Eh la Peppa, Sigfrido. Certo che devi proprio credere in te stesso. Certo che la modestia non deve essere esattamente il tuo forte. Non essere d’accordo con la decisione della Rai di sospendere le repliche (ripeto: repliche) di Report può restarti sul gozzo, ci sta. Nessuno si aspettava che stappassi champagne. Però signor Ranucci, anche meno: pensare che non vedere d’estate le repliche (ripeto: le repliche) della trasmissione d’inchiesta possa sospendere la memoria del Paese o “di fatti importanti di questo Paese” sembra un tantino esagerato. Anche per chi è abituato a costruire teoremi attaccandosi a questo o a quel dettaglio.
La mossa della Rai, comunicata ieri, lascia un po’ il tempo che trova. In fondo – come dicevamo – si tratta di banali repliche, niente che non sia stato già visto. Quindi se da una parte è in dubbio che possano in qualche modo nuocere al marchio aziendale, come sostiene viale Mazzini, dall’altra è altrettanto vero che se non potremo vedercele sopravviveremo lo stesso. Cioè, voglio dire: saranno anche interessantissime le inchieste sul Ponte Morandi, sulle stragi di Capaci e via D’Amelio (ancora?), sui crolli a scuola, sull’alta moda che esternalizza ai cinesi, sul garante della privacy, sul disastro della Nazionale, sul cantiere olimpionico di Cortina, sul cartello di Trump in Venezuela o sugli Amazon Files. Ma visto che sono già state pubblicate, chi vuole se le guarderà su RaiPlay. E il mondo procederà spedito come sempre, “memoria del Paese” inclusa.
Sapete però qual è la cosa interessante del post di Ranucci su Instagram, con cui si è lamentato della presunta censura della Rai nei suoi confronti e verso Report? Che nell’elenco delle inchiestone che il Paese proprio non può permettersi di dimenticare, ci sono quelle sugli uomini di Vannacci, sulla nomina di Beatrice Venezi, sulla gestione dei contributi al ministero della Cultura e, udite udite, il pezzo dal titolo “Fratelli coltelli: faida di Fdi in Sicilia”. Cosa manca? Manca il Pd. Manca il M5S. Manca la sinistra. E poi, scusate: ma con che faccia Ranucci fa la predica a Vannacci sui “presunti legami con la massoneria” quando lui era culo e camicia, o ristorante e amicizia, con quel Valter Lavitola, ex massone, pregiudicato, faccendiere, che di scheletri nell’armadio ne ha più di quanti non possano vantarne “gli uomini del generale?
“Come giornalista Rai sono rammaricato per i familiari delle vittime delle mancate manutenzioni delle infrastrutture dei ponti, a quelli dei magistrati e degli uomini delle scorte uccisi, ai familiari di chi è vittima della mala sanità e tutti gli altri”, conclude Ranucci. “Coltivare la memoria è una risorsa ma anche un incubo per chi la teme”. Il ruolo della vittima a prescindere, gli va dato atto, gli viene benissimo.
Giuseppe De Lorenzo, 11 luglio 2026
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