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Elezioni Usa: contro i censori del web

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Stanno spesso girando, in questi giorni, degli esempi delle “stranezze” del voto americano dello scorso 3 novembre, o per meglio dire del relativo scrutinio. Anche noi dell’associazione Toc Toc non ci siamo sottratti, cercando quanto possibile di distinguere tra i fatti veri e le fake news (questo un nostro post su Instagram su questo tema).

Come potete verificare voi stessi, nell’elenco inseriamo la curva dell’andamento elettorale in due Stati, Michigan e Wisconsin, entrambi caratterizzati da un’improvvisa impennata di voti ottenuta dai Dem più o meno allo stesso punto, con Trump che stava ottenendo un discreto vantaggio con circa l’85% dei voti spogliati. Ma non è mia intenzione parlare qua delle elezioni americane in sè, visto che sono in atto delle azioni legali da parte dei Repubblicani e vedremo a cosa porteranno.

Mi vorrei soffermare piuttosto su un aspetto: l’intervento costante dei grandi detentori della verità del XXI secolo, la nuova frontiera dell’informazione (non ce ne voglia Nicola Porro…), gli autoproclamatisi “professionisti dell’informazione”, insomma i “debunkers”, italianizzato in “sbufalatori”.

Infatti, è successo a noi così come a tanti altri che hanno fatto post del genere sulle elezioni americane, che è comparso in automatico l’avviso, rigorosamente scritto in rosso quasi a mo’ di rimprovero, di questi “fact-checkers” (ovviamente indipendenti eh…) sul fatto che in particolare pubblicare il grafico di cui parlavo prima è una notizia “priva di contesto”.

Così, sono andato a leggere l’articolo in cui i “fact-checkers” spiegano questa loro tesi.
Leggendolo, mi sono reso ulteriormente conto dell’enorme arroganza di questa gente: tanto per dire, come fonti dei loro articoli utilizzano solo se stessi! Inoltre, se per dire dovesse capitare anche a voi di essere marchiati dal severo giudizio di questi poliziotti della rete di diffondere “notizie fuori contesto”, non temete: dato che essi devono contraddire a prescindere chi non si allinea alla vulgata comune dei media mainstream, questa formula vuol dire che la notizia è vera.

Infatti, ovviamente non hanno potuto dire che quel grafico è falso, e allora, come di consueto, hanno iniziato ad arrampicarsi sugli specchi: eh ma non è vero che sono finiti tutti a Biden quei voti! Eh ma il distacco tra i due candidati era ancora colmabile! Eh ma sotto la linea verticale blu di Biden c’è la linea rossa di Trump! E quest’ultima cosa è anche parzialmente vera per il Wisconsin, ma ciò non toglie che l’impennata verticale di voti “blu” sia molto più lunga di quella “rossa”, e in più di qualcuno è nato qualche legittimano sospetto per il fatto che ciò sia capitato, come dicevo prima, nello stesso momento e in due Stati che erano decisivi per la corsa alla Casa Bianca.

Inoltre, all’inizio di quest’articolo, sempre per colpevolizzare coloro che spargono fake news, campeggia la scritta in cui si dicono “preoccupati per i sempre più frequenti interventi che devono fare nel 2020”; mi trovo d’accordo nell’esprimere la stessa loro preoccupazione, ma per il motivo esattamente opposto: trovo assai preoccupante che il mondo della rete e dei social sia sempre più pieno di questi poliziotti della rete, come dicevo prima, e dei loro interventi che spesso sono del tutto a sproposito.

Un intervento simile è stato fatto dai loro gemelli italiani riguardo il video, divenuto virale, di quel tale di nome Riccardo che da Stoccolma ha mostrato prima la situazione degli ospedali, assolutamente vuoti, e poi lo scorrere della vita, assolutamente normale, da tempi pre-Covid, degli abitanti del posto: una bella botta per tutti coloro che criticano il modello svedese “basato sul principio della selezione naturale” e che elogiano invece il “modello italiano” (?) sulla gestione dell’emergenza.

Ma anche in questo caso, anzi ancor di più, i nostri eroi si sono dilettati nella disciplina sportiva che più amano, la rampicata sugli specchi: infatti, pur ammettendo che il video è effettivamente stato girato in queste settimane, questi hanno estrapolato una frase di pochi secondi detta da colui che stava registrando (“in Svezia non ci sono morti”, il che non è vero, ma è comunque un dato di fatto che essi sono molti meno che in Italia nonostante le misure anti-contagio assolutamente antitetiche), per nascondere tutto il resto, tutto il reale contenuto del video che è costituito, se permettete, non da quella frase bensì dal mostrare la condizione assolutamente normale di vita condotta dagli Svedesi, e quindi derubricare il tutto col marchio infernale di fake news.