europea (EDTIB).
L’Europarlamento chiede una svolta: l’esercito comune
Parallelamente, a Strasburgo, il Parlamento europeo discute oggi una risoluzione che segna un cambio di rotta storico. Dopo le recenti aggressioni russe e l’incertezza sul ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza europea, anche Popolari europei (PPE) e conservatori dell’ECR hanno deciso di sostenere apertamente l’idea di una difesa comune.
La risoluzione, sostenuta da PPE, S&D, Renew, Verdi e ECR, propone la creazione di un “semestre europeo della difesa” e la nascita di “una struttura europea di comando e controllo”, con condivisione di intelligence, logistica comune e interoperabilità. Un passo che molti osservatori leggono come l’embrione di un futuro esercito europeo.
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Von der Leyen: “L’Europa è nel mezzo di una guerra ibrida”
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa, sottolineando che l’Europa si trova ormai nel mezzo di “una guerra ibrida” e che “si deve rispondere tutti insieme”.
Secondo von der Leyen, il primo passo deve essere la dotazione “urgente di una capacità strategica di risposta” attraverso “un piano paneuropeo”. Ha inoltre chiarito che il cosiddetto “muro di droni” non servirà solo a difendere il fronte orientale, ma anche a monitorare il fianco sud, fronteggiando minacce come la criminalità internazionale e le migrazioni illegali — una chiara apertura verso i Paesi del Sud Europa, in particolare l’Italia.
La prudenza di Giorgetti
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ieri in audizione sul Dpfp ha precisato che le spese per la difesa non sono «ancora parte integrante della manovra. Lo saranno nel momento in cui, una volta usciti dalla proceduta di infrazione chiederemo la deroga». Questo perché «non abbiamo intenzione di finanziare la difesa togliendo le risorse ad altre voci di spesa, tanto meno a quella sociale o roba di questo tipo». Dunque «le spese per la difesa le faremo, ma ricorrendo alla deroga che ci consente l’Europa», ha concluso il ministro. Chiaro il riferimento allo strumento Safe, messo a punto da Bruxelles, che consente di accedere a prestiti per le spese militari pagando tuttavia un tasso di interesse inferiore a quello dell’Italia, poiché l’Ue ha un rating “tripla A”. In ogni caso, il Documento programmatico di finanza pubblica non prevede cifre esorbitanti ma un cumulato di 12 miliardi di euro nel triennio 2026-2028.
Una svolta strategica per la difesa europea
Il cambio di rotta politico nasce da una constatazione condivisa: i singoli Stati membri non sono in grado di competere militarmente con la Russia senza il sostegno degli Stati Uniti. Il ReArm Europe, evoluto nel programma “Readiness 2030”, e il Quadro finanziario pluriennale hanno aumentato le risorse destinate alla difesa, ma non bastano a creare una barriera efficace.
Per questo motivo, molti leader europei ritengono inevitabile procedere verso una vera Unione europea della difesa, che potrà richiedere anche nuovo debito comune per finanziare la sicurezza del continente.
Enrico Foscarini, 9 ottobre 2025
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