Ci risiamo. Come spesso accade da qualche mese a questa parte, ancora una volta il Partito Democratico si riscopre succube del massimalismo estremo di Francesca Albanese. Alla totale incapacità palesata a più riprese dai dem di prendere le distanze da certe maldestre uscite a vuoto che hanno caratterizzato la recente narrazione della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, si somma adesso, infatti, anche il cocente imbarazzo manifestato da alcune importanti componenti del partito di Elly Schlein.
A cominciare dalla folta pattuglia di amministratori locali frettolosamente accodatisi al prematuro processo di beatificazione in vita della relatrice Onu. Dopo una prima fase di incontenibile eccitazione che li aveva indotti a prostrarsi letteralmente ai piedi della Albanese, proponendole premi, cittadinanze facili e onorificenze varie, pare ora essere subentrato un fisiologico periodo refrattario che sta scatenando nei dem bruschi e amari risvegli. La folgorante eccitazione della prima ora sembrerebbe, in molteplici casi, aver lasciato posto al disagio e alla negazione. Molti di coloro che fino a ieri erano intenti ad adularla, oggi palesano turbamento o persino fastidio all’idea di poter essere associati al nome, alle idee e alle prese di posizione di Francesca Albanese. D’altra parte, poi, resiste stoicamente una densa brigata composta da perversi masochisti e fedeli adulatori che con un imperturbabile senso di canina fedeltà continua ad inseguire stati d’animo e umori della nota giurista. Questo è il periglioso sommovimento che scuote le viscere di un Pd completamente dilaniato dell’ennesima lotta intestina, questa volta avente ad oggetto la postura da assumere al cospetto della Albanese. Sempre più spesso, infatti, le discutibili opinioni espresse dalla relatrice delle Nazioni Unite contribuiscono a seminare caos e spaccature all’interno della variegata galassia dem. Prova ne sono, ad esempio, le innumerevoli prese di posizione di alcuni tra i principali amministratori locali del Pd in merito all’eventualità di concedere il riconoscimento della cittadinanza onoraria alla giurista.
Così, mentre a Firenze si dichiara la non sussistenza delle condizioni necessarie per conferire l’onorificenza alla relatrice Onu, a Bologna il sindaco Lepore si oppone all’eventualità di una revoca della cittadinanza già concessa, attirando a sé le ire del compagno di partito e deputato Andrea De Maria, e dell’ex sindaco Virginio Merola, entrambi critici nei confronti della Albanese. Nel frattempo, a Torino, il sindaco dem Lo Russo, che recentemente era riuscito a disinnescare una proposta di riconoscimento della cittadinanza onoraria avanzata dai Cinque Stelle, attacca frontalmente la giurista dopo le scellerate esternazioni seguite al violento attacco dei ProPal alla sede del quotidiano La Stampa. E mentre a Napoli il sindaco Gaetano Manfredi ha ritenuto opportuno compiere un’ulteriore valutazione dopo l’approvazione, da parte del consiglio comunale partenopeo, della mozione che prevedeva il riconoscimento della cittadinanza onoraria alla Albanese, in quel di Bari, il primo cittadino Vito Leccese, dopo la gentil concessione delle chiavi della città, continua ostinatamente a coccolare più o meno esplicitamente la relatrice Onu. Insomma, il Pd si conferma per l’ennesima volta un’autentica polveriera impazzita, in balia degli eventi, delle correnti e adesso anche degli istinti di Francesca Albanese.
Salvatore Di Bartolo, 6 dicembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


