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I primi exit poll

Elezioni politiche 2022, i primi exit poll: Giorgia Meloni a gonfie vele

Arrivano i primi dati elettorali. Ecco chi è in vantaggio, chi arretra e chi delude

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Comincia ad entrare nel vivo la giornata di oggi, volta a rinnovare il Parlamento italiano, dopo le scorse elezioni politiche del 2018. Come già previsto da tutti i sondaggi in campagna elettorale, la coalizione di centrodestra gode di un ampio margine di vantaggio rispetto ai propri avversari politici. Ma non possono essere escluse delle sorprese nel corso di queste ore.

Nel 2018, per esempio, i sondaggisti non furono in grado di prevedere l’enorme exploit del Movimento 5 Stelle, che riuscì a conquistare l’intero Sud Italia e accaparrarsi un terzo dei voti degli aventi diritto. Allo stesso tempo, la stessa Lega di Matteo Salvini veniva data sotto Forza Italia, quando invece il voto degli elettori presentò uno scenario opposto: 17,4 per cento del Carroccio contro il 14 per cento di Silvio Berlusconi.

Arrivano i primi exit poll

Secondo i primi exit poll di Swg – in cui gli intervistatori chiedono agli elettori, all’uscita dei seggi, che cosa abbiano appena votato – è la coalizione di centrodestra ad essere la più votata, sia alla Camera che al Senato. Fratelli d’Italia è in vantaggio sul Partito Democratico di potenziali 9 punti percentuali: tra il 23 ed il 27 per cento contro la fascia dal 18 al 22 per cento di Enrico Letta. Al terzo posto, invece, troviamo i pentastellati di Giuseppe Conte tra il 13.5 ed il 17.5, seguito dalla Lega di Matteo Salvini tra il 9.5 al 13.5 per cento. Distaccati, invece, Forza Italia e Terzo Polo, entrambi tra il 6 ed il 7 per cento. ItalExit di Paragone, invece, tra il 2 ed il 3 per cento.

Trionfo della coalizione del centrodestra, che si attesta in un arco tra il 43 ed il 47 per cento, staccando la sinistra di potenziali 20 punti percentuali, che si attesta tra il 25 ed il 29 per cento. Un vero e proprio successo, stando ai primi dati elettorali.

Al di là dei primi dati elettorali, però, è doveroso ricordare come gli exit poll non offrono valori pienamente attendili. Questo non solo perché i cittadini potrebbero mentire – e quindi dichiarare un voto ad un partito, che non corrisponde a quello crocettato nell’urna – ma perché si caratterizzano proprio per la loro natura variabile. Nel 2013, per esempio, il Pd venne dato sopra il 30 per cento, ma alla fine della tornata si attestò intorno al 25. Cinque anni dopo, invece, i grillini vennero dati tra il 28 ed il 30 per cento, per chiudere in realtà al 32,68 per cento. Insomma, tutto è ancora in gioco.