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Election day, ancora una una volta il Parlamento umiliato con i Dpcm - Seconda parte

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In primo luogo, per l’evidente strumentalità con cui la raccolta di firme è avvenuta in Parlamento alcuni mesi fa: con molti peones (non tutti, per carità) che hanno firmato più che altro con il retropensiero di allungare la legislatura rendendo più difficile e più lontano un eventuale scioglimento delle Camere. In secondo luogo, perché la pura e semplice difesa degli attuali mille seggi mi pare irrealistica, fuori dal tempo e dal mondo. Davvero qualcuno pensa di opporsi alla demagogia non con proposte di riforma serie e incisive, ma solo invocando la conservazione feticistica dell’esistente? È il modo migliore di regalare ai moribondi grillini un piccolo trionfo.

Ma le mie opinioni sul merito della questione sono irrilevanti. Ciò che conta è un punto democratico di metodo che speravo fosse ineludibile. E invece, ancora una volta, la democrazia è stata messa sotto i piedi: dopo il Parlamento umiliato con i Dpcm, abbiamo la presa in giro di una non -campagna referendaria, di una modifica costituzionale rilevantissima che avverrà senza dibattito, senza approfondimento, senza alcuna vera discussione in grado di portare l’elettorato a un sì, a un no o a un’astensione in modo davvero libero e consapevole.

Daniele Capezzone, 22 giugno 2020