Emergenza islamisti: Macron convoca il Consiglio di Difesa

Il presidente francese chiede nuove proposte per fronteggiare il pericolo di un islamismo "dal basso"

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macron fratelli musulmani

Finalmente la Francia si è accorta del pericolo islamico. Emmanuel Macron ha convocato per oggi un nuovo Consiglio di difesa all’Eliseo per affrontare il problema delle infiltrazioni dei Fratelli Musulmani nelle strutture francesi. Un vertice che segue quello di fine maggio, ritenuto insoddisfacente dal presidente francese dopo la fuga di notizie sui media di un rapporto sulla presenza sempre più capillare di questo gruppo nel paese.

Secondo quanto riportato da Le Figaro, la riunione si è tenuta in mattinata e ha visto protagonisti il ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, la sua collega dell’Educazione nazionale, Elisabeth Borne, e quella dello Sport, Marie Barsacq. Dopo la prima riunione, l’Eliseo aveva reso noto: “Tenuto conto dell’importanza del tema e della gravità dei fatti appurati, il presidente ha chiesto al governo di formulare nuove proposte“. Dal rapporto commissionato emergeva una “minaccia per la coesione nazionale” con lo sviluppo di un islamismo “dal basso” da parte del movimento dei Fratelli Musulmani.

Sotto la pressione dei Repubblicani del Rassemblement National (RN), che lo accusano di mostrare debolezza di fronte all’islamismo e all’Algeria – nonostante il presidente Tebboune non abbia graziato lo scrittore franco-algerino Boualem Sansal, condannato in appello a cinque anni di carcere nonostante la situazione di stallo instaurata da Parigi – Macron intende, con la convocazione di questo consiglio di difesa, dimostrare di non rimanere inattivo nella lotta contro l’emergenza islamista. È, sempre secondo Le Figaro, anche un modo per riprendere il controllo di una questione interna, nel tentativo di far dimenticare le battute d’arresto della sua strategia diplomatica con l’Algeria dal 2017.

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Un recente rapporto dei servizi segreti francesi aveva analizzato le attività dei Fratelli Musulmani – gruppo nato in Egitto nel 1928 -sul territorio nazionale, definendole potenzialmente problematiche per la coesione sociale. Il documento, presentato al ministero dell’Interno, sottolineava una presunta strategia di proselitismo e un processo graduale di insediamento in alcune comunità, con il rischio – secondo gli autori – di favorire la diffusione di norme ispirate alla sharia.

Il contenuto del rapporto aveva riacceso il dibattito sull’islam politico in Francia. Il documento attribuiva ai Fratelli Musulmani una strategia “dal basso”, descritta come lenta e discreta, volta a influenzare la società attraverso una comunicazione ritenuta ambigua. È stata citata anche la Federazione dei Musulmani di Francia, indicata nel rapporto come un punto di riferimento per il movimento sul territorio francese. L’organizzazione ha sempre respinto le accuse, definendole infondate e ha negato qualsiasi legame con progetti politici stranieri o strategie di infiltrazione.

Anche il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm) aveva criticato le conclusioni del documento, parlando di una “confusione dannosa” per la comunità musulmana. Da parte politica, le reazioni sono state radicali: il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon ha denunciato un clima crescente di islamofobia, mentre Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, ha chiesto l’interdizione del movimento dei Fratelli Musulmani in Francia e una revisione dell’accordo fiscale con il Qatar, ritenuto uno dei principali finanziatori. Ricordiamo che il movimento è stato vietato in diversi Paesi, tra cui l’Arabia Saudita e recentemente la Giordania.

Franco Lodige, 7 luglio 2025

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