Il 23 giugno scorso, ore 19:30 nel quartiere di S.Bona a Treviso: blackout. Non per “troppi climatizzatori”, come si pensava all’inizio, ma per un guasto a una cabina che alimenta più condomini.
Risultato? Senza corrente fino alle 3 di notte. Caldo soffocante. Niente aria condizionata, niente ventilatori. E il pensiero va subito agli anziani, magari soli, senza possibilità di chiedere aiuto.
Nel frattempo: il frigo che cede dopo un’ora, il freezer che resiste a fatica e il cellulare scarico. Ed è lì che ti fermi a riflettere. Questa Europa che ci vuole 100% elettrici: clima, pompe di calore, induzione, auto in carica, pagamenti solo digitali…Poi basta un blackout… e si spegne tutto.
E sono letteralmente dolori. Forse il punto non è essere “contro” qualcosa, ma capire che così siamo sempre più dipendenti da un sistema che, quando si ferma, ci lascia completamente scoperti. Forse, oltre a inseguire l’elettrico, dovremmo pensare anche a come renderlo davvero affidabile.
E già, magari valutare tutte le opzioni energetiche, senza ideologie. Perché fidarsi è bene. Ma restare al buio, con 30 gradi di notte, fa riflettere molto di più. Quindi ben vengano le centrali nucleari di seconda generazione e fanculo l’eolico.
Beppe Fantin, 25 giugno 2025
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